lunedì 15 luglio 2019
Prima è toccato a cliniche e ospedali. Ora il regime vuole nazionalizzare gli istituti della Chiesa che hanno già ricevuto visite intimidatorie dei militari. A rischio 150 strutture in 4 diocesi
La scuola alberghiera di Massaua gestita dai frati minori cappuccini

La scuola alberghiera di Massaua gestita dai frati minori cappuccini

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Dopo cliniche e ambulatori della Chiesa cattolica, il regime eritreo vuole nazionalizzare le scuole. Nel mirino oltre 100 materne e 50 istituti, dalle elementari e medie alle superiori, delle quattro diocesi. Alcune hanno già ricevuto visite intimidatorie dei militari che hanno preteso la consegna dei registri degli alunni e, davanti al no dei responsabili, hanno “consigliato” di non accettare iscrizioni per il prossimo anno perché sarebbe scattata la nazionalizzazione.
L’attacco alla Chiesa cattolica del dittatore Isaias Afewerki è iniziato il 12 giugno scorso, quando i soldati mandati dalla giunta dell’Asmara si sono presentati nelle strutture sanitarie ecclesiastiche chiedendo le chiavi e, di fronte al rifiuto dei responsabili, hanno buttato fuori con la forza il personale laico e religioso che opponeva resistenza passiva. La motivazione ufficiale è l’applicazione di una legge del 1995 che pone sotto controllo statale le attività sociali, sanitarie ed educative.

L'istituto è frequentato da centinaia di ragazzi

L'istituto è frequentato da centinaia di ragazzi


«Ma la Chiesa cattolica in Eritrea ha sempre collaborato con le istituzioni. Nel caso della sanità, la qualità delle nostre strutture era considerata dal governo eccellente – ha dichiarato all’agenzia “Fides” don Mosè Zerai dell’eparchia di Asmara –. I nostri ospedali curavano 200mila persone all’anno, il 6 per cento della popolazione». Oggi nelle zone rurali è emergenza. La serrata è, in realtà, una ritorsione politica alla lettera pastorale di Pasqua in cui i 4 presuli chiedevano riforme dopo la pace con l’Etiopia del 9 luglio 2018 e l’avvio di una fase di riconciliazione e democratizzazione.

La Chiesa cattolica, pur minoritaria e perseguitata, è l’unica realtà indipendente del Paese, anche se dal 2001 non può stampare giornali. Il regime, con la scusa della laicità, mira a garantirle solo la libertà di culto e alza il tiro. Le materne ad esempio si trovano nei conventi, chiuderle vorrebbe dire sfrattare le suore. Le rette delle scuole cattoliche vengono pagate con adozioni a distanza internazionali, quindi la nazionalizzazione isolerebbe ancor più la popolazione in un Paese rimasto fermo a 30 anni fa. Senza contare che queste scuole sono un’eccellenza. Come ad esempio la grande scuola alberghiera dei padri cappuccini a Massaua, strategica in un Paese che vuole sviluppare il turismo. Ma l’obiettivo principale – l’ossessione – pare sia il controllo del clero cattolico come avviene con quello ortodosso.
L’amministrazione economica della Chiesa ortodossa è soggiogata dal partito unico al potere, che requisisce le offerte raccolte pagando un salario ai preti. Chi si ribella va in galera. Cinque monaci ortodossi ultrasettantenni sono stati arrestati di recente e il patriarca di Asmara è ai domiciliari da 14 anni. Nonostante la pace nulla cambia, l’unica novità è l’insofferenza della popolazione per l’immobilismo del regime.

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