mercoledì 18 settembre 2019
Il presidente iraniano Rohani respinge le accuse degli Usa per gli attacchi in Arabia Saudita. Ancora niente visto alle autorità iraniane per l'Assemblea generale dell'Onu a New York
Il presidente iraniano Hassan Rohani (Ap)

Il presidente iraniano Hassan Rohani (Ap)

COMMENTA E CONDIVIDI

Le accuse all'Iran per l'attacco alle due raffinerie dell'Arabia Saudita sono "senza fondamento". Così il presidente iraniano Hassan Rohani, che inserisce le accuse di Washington e Riad "nel quadro delle pressioni" su Teheran. “Se Washington vuole dialogare seriamente con noi deve fermare ogni pressione. Il negoziato sotto la pressione delle sanzioni non è possibile", ha aggiunto il leader iraniano. Rohani ha aggiunto che l’Arabia Saudita dovrebbe vedere l'attacco alle strutture petrolifere della società nazionale Aramco come un avvertimento dei ribelli yemeniti houthi (sostenuti militarmente proprio dall’Iran) per porre fine alla sua guerra nello Yemen.

L'Iran ha anche fatto sapere di aver inviato agli Stati Uniti una nota formale attraverso la diplomazia svizzera per avvertire che qualsiasi eventuale azione ostile troverà "un'immediata risposta" da parte di Teheran. Inoltre, in caso di attacchi da parte degli Stati Uniti o dei loro alleati, la risposta dell'Iran "non si limiterà ai Paesi da dove sono partiti gli attacchi".

Gli Stati Uniti, intanto, non hanno ancora emesso i visti per permettere a Rohani, al ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif e al resto della delegazione iraniana di partecipare nei prossimi giorni all'Assemblea generale dell'Onu a New York. Il governo di Teheran sarebbe pronto ad annullare la sua presenza al vertice se i visti non arriveranno nelle prossime ore. "Non escludo mai nulla, ma preferisco non incontrarlo", aveva risposto ieri sera il presidente Usa Donald Trump a chi gli chiedeva di un possibile incontro con Rohani a margine dell'Assemblea generale Onu.

Dai risultati finora ottenuti gli esperti Usa tendono ad escludere che i missili e gli apparecchi senza pilota che hanno devastato il campo petrolifero saudita di Khurais e la raffineria di Abqaiq, la più grande al mondo, siano decollati dai territori dello Yemen o dell'Iraq. Le uniche ipotesi rimaste sono dunque il lancio da una base iraniana oppure, scenario ritenuto meno probabile, da una o più navi nel Golfo Persico. Per conoscere la verità ufficiale sembra comunque questione di giorni, se non di ore. Trump attende di sapere, e nel frattempo invia segnali contrastanti. Ha detto chiaramente che gli Usa sono pronti ad agire ma di voler evitare una guerra. E finché rimane anche il minimo dubbio sul coinvolgimento di Teheran, la parola d'ordine è cautela.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: