mercoledì 9 gennaio 2019
«Il ventottenne non ha diritto all’asilo». Ma pastore e comunità luterani di Solingen rifiutano di consegnarlo alle autorità. L'accoglienza è comunque in calo
Nei porimi 9 mesi del 2018 solo novantamila persone hanno richiesto asilo in Gemania, contro un'accoglienza fiissata dal governo a 220mila (Epa)

Nei porimi 9 mesi del 2018 solo novantamila persone hanno richiesto asilo in Gemania, contro un'accoglienza fiissata dal governo a 220mila (Epa)

COMMENTA E CONDIVIDI

Il ministro Learch ha invocato la normativa che consente alle Chiese di accogliere migranti e rifugiati per 18 mesi Ma adesso il governo di coalizione forza i tempi: ha disposto l’eventuale rimpatrio entro sei mesi Berlino «Semplicemente non abbiamo lasciato entrare gli agenti». Christian Lerch è il pastore della chiesa luterana di Solingen, cittadina alle porte di Düsseldorf, nel Land del Nord-Reno Westfalia. Lunedì mattina, con l’aiuto di altre 200 persone, riunitesi all’interno della chiesa evangelica, ha impedito agli agenti di polizia di prelevare un 28enne iraniano, ospite da più di un anno nelle strutture religiose. Sul ragazzo, dall’inizio del 2019, pende un procedimento di espulsione perché l’ufficio d’immigrazione (Bamf) ha accertato che non ha diritto a ricevere asilo in Germania. Di diversa opinione il ministro Lerch e la gran parte della comunità evangelica di Solingen che non intendono consegnare l’uomo alle autorità tedesche. La vicenda per ora ha avuto poco risalto sui media tedeschi ma potrebbe riaprire in Germania la discussione – etica e ma anche politica – sulla validità dell’asilo ecclesiastico, il Kirchenasyl. In vigore in Germania da più di 30 anni, tale istituto consente alle diocesi cattoliche e alle circoscrizioni evangeliche del Paese di accogliere temporaneamente migranti e rifugiati. Prima il Kirchenasyl poteva durare anni. Ora, in base agli ultimi accordi tra il governo tedesco e Chiese, la durata è stata ridotta ad un massimo di 18 mesi.

Entro questo lasso di tempo, le strutture religiose devono comunicare all’ufficio d’immigrazione di competenza chi sono gli stranieri ospitati e da quanto tempo soggiornano nelle loro strutture. Poi spetta ai primi stabilire se i rifugiati accolti dalle Chiese abbiano diritto o meno ad ottenere asilo in Germania. Ma ora molti rifugiati, come il 28enne iraniano, rischiano l’espulsione. Il governo di Grande coalizione ha approvato nuove norme molto più restrittive per la concessione del diritto d’asilo. Dopo l’ondata di rifugiati di fine 2015 – quando la cancelliera Angela Merkel decise di aprire i confini a un milione di rifugiati provenienti soprattutto dalla Siria –, l’ala conservatrice del suo partito e soprattutto gli alleati della Csu hanno preteso un giro di vite sull’immigrazione. L’esecutivo ha introdotto una quota annua di 220mila persone per i richiedenti asilo ma anche procedure più celeri per esaminare le domandedei rifugiati, che non devono superare i sei mesi. Un lasso di tempo decisamente inferiore all’asilo ecclesiastico, di 18 mesi. Si rischia quindi uno spiacevole confronto sul tema tra Chiese e Stato tedesco. I media tedeschi di recente si sono occupati del tema sottolineando la vicenda della chiesa evangelica dell’Aja in Olanda dove si prega ininterrottamente per evitare l’espulsione di una famiglia armena. Il caso di Solingen in Germania è simile perché anche lì molti fedeli a turno si raccolgono in orazione nel tempio per evitare alla polizia di prelevare il giovane iraniano.

Secondo una recente inchiesta del quotidiano liberalconservatore Die Welt, in tutta la Germania ci sarebbero più di 800 rifugiati che vivono in strutture cattoliche ed evangeliche del Paese. Molti di loro, in base alle nuove norme sul diritto d’asilo e in base agli accordi previsti dal trattato di Dublino, dovrebbero essere espulsi.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: