In Iran taglia sul pilota Usa abbattuto. E Trump rilancia l'ultimatum (che Teheran respinge)

Lunedì alle 20 scade il termine per riaprire Hormuz. Il presidente Usa: si rispetti o scateneremo l'inferno
April 4, 2026
In Iran taglia sul pilota Usa abbattuto. E Trump rilancia l'ultimatum (che Teheran respinge)
Il Palazzo Golestan, tra i più antichi di Teheran, distrutto dai bombardamento / ATTA KENARE / AFP
L’ultimatum degli Usa all’Iran scade lunedì alle 20 (ora di Washington). Era il 26 marzo quando il presidente Donald Trump ha dato a Teheran 10 giorni di tempo per sbloccare il traffico navale nello Stretto di Hormuz in cambio di una tregua negli attacchi alle infrastrutture energetiche. Oggi è arrivato il promemoria: «Se nelle prossime 48 ore non si arriverà a un accordo o alla riapertura dello Stretto scateneremo l’inferno». Il tempo stringe ma Teheran pare non scomporsi più di tanto. Anzi, respinge l'ultimatum del tycoon con parole sprezzanti.  Il generale Ali Abdollahi Aliabadi, in una dichiarazione rilasciata dal quartier generale centrale di Khatam al-Anbiya, ha affermato che la minaccia di Trump è stata «un'azione impotente, nervosa, squilibrata e stupida». E, riprendendo il linguaggio religioso del post di Trump sui social media, ha avvertito che «il semplice significato di questo messaggio è che le porte dell'inferno si apriranno per voi».
L’abbattimento di due jet statunitensi ha inorgoglito il regime: «Otterremo sicuramente il pieno controllo dei cieli della nostra nazione e dimostreremo al mondo l’umiliazione del nemico», ha assicurato un portavoce dei Pasdaran che, adesso, contano di arrivare prima degli Usa nella localizzazione del pilota americano dell’F-15 ancora disperso nella provincia di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad. La taglia posta sulla sua testa è di circa 66 mila dollari. Possibilmente, questo è il messaggio rivolto alla popolazione dal governo: «Lo vogliamo vivo».
Washington sta facendo di tutto per evitare che l’aviatore scomparso (il collega a bordo dello stesso caccia è stato già messo in salvo) finisca nelle mani degli ayatollah. Le unità speciali di ricerca e soccorso in combattimento stanno perlustrando palmo a palmo la zona interessata con gli elicotteri Blackhawk, noti come i “coltellini svizzeri” dell’aeronautica Usa, costretti a volare a bassa quota sfidando il fuoco da terra. Se catturato dagli iraniani, l’uomo potrebbe diventare un potentissima carta da giocare nelle trattative. La diffusione di eventuali immagini dell’ostaggio potrebbe inoltre vivacizzare la propaganda interna. La caccia all’uomo si consuma sullo sfondo di un ricordo doloroso per l’America: la crisi degli ostaggi del 1979 quando, nel pieno della Rivoluzione islamica, 52 cittadini statunitensi furono trattenuti per 444 giorni nell'ambasciata Usa a Teheran. È insomma anche guerra dei nervi. L’Amministrazione trumpiana, non a caso, ha deciso di revocare la “green card”, il permesso alla residenza permanente negli Usa, di Hamideh Soleimani Afshar, nipote del defunto generale iraniano Qasem Soleimani, e di sua figlia. Le due donne si trovano ora in custodia dell’Ice, in attesa di essere espulse.
Gli attacchi incrociati non accennano a finire. L’Iran ha lanciato missili contro l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv e Gerusalemme oltre che sulle basi statunitensi in Kuwait e Bahrein. Usa e Israele hanno invece colpito un cementificio iraniano a Hormozgan, gli impianti petrolchimici di Mahshahr e, ancora un volta, la centrale nucleare di Busher. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica, qui, non ha registrato un aumento dei livelli di radiazione ma ha espresso «profonda preoccupazione» per l’accaduto.
Le trattative per il cessate il fuoco paiono su un binario morto. Un filo di speranza arriva dal Pakistan, il Paese mediatore tra Washington e Teheran. Secondo il portavoce del ministero degli Esteri del governo di Islamabad, Tahir Andrabi, i colloqui sono «sulla buona strada». Nel frattempo, il passaggio marittimo di Hormuz continua ad essere bloccato ma non per tutti. La Turchia è riuscita a negoziare il passaggio di una seconda nave e sta lavorando per far transitare anche le altre nove.

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