Perché in Vaticano è nata una Commissione per l'Intelligenza artificiale
di Agnese Palmucci, Roma
La richiesta era stata avanzata al Papa, che ne ha autorizzato l'istituzione, dal Dicastero per lo sviluppo umano integrale. Tra le motivazioni, la «preoccupazione della Chiesa per la dignità di ogni essere umano»

Come la rivoluzione industriale «richiedeva l’alfabetizzazione di base per permettere alle persone di reagire alla novità», allo stesso modo «la rivoluzione digitale richiede un’alfabetizzazione digitale» per aiutare gli uomini e le donne di oggi. Leone XIV, a gennaio scorso, scriveva così nel Messaggio per la 60ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che si celebra oggi, sottolineando ancora una volta come il tema sia al cuore del suo Pontificato. Ieri, con un passo concreto in avanti, il Papa ha approvato l’istituzione, su richiesta del cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, di una Commissione interdicasteriale sull’Intelligenza artificiale in Vaticano. Organismo, questo, che ai sensi della costituzione apostolica Praedicate Evangelium può essere istituito da un capo dicastero per «trattare quegli affari di competenza mista che richiedono una consultazione reciproca e frequente». Più precisamente, come si legge nel rescritto a firma del prefetto pubblicato ieri, il coordinamento della Commissione è affidato «per un anno, eventualmente rinnovabile» all’istituzione guidata da Czerny. Tra le motivazioni che hanno spinto Leone XIV ad approvarne la creazione ci sono lo sviluppo e le «recenti accelerazioni» nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, i suoi «potenziali effetti sull’essere umano e sull’umanità nel suo insieme» e, non da ultimo, la «preoccupazione della Chiesa per la dignità di ogni essere umano». In concreto l’organismo nasce per «facilitare la collaborazione e lo scambio» delle «informazioni riguardanti le attività e i progetti concernenti all’IA». Tra le competenze dell’istituzione, di cui faranno parte anche un rappresentante del Dicastero per la Dottrina della fede, del Dicastero per la cultura e l’educazione, del Dicastero per la comunicazione, della Pontificia Accademia per la vita, della Pontificia Accademia delle scienze e della Pontificia Accademia delle scienze Sociali, c’è anche il confronto sulle «politiche» di utilizzo dell’Intelligenza artificiale all’interno della Santa Sede. Sempre secondo il rescritto, il coordinamento della Commissione in seguito potrà essere affidato dal Pontefice a un’altra delle istituzioni partecipanti, «sempre per il periodo di un anno».
È sempre più chiara la volontà di Prevost di coinvolgere la Chiesa, a partire dagli organismi vaticani, nella riflessione su rischi e potenzialità dell’IA, soprattutto in rapporto alla tutela della dignità umana. La consapevolezza, come il Papa americano disse due giorni dopo la sua elezione incontrando i cardinali elettori, è che occorra affrontare la «questione sociale» attuale nel contesto di una seconda «rivoluzione industriale», quella dello «sviluppo dell’intelligenza artificiale». La risposta della Chiesa, aveva sottolineato, è tutta già nel «suo patrimonio di dottrina sociale», che può rispondere «alle nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro». Non a caso la prima enciclica di Leone XIV, che solitamente detta la linea programmatica dell’intero pontificato – come accadde per papa Francesco con l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium – potrebbe essere dedicata in gran parte proprio all’IA. La pubblicazione dovrebbe avvenire a breve. Dunque forse non troppo lontano dall’anniversario della pubblicazione della storica enciclica sociale Rerum novarum di Leone XIII, datata 15 maggio 1891, e a cui Prevost non ha mai nascosto di ispirarsi. Ruolo fondamentale nella gestione etica dell’IA nei diversi ambiti della vita umana e della società, secondo il Papa, è quello della formazione. Giovedì scorso, parlando alla Sapienza, ha esortato tutti a «vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle IA in ambito militare e civile, affinché non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti». Perché dall’educazione di coscienze critiche dipende anche il mantenimento della pace oggi e nei tempi futuri, ha aggiunto, con i giovani che saranno chiamati a indirizzare ricerca e investimenti nella direzione di «un radicale “sì” alla vita».
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