Abitare l’acqua nel nuovo “Luoghi dell'Infinito”

Nel numero 315, in uscita martedì 14 aprile, quando mari e fiumi disegnano sogni, città e cieli dell’uomo
April 13, 2026
Abitare l’acqua nel nuovo “Luoghi dell'Infinito”
La copertina del numero 315 di Luoghi dell'Infinito "Abitare l'acqua"
Fiumi, lagune, mari precedono le città e talvolta le mettono in discussione. Costruire qui vuol dire misurarsi con una materia mobile e con un tempo diverso, ciclico e instabile. Case su palafitte, porti, quartieri anfibi raccontano un’architettura che si adatta. Abitarla significa convivere con il mutamento e riconoscere che canali e laghi sono vie di relazione, spazi di scambio. In questa tensione si definisce un equilibrio sottile, dove l’abitare si misura con fragilità e desiderio. È questo il punto di partenza del numero 315 di Luoghi dell’Infinito, in edicola e online in versione digitale da martedì 14 aprile.
Ad aprire lo speciale è Franco La Cecla, che attraversa una geografia di città d’acqua – da Bangkok a Istanbul, da San Pietroburgo a Messina – per mostrare come l’acqua non sia uno sfondo ma un principio che determina topografie, cieli e sogni delle città. Fiumi, canali e mare modellano l’orientamento, l’immaginazione, la vita quotidiana e diventano la chiave per leggere l’identità stessa di Istanbul.
Con Antonio Musarra la navigazione medievale perde ogni immagine romantica. La nave è uno spazio chiuso e precario, fatto di tecnica, gerarchia, adattamento, dove ogni oggetto ha una funzione e ogni errore può costare caro. I registri di bordo restituiscono la concretezza della vita di mare: uomini, viveri, strumenti, norme, differenze sociali. E insieme riti, paure, devozioni minime, imprecazioni e preghiere. La galea riproduce in scala ridotta l’ordine delle città che l’hanno costruita.
Il reportage di Alessandro Gandolfi conduce nel delta del Danubio, tra Romania e Ucraina: la più grande area protetta d’Europa, un dedalo di canali e isole abitato da diecimila persone che vivono, lavorano e si spostano sull’acqua. Ma questo microcosmo deve oggi affrontare più crisi insieme: cambiamento climatico, erosione, diminuzione delle acque, traffico navale, turismo impattante, pesca illegale e guerra. Un territorio fragile, dove l’acqua resta condizione di vita e insieme campo di tensione geopolitica.
Con Alessandro Zaccuri il discorso si sposta nel profondo e attraversa miti, fiabe, letteratura e cinema per inseguire l’immaginario dell’abisso: Gilgamesh, Beowulf, Verne, Godzilla, James Cameron, Atlantide, fino al Leviatàn di Giobbe. Il mare sommerso appare come il luogo dell’insidia, del mostruoso, dell’eroismo e della fantasia tecnologica.
Franco Marzatico torna invece alle palafitte preistoriche dell’arco alpino, patrimonio Unesco dal 2011. Il suo saggio insiste sul valore scientifico di questi siti, dove i sedimenti impregnati d’acqua hanno conservato manufatti organici che permettono di leggere le interrelazioni tra uomo e ambiente, le trasformazioni del paesaggio e i cambiamenti climatici. Ma il contributo serve anche a sfatare molti miti: non esiste un’unica “civiltà delle palafitte”, né le palafitte possono essere spiegate con formule troppo ovvie.
Al centro del numero si colloca un dittico veneziano. Giovanni Montanaro, in Da quando l’acqua alta non c’è più, parte dal silenzio delle sirene per riflettere su Venezia dopo il Mose. La città continua a vivere dentro una condizione di emergenza, tra la minaccia dell’innalzamento dei mari, il peso del turismo e la perdita di residenti. Ma la sua storia, ricorda Montanaro, è quella di una civiltà che non è mai stata ferma. In dialogo con questo sguardo, la scrittrice africana Beata Umubyeyi Mairesse racconta l’esperienza di una scrittrice africana che arriva a Venezia senza avere familiarità con il mare e si misura con l’onnipresenza dell’acqua, con il disorientamento, con l’impossibilità di trovare appigli stabili. La laguna diventa così anche una domanda sulla follia, sull’isolamento, sulle isole dei morti e dei matti.
Lo sguardo si allarga poi ad altre comunità acquatiche. Daniele Bellocchio, costruisce una geografia dell’abitare sull’acqua tra Africa e Asia: Ganvié in Benin, i char del Bangladesh, il lago Tonlé Sap in Cambogia, Giacarta, Makoko a Lagos. In tutti questi casi l’acqua è insieme rifugio, necessità, precarietà, e le vite che vi si organizzano vengono continuamente ridisegnate dal clima e dalla politica. Con Leonardo Servadio il tema si apre al presente e al futuro dell’architettura. Dalla Maldives Floating City ai progetti di Busan, Amsterdam e New York, Galleggiare sul futuro segue le risposte che architetti e governi stanno cercando contro l’innalzamento del mare e l’erosione delle coste. Ma vivere sopra l’acqua, mostra il testo, suscita un interesse che va oltre l’emergenza: riguarda anche il desiderio di una nuova qualità dell’abitare e di una diversa prospettiva sul mondo.
Apre la sezione Arti & Itinerari Riccardo Michelucci con A Oulu, dove il confine è ascolto. La città finlandese vive il suo anno da Capitale europea della cultura con un’idea di sviluppo diffuso che cresce lentamente dentro la vita quotidiana. La cultura, qui, non è una parentesi decorativa ma uno strumento di trasformazione, dentro una riflessione che tiene insieme crisi post-industriale, sostenibilità, clima e attenzione alla cultura sami.
Irene Baldriga firma Bernini e Barberini: la magnifica intesa, a partire dalla mostra di Palazzo Barberini dedicata al rapporto tra Gian Lorenzo Bernini e Urbano VIII. Il saggio ricostruisce una stagione decisiva del barocco romano, mostrando come committenza, visione politica e invenzione artistica si siano intrecciate nel formare un mondo complesso, visionario e violento.
Chiude la sezione Eugenio Raimondi con Fotografie dalla speranza, dedicato alla mostra The Nature of Hope al Museo Diocesano di Cremona, nata in collaborazione con il Festival della Fotografia Etica. Al centro del percorso c’è Jane Goodall, ma anche il contributo delle fotografe che hanno raccolto la sua eredità, in un progetto che tiene insieme ricerca scientifica, fotografia e responsabilità ambientale.

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