Trump fa arrivare una petroliera russa a Cuba: tutti i perché dell'ennesima giravolta

Da tre mesi nessuna nave con carburante è approdata nell'isola, a causa della caduta di Maduro in Venezuela e del bando americano sui commerci. Ma qualcosa è cambiato: il presidente Usa ha lasciato passare un carico da Mosca
March 31, 2026
Trump fa arrivare una petroliera russa a Cuba: tutti i perché dell'ennesima giravolta
Dieci giorni fa, un cargo russo aveva dovuto deviare la rotta e attraccare nello scalo venezuelano di Puerto Cabello dopo lo stop Usa / Reuters
La dottoressa Jímena, forse, potrà riprendere le consulenze al centro di assistenza per la salute mentale nel nord dell’Avana dove è impiegata da vent’anni almeno una volta alla settimana. Da metà febbraio aveva dovuto interromperle per «questioni logistiche». Così i cubani definiscono la paralisi del trasporto pubblico e privato causata dalla “grande siccità energetica” in atto da gennaio, con la caduta in Venezuela dell’alleato e principale fornitore: Nicolás Maduro. Negli ultimi 87 giorni, nessuna petroliera ha raggiunto i porti nazionali. Caracas è entrata nell’orbita Usa e Donald Trump ha minacciato, con l’ordine esecutivo del 30 gennaio scorso, di aumentare i dazi sulle esportazioni ai Paesi – in primis il Messico – che avessero inviato greggio all’isola. «Non ho un'auto. E la crisi è cominciata quasi dieci anni fa, con l’interruzione della normalizzazione avviata da Barack Obama, l’indurimento delle sanzioni da parte di Washington e il crollo del turismo per il Covid. Prima, però, riuscivo ad arrivare a lavoro facendo “botella”, la versione “habanera” dell’autostop. Ora nemmeno quello», racconta Jímena, il nome è di fantasia per ragioni di sicurezza.
Nel futuro imminente, però, le cose potrebbero cambiare. Almeno temporaneamente. Ieri la Anatolij Kolodknin, partita dalla città russa di Primorsk, è attraccata nel maxi-scalo di Matanzas con 730mila barili di greggio degli Urali. Una quantità sufficiente appena per qualche settimana. Si tratta comunque di una boccata d’ossigeno significativo per una nazione completamente paralizzata dalla carenza di combustibile. «Un gesto di solidarietà doveroso nei confronti dei nostri amici cubani», ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov. La nave oltretutto è passata davanti alla guardia costiera statunitense senza che quest’ultima cercasse di fermarla. Eppure, Cuba – come Iran, Corea del Nord, Crimea e territori ucraini occupati dal Cremlino – è esclusa dalla lista di Paesi a cui Mosca può vendere petrolio in seguito alla “flessibilizzazione” decretata dalla Casa Bianca per aumentare l’offerta mondiale dopo il blocco dello Stretto di Hormuz. Per questa ragione, dieci giorni fa, un altro cargo russo con 200mila barili diesel aveva dovuto la rotta e riparare a Puerto Cabello, in Venezuela, dove è tuttora bloccato. Domenica sera, però, Trump aveva detto ai giornalisti a bordo dell’Air force one di «non avere problemi» se qualche Stato avesse voluto rifornire l’isola. «Devono pur sopravvivere... – ha detto il tycoon–. Il regime tanto ormai è finito». Un cambio di strategia pianificato o solo una mossa ad effetto come quelle più volte fatte dall’ondivago presidente? Il segnale di distensione, forse, è rivolto a Mosca nel mezzo delle tensioni in Medio Oriente. Washington e l’Avana hanno confermato di avere in corso non meglio precisati negoziati. Dopo le indiscrezioni e le boutade di Trump, due settimane fa, il presidente Miguel Díaz-Canel lo ha comunicato in diretta tv. Seduto accanto a lui c’era Raúl Guillermo Rodríguez Castro, nipote di Raúl Castro con cui starebbe dialogando il segretario di Stato Usa, Marco Rubio. Al contempo, Washington aveva autorizzato la vendita di petrolio ai privati dell’isola: una settantina di forniture sarebbero effetti pervenute finora ma si tratta di quantità minime: circa 30mila barili. «Una goccia nel deserto», secondo l’esperto dell’Universitòd el Texas, Jorge Piñón dato che il consumo giornaliero è di circa 22mila barili. Negli ultimi giorni, però, le parti erano apparse insoddisfatte dei risultati. Rubio – artefice della “riconquista” dell’isola ribelle – aveva parlato di un sistema «impossibile da riformare». Trump addirittura aveva ventilato l’intenzione di «prendere Cuba». L’Avana aveva rifiutato modifiche «imposte». Ora, la nuova giravolta dagli esiti incerti. Il Messico crede che Washington abbia annullato di fatto il “veto” del 30 gennaio e ha fatto sapere di lavorare per riprendere i rifornimenti a Cuba che cerca di riprendere fiato almeno fino a quando lo sguardo della Casa Bianca resterà concentrato sul caos mediorientale. Poi chissà. Lo spettro del «chi sarà il prossimo» continua ad aleggiare sui Caraibi.

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