mercoledì 14 febbraio 2024
Netanyahu ritira la delegazione dei negoziatori, esplode la rabbia dei parenti degli ostaggi: questa è una condanna a morte.Si riaccende il fronte del Libano: Hezbollah attacca una base militare
Il presidente egiziano Adel Fattah al-Sisi accoglie al Cairo il collega turco Recep Tayyip Erdogan: da dodici anni il leader di Ankara non tornava in Egitto

Il presidente egiziano Adel Fattah al-Sisi accoglie al Cairo il collega turco Recep Tayyip Erdogan: da dodici anni il leader di Ankara non tornava in Egitto - Ansa

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«Israele non ha ricevuto al Cairo nessuna nuova proposta di Hamas sulla liberazione degli ostaggi». Se il premier Benjamin Netanyahu ha scelto la linea dura, il comunicato lapidario con cui liquida i negoziati del Cairo non lascia pensare che stia per cambiare idea. «Israele non cederà alle richieste deliranti di Hamas» e solo «un cambiamento nelle posizioni di Hamas permetterà ai negoziati di avanzare». Lo stesso premier ha poi ribadito che Israele non rinuncerà a «un’azione potente a Rafah dopo aver permesso alla popolazione civile di lasciare le zone di battaglia». La delegazione israeliana è ripartita dal Cairo, ma stando a quanto scrive Haaretz aveva solo il mandato di ascoltare. Per il Forum delle famiglie degli ostaggi, che si è detto «sorpreso» della decisione di non negoziare, «sembra che qualcuno nel gabinetto di guerra abbia deciso di sacrificarli».

Ripartiti il capo della Cia e i vertici del Mossad e dello Shin Bet, nonché il consigliere di Netanyahu, al Cairo restano l’intelligence egiziana e la delegazione del Qatar a confrontarsi con i rappresentanti di Hamas. Si tratta su sei settimane di tregua e lo scambio di un centinaio di ostaggi (32 sarebbero morti) con palestinesi in cella in Israele. Uno dei nodi più difficili da sciogliere sarebbe quello sul numero dei detenuti da scarcerare per ogni ostaggio. Nella pausa di fine novembre il rapporto era stato uno a tre, in seguito la richiesta di Hamas si è alzata. Un appello al gruppo affinché completi «rapidamente» l’accordo, per evitare l’attacco a Rafah, è arrivato dal presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen, preoccupato di «risparmiare al nostro popolo il flagello di un’altra catastrofe non meno pericolosa della Nakba del 1948». Un funzionario egiziano ha detto al New York Times che il tenore dei colloqui è «positivo» e che andranno avanti fino a venerdì.

L'evacuazione di un ferito da Safet per i razzi lanciati da Hezbollah libanese

L'evacuazione di un ferito da Safet per i razzi lanciati da Hezbollah libanese - Reuters

In Egitto è volato anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan che ha avuto uno storico incontro con il presidente Abdel Fattah al-Sisi: una visita di Stato tra i leader dei due Paesi non accadeva da dodici anni. Erdogan ha assicurato ad al-Sisi che la Turchia è pronta a collaborare per ricostruire Gaza. Nella Striscia prosegue l’offensiva su Khan Yunis, dove l’esercito ha scoperto depositi di armi e tunnel. Per il quotidiano Haaretz l’operazione richiederà ancora qualche settimana, mentre si prepara l’assalto a Rafah considerata l’ultima roccaforte dei terroristi ma gremita di un milione e mezzo di civili la cui evacuazione annunciata da Israele sta suscitando proteste e allarmi internazionali. Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto a Netanyahu che la conta dei morti è «intollelrabile» e che le operazioni «devono cessare». Per il ministero di Hamas sarebbero 103 i palestinesi uccisi in una giornata, il numero complessivo sarebbe salito a 28.576. Haaretz scrive anche che Israele ha approvato per Gaza l’uso di Starlink, il sistema di satelliti per la comunicazione di proprietà di Elon Musk.

Il leader di Hezbollah libanese, Sayyed Nasrallah, parla ai suoi sostenitori da uno schermo ieri a Beirut

Il leader di Hezbollah libanese, Sayyed Nasrallah, parla ai suoi sostenitori da uno schermo ieri a Beirut - Reuters

Anche il fronte nord di Israele, quello con gli Hezbollah del Libano, rischia di infiammarsi. Dopo che una soldata è stata uccisa, e altri otto militari feriti, dai razzi lanciati dai miliziani alleati di Hamas contro una base militare vicino a Safed, è scattata la rappresaglia con almeno dieci raid aerei che avrebbero ucciso una donna e i suoi due figli a Souaneh e un quarto civile a Adchit, ferendo otto persone. L’esercito riferisce che sono stati centrati compound militari, centri di controllo operativi, strutture terroristiche e «molti obiettivi appartenenti alle Forze Redwan», le unità speciali di Hezbollah. «Abbiamo vissuto un evento difficile e risponderemo subito con forza. Il governo libanese è responsabile» accusa il ministro del Gabinetto di guerra, il centrista Benny Gantz considerato fra i più moderati. E il ministro della Sicurezza, Itamar Ben Gvir: «Questi non sono attacchi intermittenti, è guerra». Dall'inizio del conflitto nella Striscia di Gaza, dopo i massacri del 7 ottobre che fecero 1.200 vittime nel sud di Israele, non sono mai cessati gli scambi di colpi tra la “resistenza islamica” degli Hezbollah libanesi, alleati di Hamas e filo iraniani, e l'esercito. Per questo decine di migliaia di persone hanno dovuto evacuare l'estremo nord di Israele, considerato a rischio. In risposta, l'artiglieria ha colpito stamani le città libanesi di Marwahin e Tayr Harfa. Più volte il ministro della Difesa dello Stato ebraico, Yoav Gallant, ha evocato l'apertura di un massiccio fronte di guerra anche contro il Libano se il governo di Beirut non riuscirà a contenere la minaccia del movimento armato.

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