L'Europa ha ricordato i crimini di Bucha. «In Ucraina serve una pace giusta»

di Corrado Garrone, Bruxelles
Quattro anni fa la scoperta di più di 400 corpi per le strade della città: dopo il ritiro delle truppe russe, si documentarono tutte le atrocità della guerra scatenata da Putin. Alla cerimonia di commemorazione, presenti 26 governi su 27: assente solo l'Ungheria di Orbàn. «Onoriamo la memoria di tutte le vittime del massacro»
March 31, 2026
L'Europa ha ricordato i crimini di Bucha. «In Ucraina serve una pace giusta»
L'Alto rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, al centro durante le commemorazioni di oggi del massacro di Bucha / Ansa
Tutti gli europei (meno uno) hanno ribadito «l’impegno a garantire la piena responsabilità per i crimini commessi dalla Russia in Ucraina». L’occasione è stata il quarto anniversario della liberazione di Bucha, la cittadina a 25 chilometri da Kiev diventata presto simbolo delle atrocità commesse dall’esercito di Mosca durante poco più di un mese di occupazione dell’area. Dopo il ritiro delle truppe russe, le autorità ucraine e le squadre di indagine internazionali, tra cui quelle delle Nazioni Unite, scoprirono più di 400 corpi, oltre a fosse comuni, segni di tortura e mutilazioni sulle salme dei civili, e documentarono casi di stupri ed esecuzioni sommarie.
Ieri, in una dichiarazione congiunta, l’Unione Europea e 26 dei suoi 27 governi – tutti ad eccezione dell’Ungheria di Viktor Orbán – hanno affermato che «assicurare una piena assunzione di responsabilità» per quanto accaduto «è un elemento indispensabile per una pace giusta e duratura». «Onoriamo la memoria di tutte le vittime del massacro di Bucha e di altre città, paesi e villaggi in tutta l’Ucraina, dove i civili sono stati sottoposti a uccisioni di massa, torture, violenze sessuali, deportazioni forzate e altre gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani», si legge nel testo.
Per commemorare l’anniversario, a Kiev si è tenuta una riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Unione, preceduta da una cerimonia davanti al memoriale per le vittime a Bucha: presenti, tra gli altri, l’italiano Antonio Tajani, il tedesco Johann Wadephul, il polacco Radoslaw Sikorski e la svedese Maria Stenergard, insieme all’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue Kaja Kallas e dal commissario alla Difesa Andrius Kubilius. «Chiunque sostenga che il presidente russo Vladimir Putin non sia un criminale di guerra dovrebbe venire a vedere di persona», ha detto Sikorski all’Associated Press, appena dopo aver visitato insieme ai colleghi la mostra fotografica che, all’interno della chiesa di Sant’Andrea di Bucha, rievoca il massacro di civili compiuto nella cittadina ucraina. «La nostra unità e la nostra fermezza devono avere come obiettivo costringere la Russia a sedersi attorno a un tavolo», ha affermato Tajani, pur ammettendo che «negoziare con Putin è difficile, perché evidentemente non vuole la pace, ma spera di vincere una guerra che non riesce a vincere».
Con le trattative di cessate il fuoco mediate dagli Stati Uniti in stallo per via del nuovo fronte di guerra nel Golfo aperto da Washington, «siamo noi a dover portare avanti l’impegno a sostegno dell’Ucraina, perché nessun altro lo fa», ha detto Kallas. La capa della diplomazia Ue, tuttavia, si è presentata a Kiev a mani vuote e ha ammesso che «stiamo lavorando per superare gli ostacoli» che impediscono, da una parte, il via libera al maxi-prestito da 90 miliardi per finanziare la macchina statale e l’esercito di Kiev e, dall’altra, il via libera al ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca. Ma «purtroppo oggi non ho una buona notizia da darvi», ha ammesso Kallas.In entrambi i casi, a tenere sotto scacco l’Ue è ancora il veto dell’Ungheria, con Orbán in piena campagna elettorale in vista delle legislative del 12 aprile. «Speriamo di ottenere una decisione in merito al prossimo Consiglio europeo», ha aggiunto l’Alta rappresentante riferendosi al prossimo summit informale dei leader, in programma il 23 aprile a Cipro.
Progressi si sono registrati, invece, sul fronte dell’operatività del Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l'Ucraina, istituito per contrastare le impunità russe nel quadro del Consiglio d'Europa, il principale organismo continentale per i diritti umani con sede a Strasburgo. Germania e Regno Unito hanno ufficializzato ieri il sostegno alla cosiddetta “Norimberga” per l’Ucraina, ha annunciato il ministro degli Esteri di Kiev Andrii Sybiha: «Con 12 Stati già coinvolti, ci stiamo avvicinando al minimo legale di 16 per procedere» e far sì che «la Russia paghi per i suoi crimini».

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