Leone XIV agli istituti bancari italiani: dietro ai numeri ci sono persone. Non abbandonatele agli algoritmi
Questa mattina l'udienza nella Sala Clementina in Vaticano. Il Pontefice ha evidenziato la funzione sociale delle banche

«Fedeli alle vostre origini, non dimenticate mai la carità, anzi fatene sempre più il criterio guida delle vostre scelte programmatiche»: lo ha ricordato questa mattina papa Leone XIV ai dirigenti e dipendenti di diversi Istituti Bancari italiani ricevuti in udienza nel Palazzo Apostolico Vaticano. L'incontro è avvenuto nella Sala Clementina. Al centro della riflessione vi è stato la questione: «Sulla funzione delle Banche e delle Casse di Credito nella società». Il Papa ha richiamato con forza il ruolo sociale del sistema finanziario, sottolineando come «le vostre istituzioni finanziarie hanno favorito, in modi diversi, una giusta condivisione e ridistribuzione di ricchezza tra individui, imprese e istituzioni, rendendone la fruizione più accessibile a tutti e valorizzando il contributo di ciascuno». Un impegno che si inserisce nella vocazione dell’uomo a essere custode del creato, per cui «ogni attività umana è chiamata a produrre frutto disponendo, con generosità ed equità, di quei doni che Dio pone originariamente a disposizione di tutti». Il Pontefice ha ricordato come il sistema bancario, nel corso dei secoli, sia divenuto protagonista dello sviluppo economico e sociale, evidenziando la sua duplice responsabilità: «di farsi promotore di equa condivisione per il benessere generale o, in negativo, fautore di accumuli egoistici, fonte di sperequazione e miseria». Da qui l’invito a un uso etico delle risorse, promuovendo «parametri umanizzanti in cui guadagno e solidarietà non sono più antagonisti”. Al centro del discorso del Papa, la persona: «In banca non entrano in prima analisi capitali, ma persone, e che dietro i numeri ci sono donne e uomini, famiglie che hanno bisogno di aiuto». In un contesto segnato dalla crescente digitalizzazione e dall’«alta informatizzazione degli strumenti», il Papa esorta a evitare che i clienti siano lasciati «alla freddezza di sistemi algoritmici», ma possano percepire «oggi come in passato, la presenza di persone pronte all’ascolto e desiderose di bene». Ed evidenzia, inoltre, il ruolo degli operatori finanziari. Di qui il monito: «Chi si occupa del mercato finanziario non solo può fare del bene agendo in modo retto, ma anche informando e formando le persone e gli ambienti in cui opera ad un uso oculato e moralmente appropriato delle risorse, in cui si coniughino sensibilità, intelligenza, onestà e carità, e facendosi promotore di “parametri umanizzanti […] in cui guadagno e solidarietà non sono più antagonisti». Infine, il richiamo alla responsabilità culturale delle istituzioni finanziarie: «anche a livello finanziario al centro bisogna sempre mettere la persona». Un impegno che deve tradursi in scelte concrete: «Non dimenticate mai la carità, anzi fatene sempre più il criterio guida delle vostre scelte programmatiche».
Cariche di gratitudine al discorso del Pontefice sono state le parole espresse dal presidente di Federcasse Augusto Dell'Erba:«Ringraziamo sentitamente papa Leone XIV per l'attenzione che in questa occasione ha rivolto alla cooperazione mutualistica di credito, occasione per noi anche per ricordare come le Casse Rurali nacquero e si svilupparono in maniera esponenziale proprio sulla spinta ideale della Rerum Novarum». L'occasione di questo incontro è stata il 135mo anniversario dell'enciclica Rerum Novarum, di papa Leone XIII il 15 maggio 1891 e che segnò, di fatto, l'avvio della Dottrina Sociale esortando i cattolici ad impegnarsi direttamente nella sfera sociale ed economica, «Non è un caso - ha proseguito il presidente di Federcasse - che oggi più della metà delle Bcc abbia più di cento anni e sviluppino la propria azione nel solco della Dottrina sociale promuovendo inclusione, partecipazione (oggi con oltre 1 milione e mezzo di soci), sviluppo diffuso secondo logiche di vantaggio collettivo e non di speculazione privata. Contribuendo, con questo, a favorire lo sviluppo di comunità coese».
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