giovedì 12 agosto 2010
Dopo un faraonico restauro (50 milioni di euro) riapre i battenti uno degli alberghi coinvolti nell'attacco terroristico di Mumbai, compiuto da estremisti islamici, in cui persero la vita 166 persone.
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L'hotel Taj Mahal Palace, storica icona di Mumbai che si affaccia sul Mar Arabico, riapre i battenti a oltre venti mesi dall'attacco terroristico in cui persero la vita 166 persone. Il leggendario albergo, gioiello della famiglia industriale dei Tata, sarà riaperto al pubblico dal 15 agosto, in occasione della Giornata dell'Indipendenza dell'India. Il mega restauro è costato una vera fortuna, 1,8 miliardi di rupie, ovvero circa 50 milioni di euro, solo in parte rimborsati dall'assicurazione.Oltre a dare nuovo lustro alla facciata neogotica, i lavori hanno riportato all'originario splendore i saloni, le cupole con i candelabri belgi e le lussuose suite ricche di opere d'arte e di mobili di antiquariato. «Quattro studi internazionali di architettura e design hanno lavorato giorno e notte per rifare l'intera struttura mattone dopo mattone», scrive l'agenzia Pti. Particolare attenzione è stata dedicata alla sicurezza con l'introduzione di un nuovo sistema di telecamere a circuito chiuso e con un cordone di protezione esterno che impedisce alle auto di parcheggiare.L'ala più antica dell'hotel era stata devastata dal tragico assalto compiuto da quattro militanti integralisti islamici che per oltre 60 ore si asserragliarono negli ultimi piani dell'hotel dopo aver ucciso in diversi luoghi della metropoli 166 persone, tra cui l'italiano Antonio Di Lorenzo. L'Oberoi di Narimar Point, l'altro albergo a cinque stelle assaltato dal commando di terroristi arrivati via mare, era stato riaperto lo scorso aprile.Tra i testimoni di quei drammatici giorni, dal 26 al 29 novembre del 2008 c'era anche Erica Di Giovancarlo, responsabile dell'Ice di New Delhi, che si trovava al ristorante panoramico Souk, all'ultimo piano della torre adiacente allo storico palazzo. «Ogni volta che ripenso a quanto ho vissuto a Mumbai mi dico che quel giorno non era ancora giunta la mia ora», aveva detto in occasione del primo anniversario dell'assalto che rischiò di provocare una nuova guerra tra India e Pakistan.
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