«L'attacco di Trump può sancire per lui l'inizio della fine»
Lo storico delle religioni, Faggioli, ha studiato a lungo i rapporti tra cristianesimo e fenomeno Maga: «Con l'invettiva contro Leone XIV, l'inimmaginabile è diventato parte della quotidianità. I fattori scatenanti sono stati i richiami del Papa sulla pace e sul multilateralismo. Ora la destra religiosa comprenderà di essere stata usata dal presidente»

«Paradosso storico». Così Massimo Faggioli definisce la presa di posizione dell’Amministrazione Trump nei confronti di Leone XIV. «Al primo Papa statunitense tocca proporre un’idea di mondo radicalmente differente da quella portata avanti, al momento, dagli Stati Uniti. Leone lo fa non per proteggere gli interessi della Santa Sede bensì nel nome di una comunità molto più ampia degli stessi cattolici: parla a nome di tutti gli esseri umani sacrificati nelle guerre e calpestati nella loro dignità. Questo è il Dna vaticano che ogni Pontefice interpreta a suo modo. Per Robert Prevost tale interpretazione lo ha reso bersaglio del capo della Casa Bianca», sottolinea lo storico delle religioni, docente di ecclesiologia al Loyola Institute del Trinity college di Dublino, dopo quasi due decenni trascorsi negli Usa. Esperienza che gli ha consentito di approfondire i rapporti tra cristianesimo e fenomeno Maga, tema a cui è dedicato il suo ultimo saggio, "Da Dio a Trump. Crisi cattolica e politica americana", pubblicato in Italia da Morcelliana. Pur essendo un acuto osservatore del trumpismo, Massimo Faggioli è rimasto, comunque, sorpreso dall’invettiva anti-Leone del tycoon. «Ormai, però, l’inimmaginabile è diventato parte della quotidianità politica», sottolinea.
Professore, a cosa si deve un attacco tanto diretto verso papa Leone?
Il fattore scatenante è stata l’intervista rilasciata dai cardinali Blase Cupich, Robert McElroy e Joseph Tobin – già autori della lettera contro le politiche migratorie dell’Amministrazione del 19 gennaio scorso –, domenica notte, a "Sixty minutes", il programmi tv più seguito in America. Le cause reali sono, tuttavia, i richiami forti e ripetuti del Papa sulla pace e sul multilateralismo.
Uno dei temi cardine del Pontificato fin dal principio, come lo era stato di papa Bergoglio. Perché Trump interviene ora?
Francesco non preoccupava troppo il presidente Usa. Era facile derubricare il suo magistero come “stravaganza” di un Pontefice dell’America Latina – una parte di mondo poco importante per il tycoon -, incapace di comprendere gli Stati Uniti. Leone, invece, è un insider: è nato e cresciuto a Chicago, è parte della cultura Usa. Oltretutto, proprio per le sue origini, Robert Prevost ha cercato per tutto il 2025, di non diventare “l’anti-Trump”, incoraggiando i vescovi locali a prendere loro la parola sulle questioni nazionali. In questo si legge l’intervento dei tre cardinali. Dall’inizio del 2026, però, la politica dell’Amministrazione è virata in senso marcatamente neocoloniale, dal Venezuela a Cuba, da Gaza all’Iran. Di fronte a questa deriva, il Papa ha sentito di non poter tacere, a partire dal discorso al corpo diplomatico del 9 gennaio. Da qui l’affondo di Trump. Una mossa che sancisce, probabilmente, l’inizio della sua fine politica.
Addirittura? Per quale ragione?
Il trumpismo è tornato al potere grazie a un’alleanza tra il conservatorismo religioso – cattolico e protestante – e la cosiddetta “tecno-destra”, personificata dai magnate della Silicon Valley, da Elon Musk a Peter Thiel. Nell’ultimo anno e mezzo, tuttavia, l’equilibrio del potere interno si è inclinato drasticamente a favore dei guru della sorveglianza, della difesa, dell’intelligenza artificiale a cui non interessa la difesa dei valori tradizionali o il contenimento della migrazione quanto il controllo del mondo e delle sue risorse. La “tecno-destra”, ora al comando, ha un progetto religioso anche se profondamente anticristiano e anticattolico. Considera il pianeta sacrificabile per consentire a pochi di andare su Marte, è ossessionata dalla ricerca dell’immortalità, crede nel culto della forza. I suoi esponenti sono i pronipoti di Nietzsche, per cui Gesù era un perdente. Il Papa, ovviamente, che parla di Vangelo, ha posto il dito nella piaga.
Ma è davvero ipotizzabile il declino di Trump?
Il tycoon è un sopravvissuto. È scampato a una condanna per golpe, a un attentato, a varie sconfitte. Attaccando il Papa, però, ha violato l’ultimo tabù agli occhi della destra religiosa, la quale sta comprendendo di essere stata utilizzata dal trumpismo.
Come potrebbero reagire alcuni cattolici in posizioni di rilievo nell’Amministrazione come Vance e Rubio?
Vance e Rubio sono in competizione per il dopo-Trump, senza sapere come né quando – se dal midterm o nel 2028 –, si verificherà la successione. A differenza di Rubio, per Vance il cattolicesimo è centrale: la sua conversione coincide con l’entrata in politica. Non a caso ha cercato spesso di trovare sponde in Vaticano con Francesco o con Leone. Ora non sarà facile per lui, dunque, restare fuori dalla mischia. A essere in forte imbarazzo, poi, è l’élite intellettuale della destra, in cui il peso dei cattolici è aumentato. Passato lo choc, potrebbe decidere di ribellarsi.
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