sabato 8 dicembre 2018
Con soli 35 voti di vantaggio, Annegret Kramp Karrenbauer ha battuto al ballottaggio Merz Europeista convinta, ha esortato il partito ad avere «coraggio» Standing ovation per il discorso di addio
Dopo 18 anni, la cancelliera Angela Merkel lascia la guida della Cdu tedesca e consegna la sua eredità ad Annegret Kramp-Karrenbauer (alla sua destra) / Ansa

Dopo 18 anni, la cancelliera Angela Merkel lascia la guida della Cdu tedesca e consegna la sua eredità ad Annegret Kramp-Karrenbauer (alla sua destra) / Ansa

Tutto cambia perché nulla cambi. C’è una verità molto italiana che emerge alla fine della struggente battaglia di Amburgo, quella che ha consegnato alla storia diciotto anni di regno di Angela Merkel ai vertici della Cdu e che si è conclusa con la vittoria della sua fedelissima, Annegret Kramp-Karrenbauer, l’«AKK» che con uno scarto di appena 35 voti su 1.001 votanti si è aggiudicata il diritto di preservare l’eredità di Frau Merkel.

A lasciarle strada al ballottaggio è stato Friedrich Merz, il candidato che rappresentava l’ala dura del liberismo economico dei cristiano-democratici e che puntava sulla discontinuità dal sentiero tracciato in questi anni dalla cancelliera, un modo per provare anche a recuperare i voti ceduti all’ultradestra della Afd. Prima di lui si era dovuto arrendere anche il ministro della Salute Jen Spahn, 38 anni, la cui distanza dalla politica sui rifugiati di Merkel è nota e di lunga data e che proponeva una restrizione del diritto d’asilo. Al primo turno si è fermato a 157 voti, contro i 450 di AKK e i 392 di Merz.

Al ballottaggio per la presidenza, 517 voti per Akk e 482 per Merz. Gioco, partita, incontro. «Kramp-KarrenPOWER », ha subito titolato il tabloid Bild, secondo cui Karrenbauer è riuscita con il suo discorso a conquistare l’anima del partito con continui riferimenti alla «forza» e al «coraggio».

La Cdu è «l’ultimo unicorno in Europa, perché è l’unico grande partito popolare in Europa » e «voglio che resti così», ha esortato AKK, toccando temi quali la digitalizzazione, l’istruzione, le infrastrutture, l’economia, le questioni sociali. Cinquantasei anni, europeista convinta, ha ricordato di essere entrata nel partito da giovane perché conquistata dal coraggio che dimostrava contro il pessimismo dell’epoca. E ha sottolineato che oggi serve lo stesso coraggio.

La Cdu, ha evidenziato, dovrebbe «trarre forza dal fatto che siamo migliori grazie alle nostre idee». E ancora ha rivendicato: «Mi hanno chiamato “mini-Merkel”. Ma sono madre di tre figli e so bene cosa si deve affrontare per coniugare lavoro e famiglia». Con la cancelliera condivide il vantaggio di essere stata spesso sottovalutata in passato. Ma da ieri nessuno farà più quest’errore. A 38 anni era già la prima ministra dell’Interno donna della Germania intera, nel suo Saarland.

Nel 2012 fu lei a far saltare la coalizione «Giamaica» nel più picco- lo Land tedesco, cacciando i liberali e scatenando, quella volta, la furia proprio di Merkel. Ma il rapporto tra le due si è rapidamente rinsaldato. E lottando insieme hanno assestato ieri un colpo al presidente del Bundestag Wolfgang Schäuble, critico verso la cancelliera e sostenitore di Merz. Lungo e intenso il discorso d’addio di Merkel al partito, che non ha potuto trattenere le lacrime: «Io resto cancelliera » fino al 2021, ha sottolineato quella che è ancora considerata la donna più potente del mondo. Ha ricordato tutti questi ultimi 18 anni, «con i suoi alti e i suoi bassi», in primis la crisi dei migranti.

E il suo famoso «centro malleabile», un messaggio che consegna con determinazione alla Cdu, alla Germania, ma anche all’Europa: «In una società sempre più polarizzata, dobbiamo riuscire a unire i più giovani e i più anziani, l’Est e l’Ovest, i più forti e i più deboli, chi è nato qui e anche i migranti ». E ancora: «Noi cristiano-democratici non escludiamo nessuno. Mai. Noi non spingiamo all’odio o al disprezzo di altre persone. Per noi non esistono differenze sulla dignità delle persone».

Chiaro il riferimento all’ultradestra dell’Afd, ma anche ai tanti sovranisti e populisti che stanno crescendo in Europa. Alla fine, è una standing ovation senza fine e lei, cosa rara, si mostra visibilmente commossa. Perché, anche se tutto procede secondo le sue regole del gioco – e come lo sa lei, lo sanno i 1.001 delegati Cdu riuniti ad Amburgo – ieri il suo lungo addio è davvero iniziato.

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