Il Papa porterà la croce alla Via Crucis al Colosseo e laverà i piedi a 12 preti
di Roberta Pumpo, Roma
Dopo quattro anni il Successore di Pietro torna a partecipare di persona al tradizionale rito di preghiera che ripercorre la Passione di Gesù. Le meditazioni affidate a padre Patton, già custode di Terra Santa

Sarà Leone XIV a portare la croce lungo tutte le stazioni della Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo. Il Successore di Pietro, così, tornerà al Colosseo per il consueto rito dopo quattro anni: Francesco, infatti, partecipò di persona l’ultima volta all’appuntamento nel 2022 a causa delle condizioni di salute, che non gli permisero di essere presente negli anni successivi. Fonti vaticane, inoltre, fanno sapere che le meditazioni sono state affidate, su mandato dello stesso Pontefice, a padre Francesco Patton, già custode di Terra Santa: una scelta significativa in un tempo in cui i luoghi santi vivono la ferita della guerra e dei bombardamenti. Nel calendario di riti pasquali del Papa, la Via Crucis al Colosseo alle 21.15 di venerdì segue la celebrazione della Passione, prevista alle 17 dello stesso giorno in San Pietro. Mentre si terrà nella Basilica lateranense, giovedì alle 17.30, la Messa in Coena Domini, durante la quale Leone XIV laverà i piedi a 11 sacerdoti della diocesi di Roma ordinati dallo stesso Prevost nella basilica di San Pietro il 31 maggio dello scorso anno, nella festa della Visitazione della Beata Vergine Maria, e al direttore spirituale del Pontificio Seminario Romano Maggiore, don Renzo Chiesa.
La Messa che apre solennemente il Triduo pasquale torna dunque a essere celebrata nella Cattedrale del vescovo di Roma, ripristinando la consuetudine precedente alla scelta di papa Francesco di officiare il rito in luoghi simbolo della sofferenza e di particolare rilievo sociale, quali istituti penitenziari e centri di accoglienza per i migranti. Gli undici sacerdoti del clero romano, i primi sui quali l’anno scorso Prevost ha imposto le mani ventitré giorni dopo l’elezione al soglio di Pietro, oggi svolgono il loro ministero come vicari in altrettante parrocchie dal centro alla periferia della Capitale. Si tratta di don Andrea Alessi, vicario della Sacra Famiglia del Divino Amore, don Francesco Melone, di Santa Silvia, don Pietro Hong Hieu Nguyen della parrocchia Santa Maria della Visitazione, don Federico Pelosio, vicario della parrocchia Santa Teresa di Calcutta, don Marco Petrolo, della parrocchia Santa Maria Causa Nostrae Laetitiae, don Giuseppe Terranova, vicario dei Santi Fabiano e Venanzio, don Enrico Maria Trusiani, della parrocchia Santa Maria Consolatrice, don Cody Merfalen, della parrocchia di San Raimondo Nonnato, don Matteo Renzi vicario a Santa Maria Madre del Redentore, don Simone Troilo di San Carlo da Sezze ad Acilia e don Gabriele Di Menno Di Bucchianico vicario della parrocchia Gran Madre di Dio e cappellano dell’Università degli studi di Roma Foro Italico.
La scelta di questi sacerdoti non è casuale. Come spiega il vescovo Michele Di Tolve, ausiliare della diocesi di Roma e rettore del Pontificio Seminario Romano Maggiore, «è parso un bel segno proporre al Pontefice che i primi undici sacerdoti di Roma da lui ordinati tornino davanti al Vescovo di Roma dopo un anno, dopo aver percorso le strade, incontrato le famiglie e le comunità della Capitale come presbiteri, per essere confermati nella fede. Tornano da Papa Leone che lava loro i piedi per sottolineare che questa è la via da seguire, proprio come ci ha insegnato Gesù, il quale nell’Ultima Cena con questo gesto ha mostrato concretamente che il vero potere è il servizio, ponendosi come servo e lasciando un esempio da seguire».
Assieme agli undici, come detto, ci sarà don Renzo Chiesa, anch’egli presbitero del clero romano, direttore spirituale del Seminario maggiore. Da qualche anno sta affrontando importanti problemi di salute. «Un sacerdote che con fede sta portando una croce nel corpo, offerta per la Chiesa di Roma – osserva Di Tolve –. Con la sua testimonianza insegna cosa significa riporre la propria vita nelle mani di Cristo in ogni momento». Tornare a celebrare la Messa in Coena Domini nella Basilica di San Giovanni in Laterano vuol dire ricordare che «qui è la Cattedra di Pietro – conclude il vescovo –. Questo ci ricorda che la Chiesa di Roma presiede alla carità. Inoltre, è proprio qui che per la prima volta i cristiani celebrarono liberamente l’Eucaristia: un segno di vicinanza per tutti i cristiani ancora oggi perseguitati nel mondo».
Tutte le celebrazioni del Papa del Triduo e della Pasqua saranno trasmesse in diretta da Tv2000. Inoltre, per accompagnare le comunità locali lungo il tempo di Quaresima, il Triduo e il tempo di Pasqua, l’Ufficio liturgico nazionale ha predisposto alcuni sussidi, reperibili nel sito web dello stesso Ufficio: liturgico.chiesacattolica.it.
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