martedì 10 settembre 2019
Diciotto anni fa l'attentato che cambiò il mondo. A New York il giuramento di 13 figli di vigili del fuoco caduti alla Torri Gemelle. E intanto avanza la generazione di chi non ha vissuto il trauma
Pompieri al lavoro sotto le torri distrutte del World Trade Center (Ap)

Pompieri al lavoro sotto le torri distrutte del World Trade Center (Ap)

COMMENTA E CONDIVIDI

Sono cresciuti all’ombra delle leggi anti-terrorismo, abituati alle perquisizioni casuali all’aeroporto — sì, anche di bambini — e all’idea che il governo può e deve controllare i suoi cittadini per mantenerli al sicuro. La loro è stata un’infanzia protetta: soprattutto da parte di genitori che, poco prima della loro nascita, avevano visto con orrore andare in frantumi il senso di sicurezza di una nazione che non veniva violata da un nemico da oltre mezzo secolo.

I ragazzi nati poco dopo l’11 settembre 2001 cominciano a compiere 18 anni. Una generazione di neo-adulti segnata da un trauma nazionale che non ha vissuto ma che ha influenzato i loro suoi passi nel mondo. I sondaggi rivelano che si tratta di ragazzi idealisti ma prudenti. Pratici e con un forte senso di “clan”, che sia la famiglia o la comunità ristretta, e molto legati a madri e padri resi ansiosi dagli attacchi di al Qaeda e dalla “guerra al terrorismo” che ne è seguita, che hanno fatto di tutto per eliminare ogni ostacolo e rischio dal loro cammino.

Norma Molina, di San Antonio, Texas, depone fiori sotto la lista dei pompieri del reparto Engine 33 al memoriale dell'11 settembre a New York City. Il suo fidanzato morì con loro 8Ap)

Norma Molina, di San Antonio, Texas, depone fiori sotto la lista dei pompieri del reparto Engine 33 al memoriale dell'11 settembre a New York City. Il suo fidanzato morì con loro 8Ap)

Un senso di precarietà e l’istinto a prepararsi al peggio sembra contraddistinguere molti dei ragazzi americani che nei prossimi mesi raggiungeranno il traguardo della maggiore età, assicurano sociologi e insegnanti, ma anche un’avversione al rischio inusuale per la loro età. La parola d’ordine è “essere consapevoli”: del mondo che li circonda e dei suoi pericoli, ma anche delle condizioni dei meno fortunati e delle discriminazioni.

Quindi se da un lato per loro è normale che decine di migliaia di militari Usa abbiano prestato servizio per anni in Iraq e Afghanistan per tenere al sicuro chi rimaneva a casa, fa anche parte del loro Dna evitare le generalizzazioni e vedere tutti i musulmani come potenziali nemici.

Una rosa deposta a fianco alla fotografia di Steven Reisman, un pompiere morto l'11 settembre 2001 (Ap)

Una rosa deposta a fianco alla fotografia di Steven Reisman, un pompiere morto l'11 settembre 2001 (Ap)

Internet e le reti sociali li hanno infatti resi più tolleranti, ma costruirsi uno scudo con la propria famiglia, la scuola, o le loro stesse scelte resta per loro primordiale. E più gli attacchi di 18 anni fa li hanno colpiti da vicino, più questa reazione è stata forte.

Proprio fra due settimane, si diplomeranno all'Accademia dei Vigili del Fuoco di New York 13 figli di pompieri caduti nell'intervento per aiutare le vittime degli attentati contro il World Trade Center. Si aggiungono a questa classe "storica" anche il figlio di un agente della polizia di New York ucciso l'11/9 e i figli di altri due pompieri morti per patologie legate all'intervento a Ground Zero. Dal 2001, decine di figli e figlie di pompieri si sono diplomati all'accademia della Grande mela, ma mai come la classe di quest’anno.

L'attentato dell'11 settembre alle Torri Gemelle di New York (Ap)

L'attentato dell'11 settembre alle Torri Gemelle di New York (Ap)

E per assicurarsi che le nuove generazioni non dimentichino gli atti di terrorismo che hanno messo in luce la vulnerabilità degli Stati Uniti, da quest’anno nello Stato di New York è diventato obbligatorio nelle scuole osservare un minuto di silenzio ogni l'11 settembre per commemorare le quasi tremila vittime di quel giorno.



© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: