La Colletta per fermare l’esodo dei cristiani dalla Terra Santa

Con l'iniziativa che ogni anno si rinnova il Venerdì Santo, le Chiese del mondo sono invitate a sostenere le opere della Custodia, e aiutare così le comunità cristiane duramente colpite da guerre, povertà e intolleranza
April 2, 2026
La Colletta per fermare l’esodo dei cristiani dalla Terra Santa
Il Custode di Terrasanta padre Francesco Ielpo saluta un gruppo di bambini davanti alla Basilica della Natività a Betlemme / Custodia di Terra Santa
Nel quartiere arabo di Beit Hanina, a Gerusalemme Est, sulla strada per Ramallah, ha sede un complesso scolastico a gestione cristiana che accoglie 615 studenti ed è formato da due istituti: la Terra Sancta School, con la scuola dell’infanzia e la primaria fìno alla settima classe; e la Helen Keller School, destinata a bambini ciechi, ipovedenti, sordi e con bisogni educativi complessi, che oggi ospita 40 studenti. Un allievo su dieci è cristiano, gli altri sono musulmani. Ogni mattina bambini e ragazzi si ritrovano per un momento di preghiera, ciascuno secondo il proprio credo. Poi si canta l’inno della scuola. E si prega con le parole di san Francesco. Questa scuola – luogo di inclusione e di educazione alla pace, come tutti gli istituti promossi dalla Custodia di Terra Santa – segue il curriculum israeliano: è la prima scuola cristiana inserita pienamente nel sistema statale. La possibilità di imparare al meglio l’ebraico permette agli allievi di procedere con gli studi e di accedere all’università senza anni propedeutici. E aiuta le famiglie a resistere alla tentazione di emigrare. Bambini e ragazzi fanno della scuola «un santuario di pietre vive. Dio si manifesta nei loro sorrisi, ogni giorno», ama ricordare il direttore, fra Paulo Francisco Paulista, frate minore brasiliano. In tempi di guerra, violenza, paura – tragicamente familiari ai popoli del Medio Oriente – la scuola diventa rifugio sicuro «dove ai bambini si restituisce la possibilità di essere bambini. E di sognare». Com’è accaduto a Celine, allieva non vedente, «che con il suo talento per il canto ha potuto abbattere un muro». E realizzare il sogno di esibirsi davanti a papa Francesco, come successe nel 2024 a Roma, allo Stadio Olimpico, alla prima Giornata mondiale dei bambini.
Ebbene: dare il proprio contributo alla Colletta del Venerdì Santo – che quest’anno cade il 3 aprile – significa, certamente, aiutare i frati minori della Custodia di Terra Santa a prendersi cura delle basiliche del Santo Sepolcro a Gerusalemme, dell’Annunciazione a Nazareth, della Natività a Betlemme e di tutti i 55 santuari loro affidati. Ma significa anche e anzitutto aiutarli a prendersi cura delle “pietre vive” – i cristiani, le loro famiglie, le loro comunità – perché resistano alla tentazione di emigrare da una terra stremata dalle guerre, dagli odi, dalle divisioni. Significa dare nuova linfa alle attività delle parrocchie e delle scuole, alle opere caritative, ai progetti sociali e agli interventi di emergenza con i quali la Custodia promuove giustizia e pace a favore dei cristiani e delle persone di ogni credo. Opere generative di speranza come la scuola di Beit Hanina. «Oggi più che mai – insiste fra Francesco Ielpo, custode di Terra Santa, nella lettera per la Colletta del 2026 – è urgente ricostruire, non solo edifici e infrastrutture, ma anche relazioni, fiducia e speranza. Questo cammino passa necessariamente dall’educazione: dalle scuole, dai giovani, dalle famiglie, dai luoghi in cui può germogliare una cultura dell’incontro, del dialogo e della pace. Sostenere l’educazione significa investire nel futuro della Terra Santa e nel ruolo delle comunità cristiane come fermento di riconciliazione in una società segnata da divisioni e ferite profonde».
Guerra, morte, distruzione, paura: gli ultimi anni, scrive fra Ielpo, sono stati «particolarmente gravosi per le comunità cristiane del Medio Oriente». Il conflitto ha inoltre azzerato i pellegrinaggi, togliendo lavoro e reddito a molte famiglie. Intanto crescono le manifestazioni di intolleranza e di violenza a danno dei cristiani, come pure le situazioni che mettono alla prova la libertà di culto – si pensi a come la Domenica delle Palme è stato impedito al patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, e al custode fra Ielpo di entrare al Santo Sepolcro. «Una Terra Santa senza credenti è una terra perduta, perché si smarrisce la memoria viva, che è la continuità con la fonte della salvezza che ci ha rigenerati in Cristo», ha scritto il cardinale Claudio Gugerotti, prefetto del Dicastero per le Chiese orientali, nella lettera con cui invita a sostenere la Colletta pro Terra Sancta – istituita da san Paolo VI con l’esortazione apostolica Nobis in animo del 25 marzo 1974. «Aiutaci a donare speranza e seminare la pace!», è l’appello lanciato da fra Ielpo che, riprendendo le parole di Leone XIV, chiama a vivere questo «gesto concreto di comunione ecclesiale e di solidarietà con la Chiesa Madre di Gerusalemme» che intreccia carità, preghiera e digiuno per la pace, e che aiuta i frati minori – da oltre otto secoli presenti in Terra Santa – a sostenere la vita della comunità cristiana e delle persone fragili e povere di ogni fede a Gerusalemme e in Palestina, Israele, Giordania, Cipro, Siria, Libano, Egitto, Etiopia, Eritrea, Turchia, Iran e Iraq. Diciotto scuole con dodicimila studenti; tre istituti accademici; 630 alloggi per famiglie bisognose; sei case dei pellegrini; cinque case per malati e orfani; 55 santuari; 280 missionari; 1.100 posti di lavoro: questa, in cifre, la realtà cui dà sostegno la Colletta. Ma dietro ogni numero, ci sono storie di riscatto e percorsi di speranza, giustizia e pace. Che chiamano alla condivisione i cristiani di tutto il mondo.

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