Trump: 37 annunci “storici” che non hanno fatto nessuna Storia

L’intesa con l’Iran è sempre imminente ma non arriva mai: in due mesi il presidente americano ha trasformato l’attesa in un mantra
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June 10, 2026
Trump: 37 annunci “storici” che non hanno fatto nessuna Storia
Donald Trump /Reuters
«L’accordo con l’Iran è imminente». Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase da Donald Trump? E quante volte questa frase è risultata vuota? A tutt’oggi, trentasette volte. Ma nei prossimi minuti la cifra potrebbe ulteriormente salire. A conteggiare le dichiarazioni trionfali del presidente americano sono stati i puntigliosi cronisti della Cnn , che ricorda come siano passati più di due mesi da quando il presidente ha annunciato un cessate il fuoco con l’Iran, affermando all’epoca che le due parti erano vicine a un accordo. Il 7 aprile, ricorda la gloriosa emittente di Atlanta fondata quarantasei anni fa da Ted Turner, Trump ha dichiarato sui social media che le trattative erano «a buon punto», ma che servivano due settimane affinché «l’accordo fosse finalizzato e perfezionato», congratulandosi con sé stesso nell’affermare: «È un onore vedere questo problema di lunga data vicino alla soluzione».
La soluzione però non arrivava, nonostante Trump avesse trascorso i due mesi successivi continuando a suggerire che l’accordo fosse imminente recitando un mantra senza fine: «Quasi raggiunti tutti i punti dell’accordo (23 marzo)», «L’Iran è un Paese che vuole disperatamente raggiungere un accordo (25 marzo)», «L’Iran implora un accordo (26 marzo dall’Air Force One)», «Siamo molto vicini a un accordo (6 aprile)», «Penso che sia quasi finita (15 aprile)», «Tutto accadrà in fretta (20 aprile)» »ho sospeso gli attacchi perché siamo vicini a un accordo (18 maggio)», «Metteremo fine a questa guerra molto rapidamente (19 maggio durante un picnic al Congresso). E ancora: «Siamo molto vicini a un accordo, Sono disposti a darci tutto (7 giugno)», «Sarà una vittoria totale. Accadrà molto presto e i prezzi del petrolio crolleranno (ieri mattina)».
Ma già da tempo si cominciava a sospettare che quella del tycoon newyorkese fosse la sperimentata tecnica della Madman Theory, la “teoria del pazzo” cara a Richard Nixon, che disorienta gli avversari e allontana lo sguardo del pubblico da quel “pantano” (il famigerato Quagmire) in cui The Donald ha finito per intrappolarsi da solo. Nelle trentasette varianti di quell’accordo che mai si consolida campeggiano minacce e contumelie – dalle ripetute critiche al Papa al dileggio dell’Onu («Un club di nullafacenti che mangiano a sbafo e non proteggono altri che pirati, malfattori e nemici dell’America»), alla derisione della Nato – snocciolate da Truth, il social personale di Trump, che comincia a guadagnarsi sul New York Times il poco onorevole appellativo di “Taco”, acronimo di “Trump always chickens out”, ovvero “colui che si tira sempre indietro”.
E allora accade che il Wall Street Journal e le grandi conglomerate invocano una exit strategy, prima che il rogo mediorientale risucchi l’America nello stesso pantano in cui si sono trovati a suo tempo Lyndon B.Johnson, Richard Nixon, Ronald Reagan, George W.Bush e Joe Biden. Per dover poi riconoscere – la Cnn, ma in realtà tutti i giornali liberal – che l’Iran sta in realtà facendo melina da due mesi e mezzo. E soprattutto è con il Pakistan e non con Trump che Teheran sta cercando mettere l’accordo nero su bianco .Quanto a lui, The Donald, si becca fischi e improperi al Madison Square Garden al momento dell’esecuzione dell’inno nazionale mentre si appresta ad assistere alle Finals Nba tra i Knicks, la sua squadra, e i San Antonio Spurs.
Dietro questo grottesco ping pong con sé stesso si intravede alle spalle di Trump quel sistematico processo di smantellamento delle relazioni internazionali che The Donald – in ottima compagnia con gli autocrati Putin, Xi Jinping, Kim Jong-un, Khamenei, ma dovremmo aggiungere a giorni alterni anche Netanyahu e Ben-Gvir – sta attuando in base al principio che ciò che conta sia solo la forza. Le Camp David, gli Accordi di Oslo, le trattative sul nucleare di Obama che un tempo erano affidati alla diplomazia, ora appartengono a Stati fuorilegge, a cerchi magici di influencer miliardari, ad apocalittici mestatori. L’eredità che ci sta lasciando Donald Trump. Con il compiaciuto silenzio dei suoi compagni di merende.

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