mercoledì 4 ottobre 2017
La Camera Usa mette al bando gli aborti dopo le venti settimane
Manifestazione pro-life (Ansa)

Manifestazione pro-life (Ansa)

La Camera Usa ha approvato ieri un disegno di legge che mette al bando gli aborti dopo le 20 settimane di gravidanza, con eccezioni per i casi in cui la vita della madre è a rischio e di stupro o incesto. Il testo è simile ad altri che il Congresso non è riuscito ad approvare nel 2013 e nel 2015, ma questa volta gode del sostegno della Casa Bianca. In campagna elettorale, Donald Trump si era impegnato a «promulgare una legge che protegga i bambini non nati, proibendo gli aborti tardivi a livello nazionale».

E questa settimana la Casa Bianca ha fatto sapere che «l’Amministrazione sostiene fortemente il disegno di legge per la protezione infantile e applaude la Camera dei Rappresentanti per i suoi sforzi pro-vita». Alcuni dei più stretti consiglieri del presidente Usa sono schierati nel campo della difesa della vita, compreso il vicepresidente Mike Pence. Inoltre il giudice Neil Gorsuch, insediatosi da poco alla Corte Suprema degli Stati Uniti, è pro-life. La legge è stata proposta dal leader della maggioranza alla Camera, Kevin McCarthy, che l’ha definita «un obbligo».

«Proteggerà i bambini non nati che, come la scienza ha dimostrato, possono sentire il dolore, e darà loro la possibilità di crescere e vivere una vita piena», ha dichiarato. La legge passa ora al Senato dove l’approvazione potrebbe essere più difficile e lunga. Il numero due della maggioranza repubblicana al Senato, John Cornyn, ha già detto che l’esame del testo «non è una priorità a breve termine». Una misura simile è però già stata adottata in diversi Stati, dove alcune organizzazioni, come la rete di cliniche abortiste Planned parenthood, l’hanno dichiarata incostituzionale, sfidandola in tribunale. L’aborto negli Stati Uniti è legale a livello federale dal 1973, ma i singoli Stati hanno il diritto di proibirlo a partire al momento in cui il feto può sopravvivere fuori dall’utero.

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