«Io araba, israeliana e cristiana dico: il Medio Oriente grida “Basta guerra”»
di Giacomo Gambassi, Roma
Parla Margaret Karram, appena riconfermata come presidente del Movimento dei Focolari. «Dubitare della pace è la tentazione più grande. La regione è esausta. Ma dentro queste prove il nostro orizzonte è la fraternità»

«Dubitare della pace è la più grande tentazione di questo tempo». Margaret Karram sa bene quanto ogni prospettiva di riconciliazione possa apparire lontana se la si immagina da un angolo ferito del mondo come la Terra Santa. Perché le sue radici affondano lì. Lei è araba, cristiana e con il passaporto di Israele dove è nata 64 anni fa. E ha studiato ebraismo negli Stati Uniti. Due settimane fa, è stata riconfermata alla guida del Movimento dei Focolari: terza presidente dopo la fondatrice Chiara Lubich. Nella guerra che sta scuotendo il Medio Oriente e il Golfo persico Karram vede contrapposte le “dimensioni” racchiuse nella sua biografia. «Il mio cuore piange ed è in angoscia per ogni guerra presente nel mondo. Ogni conflitto è una ferita aperta nella coscienza di chi crede e vive per l’unità», spiega citando il carisma del Movimento e il motto di Leone XIV. «Poi, essendo araba, cristiana e cittadina israeliana, la guerra in corso è per me una ferita. Ciò nonostante, cerco di fare tutto quel che posso per essere, io per prima, strumento di pace. Posso essere un tassello del mosaico che ricomporrà il disegno di fraternità fra questi popoli, accomunati dall’amore al medesimo Dio, divisi purtroppo dalle drammatiche circostanze di una storia dolorosa che richiede un passo decisivo per trovare soluzioni giuste per tutti». Tutta la sua vita è nel segno del dialogo fra le fedi e le culture.
Presidente, il conflitto ha fatto irruzione anche nella Settimana Santa dei cristiani in Terra Santa: dallo stop a Pizzaballa e Ielpo ai riti ridotti.
«In questi giorni così delicati, le difficoltà che i cristiani incontrano nel vivere la Settimana Santa nella terra di Gesù e in altre parti del Medio Oriente mi addolorano profondamente. Ma è proprio dentro queste dure prove, inconcepibili e assurde, che sento ancora una volta la spinta a rinnovare la mia scelta di percorrere sempre e comunque la strada del dialogo, perché - come ha ricordato il cardinale Pizzaballa al Getsemani nella Domenica delle Palme - il nostro orizzonte resta la fratellanza e la pace. È lì che il Vangelo ci conduce, trasformando il dolore e la morte in speranza, in Resurrezione».
Nell’attuale guerra è entrato anche l’elemento religioso. Leone XIV lo ha detto sottolineando che «Dio non può essere arruolato dalle tenebre».
«Nessuna guerra può trarre giustificazione dalla religione. Dio è amore. L’amore non ammazza, non devasta. L’amore dà la vita, non la toglie. Si dona, non invade. Si offre, non offende. No, non siamo di fronte a una guerra di religione. Se la propaganda bellicista chiama in causa Dio, allora è evidente che non sta solo commettendo un errore politico perché la guerra è sempre una sconfitta, come ha spesso ribadito papa Francesco, ma si sta diffondendo un messaggio distorto. Perciò è fondamentale il dialogo, è fondamentale che le religioni ritrovino insieme la loro vocazione originaria: essere, cioè, spazio di riconciliazione».
Il Papa continua a chiedere di favorire i negoziati. Lei ha scritto che il dialogo non è tattica.
«Il mio auspicio è che la diplomazia riesca a porre fine ai conflitti e che chi si combatte ascolti l’appello della comunità internazionale perché cessino di usare le armi. Ma non possiamo lasciare sole la diplomazia e la politica: a noi spetta di lavorare con più intensità per avvicinare i popoli che ancora faticano a riconoscersi fratelli. Per questo il Movimento dei Focolari, in sinergia con altri movimenti ecclesiali e varie organizzazioni internazionali, intende potenziare le iniziative per favorire il dialogo fra i popoli, aiutando così, a livello sociale, il percorso verso la pace. È vero, il dialogo non è una tattica: è l’unica alternativa reale alla logica della guerra. Va ricostruito con pazienza, anche dal basso, attraverso relazioni concrete e nella fiducia. Senza questi elementi, nessun negoziato può reggere».
Il suo ultimo libro si intitola “Prossimità via della pace”. È possibile?
«Non solo è possibile, ma è necessario. La prossimità è il primo passo: incontrarsi, ascoltarsi, riconoscersi. Si può restare diversi e scegliere di vivere uniti attraverso la costruzione di relazioni fraterne, anche fra le religioni».
Leone XIV invita ad ascoltare il grido dei popoli. Che cosa gridano i popoli del Medio Oriente?
«Vogliono la pace, la dignità e il rispetto dei diritti umani. I popoli del Medio Oriente gridano: basta alla guerra. E sono esausti: non vogliono più essere vittime di conflitti senza fine. Esigono libertà, rispetto e implorano un futuro di serenità. È un grido che supplica una soluzione».
La pace nel mondo passa dalla sua terra, la Terra Santa?
«La Terra Santa è un luogo simbolico per tutti, per il mondo intero. Se lì si aprono percorsi di riconciliazione, il loro impatto è globale. Come ricorda il Papa, l’unità vissuta diventa “forza profetica per il mondo”».
Quale il ruolo dei cristiani sotto le bombe?
«Il compito dei cristiani è testimoniare la loro fede eroica, mantenere la speranza che “non delude”, essere “lievito e sale”. Non lasciarsi prendere dalle logiche del potere e dimostrare che anche nei momenti più tragici si può continuare ad amare il prossimo e cercare sempre nuove vie di vicinanza concreta alle persone».
Siamo nel tempo delle polarizzazioni e degli scontri. Solo utopia la fraternità?
«L’unità non significa uniformità, ma comunione fra diversi. Chiara Lubich ci esortava a vivere la fraternità che ci fa capaci di comprendere e fare proprio il punto di vista degli altri, di tenere insieme e valorizzare esperienze umane che sembrerebbero inconciliabili. Il Movimento dei Focolari è nato durante la Seconda guerra mondiale, la peggiore frattura che si possa concepire per l’umanità. Ed è stato proprio in mezzo alle macerie di Trento, città bombardata pesantemente, che Chiara Lubich e il primo gruppo dei Focolari compresero che solo Dio era un ideale che non sarebbe mai crollato. Presero il Vangelo come loro guida, rimanendo così colpiti dalla lettura dalla preghiera di Gesù per l’unità, che cominciarono a viverla nel quotidiano. Poi il Movimento si è sviluppato nel periodo della contrapposizione ideologica fra i blocchi orientali e occidentali. In più di ottanta anni di storia, abbiamo cercato di tessere trame di fraternità e solidarietà fra i popoli e le persone, convinti che divisioni e polarizzazioni non possono farci retrocedere dall’impegno per l’unità. E continuiamo a farlo in questi tempi».
Quali le urgenze del Movimento dei Focolari?
«Le nostre sfide sono le stesse che toccano l’umanità oggi. L’urgenza più grande, in un mondo segnato dallo scandalo de conflitti e dalle divisioni, è proprio la testimonianza non solo della fraternità, ma dell’unità della famiglia umana. Un’unità da vivere e sperimentare insieme ad altri, per essere sempre più parte di quel “popolo della pace “, chiamato a fare da contrappeso e da argine a tanti seminatori di odio”, come ci ha detto papa Leone XIV quando ci ha ricevuto in udienza. Inoltre le comunità dei Focolari nel mondo portano avanti numerosissime azioni; molte opere sociali e di educazione alla pace, percorsi e iniziative di dialogo sociale e culturale, soprattutto nelle aree di conflitto, o dove c’è povertà e sono forti le disuguaglianze. Eppure, oggi più che mai, sentiamo l’esigenza di lavorare in rete, di creare sinergie con altre organizzazioni civili ed ecclesiali, per avere un impatto maggiore nella costruzione di una pace duratura. E pensiamo di essere chiamati a una nuova responsabilità, a dare nuova linfa alla nostra missione».
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