Il Paese lacerato. Siria, la Croce Rossa entra a Madaya


Anna Maria Brogi lunedì 11 gennaio 2016
Convogli di cibo e medicine. Dalla cittadina sunnita assediata arrivano notizie contraddittorie. Presenti solo giornalisti russi e pro-regime che accusano i media occidentali di fare da altoparlante alla propaganda dei ribelli. Aiuti anche in 2 cittadine sciite. (A.M.Brogi) (nella foto, l'arrivo degli aiuti nel tweet della Bbc)
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Gli aiuti sono finalmente arrivati a Madaya, la cittadina siriana da cui sono state diffuse le immagini di ragazzini scheletrici che hanno fatto indignare il mondo. Medicinali e kit sanitari, ma soprattutto cibo bastante a 40mila persone per un mese. Lo annunciano la Croce Rossa e l'Onu e lo mostrano video twittati da giornalisti sul posto. Si vedono anche centinaia di donne e bambini ammassati alle porte della città, in attesa di partire per luoghi più sicuri. Ammesso che in Siria ne esistano. Il caso delle foto. Ma sono vere o false (come alcuni sostengono) le foto scioccanti da Madaya assediata dai governativi di Bashar al-Assad e dai miliziani sciiti di Hezbollah? Qualcuno ha parlato di una nuova Auschwitz. Eppure non c'è un giornalista occidentale sul posto e la ventina di reporter presenti all'arrivo del convoglio della Croce Rossa (e che descrivono una situazione molto meno tragica) sono siriani filo regime, russi e iraniani. Per quanto nei loro tweet si proclamino indipendenti, restano perplessità sui loro doveri di lealtà ai rispettivi governi, tutti pro Assad.
Chi ha lanciato l'allarme. L'allarme per Madaya era stato lanciato dall'Osservatorio siriano per i diritti umani, espressione dei ribelli al regime, con sede a Londra. Il direttore dell'Osservatorio di fatto opera da solo, tramite sito web, rilanciando le informazioni che gli arrivano direttamente dalle fonti in territorio siriano. In questo caso, a lanciare il grido "Madaya sta morendo di fame, i bambini mangiano foglie" era stata l'organizzazione Syrian Revolution Network che sulla sua pagina Facebook pubblicava il 5 gennaio quelle immagini scioccanti che hanno fatto il giro del mondo. Ragazzini ridotti a scheletri, bambini denutriti, anziani morenti. Una di queste (l'unica pubblicata da Avvenire) è stata rilanciata come "verificata" dall'Ansa che cita l'agenzia Ap. «Immagini già viste». Stando però a quanto affermano diversi utenti Twitter, si tratterebbe di immagini già viste sui media nei mesi scorsi, sempre provenienti dalla Siria. Foto autentiche, certo, ma non attribuibili alla situazione a Madaya. Alcune risalirebbero addirittura al gennaio 2014 e sarebbero state scattate nel campo palestinese di Yarmuk, alle porte di Damasco, dove allora si consumò il dramma della morte per fame.
Msf: 9 morti per fame. Non tutto falso, certo. Prova ne sia l'invio degli aiuti da parte della Croce Rossa (un precedente invio era stato consegnato il 18 ottobre scorso). E la denuncia di Medici Senza Frontiere, sempre su Twitter, il 10 gennaio, della morte per fame di 5 persone (un bambino di 9 anni e quattro uomini sopra i 45) e della malnutrizione grave di altre 200 persone. La guerra delle opposte propagande. L'emergenza esiste. Ma è stata probabilmente utilizzata in una guerra di propaganda che mira a fare terra bruciata attorno all'avversario. È nell'interesse degli antigovernativi additare, davanti al mondo, Assad come colui che letteralmente affama il suo popolo. D'altra parte, i tweet della stampa di regime e alleata (a partire da quelli dell'agenzia iraniana Fars) accusano i "terroristi" (guai a chiamarli "ribelli") di tenere in ostaggio la popolazione finendo per causarne la morte per inedia. Riso a 250 dollari al chilo. A questo va aggiunto il mercato nero, presente in ogni guerra. Pochi si accaparrano il cibo disponibile, riuscendo spesso ad allungare le mani sugli aiuti internazionali, e lo rivendono a carissimo prezzo. A Madaya si parla di 250 dollari per un chilo di riso. Non tutti li hanno. Lo scacchiere e le pedine. In questo quadro, le popolazioni assediate diventano pedine sullo scacchiere di un conflitto interno che si combatte anche all'estero, su media e i social network, e che vede coinvolti attori stranieri di prim'ordine, a partire da Teheran e Mosca. In quest'ottica di mosse scacchistiche, un accordo tra Croce Rossa e Damasco ha decretato che in contemporanea ai convogli che entravano a Madaya, cittadina a maggioranza sunnita vicino al confine con il Libano, aiuti simili entrassero in due villaggi sciiti 250 chilometri più a nord, Fuaa e Kafraya nella provincia di Idlib, assediati dai ribelli sunniti. Si tratta, nelle tre cittadine, di dare sollievo a qualche decina di migliaia di civili sotto assedio. Secondo stime Onu, in Siria sono almeno 400.000 i civili che sopravvivono in zone assediate.
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