La coppia nigeriana, la giovane operaia: storie pasquali di nuovi cristiani
A Forlì-Bertinoro la scelta di Hope e Pedro: «Dal fonte
nascerà la nostra famiglia cristiana». Da Faenza la testimonianza di Emily: «Mi sono sentita accolta con la mia storia»

La notte di Pasqua segna un passaggio, dal buio alla luce, dal peso di una vita segnata dalle ferite alla bellezza della speranza: per molti questa esperienza prenderà la forma concreta dei gesti rituali previsti nel sacramento del Battesimo. Le centinaia di catecumeni, quasi tutti giovani o adulti, che si sono preparati durante la Quaresima per diventare cristiani, oggi vivranno il loro personale passaggio. Le loro storie sono un'icona che parla a tutta la comunità, stimolata a riflettere sul fascino e sulla forza della vita di fede, di quel Vangelo che ancora oggi smuove vite e anima milioni di persone in tutto il mondo.
Hope e Pedro: dal Battesimo nascerà la nostra famiglia cristiana
Il Battesimo che Hope e Pedro Odaro ricevono stanotte in Cattedrale dalle mani del vescovo di Forlì-Bertinoro, Livio Corazza, assieme alla Cresima e alla prima Comunione, non cancellerà solo il peccato originale, ma "guarirà" i brutti ricordi della drammatica traversata del Mediterraneo in un barcone per fuggire dalla guerra in Nigeria e arrivare sulle coste della Sicilia e poi a Bologna e finalmente in Romagna. La particolarità di questa coppia di catecumeni è che, dopo aver ricevuto i Sacramenti dell’iniziazione cristiana, lunedì prossimo alle 10.30 si sposeranno nella loro chiesa parrocchiale di San Nicolò a Meldola.

«Sono fuggito dalla Nigeria per salvarmi la vita, causa la guerra – racconta Pedro, 39 anni, nove dei quali in Italia –. Arrivato in modo avventuroso col barcone in Italia, ho ottenuto i documenti e anche un lavoro a Forlì come stampatore. Dopo due anni e sempre con un barcone, mi ha raggiunto Hope, oggi 32enne, che lunedì diventerà mia moglie e che ora lavora come operaia. Nel frattempo sono nati Vittoria ed Eric di 6 e 5 anni, già battezzati». Perché avete chiesto il Battesimo? «Per avvicinarci a Dio – rispondono Hope e Pedro –, comprendere le sue vie, crescere la nostra famiglia secondo i principi del Signore, fare il bene nella vita personale e nella società». Pedro ringrazia anche la comunità cristiana, la parrocchia e l’unità pastorale di Meldola (diecimila persone a dieci chilometri da Forlì), in particolare il parroco, don Enrico Casadio, «che per noi è come un babbo, ci ha aiutato in tante cose e ci ha seguiti nel cammino di fede». A celebrare il matrimonio sarà proprio don Enrico, che spiega: «Dovremmo tutti chiederci perché Pedro e Hope, come tanti altri adulti, italiani e non, chiedano il Battesimo. Questo ci aiuta a chiedere a noi stessi che cosa significa aver ricevuto il Battesimo e se vogliamo viverlo. Tanto più che aumenta il numero dei bambini che ricevono il Battesimo nell’età del catechismo e, di conseguenza, il numero delle famiglie che interpellano la comunità sul senso dei sacramenti e della vita cristiana. Chiediamoci anche come cerchiamo di inserirli in un cammino comunitario che li coinvolga». E conclude: «Oggi non è praticamente più possibile appartenere alla Chiesa in modo passivo».
Nel cammino verso il Battesimo Hope e Pedro sono stati seguiti come catechista da Maria Grazia Zatta, insegnante di religione e suora dei Silenziosi Operai della Croce, che sarà anche la madrina di entrambi e la testimone di nozze della sposa. «Hope e Pedro – commenta Maria Grazia – sono un grande dono di Dio per la Chiesa, una grande speranza per la nostra parrocchia. Sorprende soprattutto in loro la grande dignità con cui testimoniano la fede cristiana e il loro impegno di genitori in famiglia».
Emily: un abbraccio mi fatta sentire davvero a casa
«Alla mia timida richiesta del Battesimo al don, mi aspettavo delle obiezioni, dei rimproveri e degli insulti in tutte le lingue. Invece mi ha guardata e mi ha detto: "Giurami che non sei battezzata e me lo stai chiedendo davvero!" Io gli rispondo di sì, ancora intimorita. Lui a quel punto meravigliato mi chiede se può abbracciarmi». Il cammino battesimale di Emily, una giovane operaia romagnola della parrocchia di Rivalta, alle porte di Faenza, è iniziato con l’abbraccio del parroco don Pier Paolo Nava e culminerà con l’abbraccio di Gesù nel battesimo, che riceverà dal parroco durante la Veglia pasquale in parrocchia, al termine del cammino con altri cinque catecumeni adulti che riceveranno i sacramenti dell’iniziazione in Cattedrale a Faenza dal vescovo Mario Toso.
Commenta don Matteo Babini, responsabile diocesano del Catecumenato: «La partecipazione alla vita della Chiesa come siamo stati abituati a concepirla è mutata, ma il Signore non fa mancare la sua Grazia». Racconta Emily: «Da ragazza e da giovane, mi sentivo diversa dagli altri, perché non battezzata. Poi, per un incrociarsi di eventi, io e mio marito abbiamo cominciato ad andare in chiesa tutte le domeniche e lì all’inizio restavamo in un angolo: ero perplessa sul da farsi. Ed ero a tratti spaventata. Mi dicevo: "Se capiscono che non sono mai andata a messa mi fucilano, soprattutto il parroco". Poi, attraverso la messa, ho iniziato a capire cosa fosse il "cristiano". Da qui è nata la mia scelta di chiedere il Battesimo». Fino alla richiesta al don e «l’abbraccio sorprendente, il segno che mi ha fatto capire che Chiesa significa anche casa. Un posto dove vieni accolto ed ascoltato, indipendentemente da chi sei e di quale sia la tua storia».
Aggiunge Emily: «Poi ho cominciato il mio percorso di catecumenato e non scorderò mai la prima sera in cui sono andata a un incontro nel monastero domenicano dell’Ara Crucis, in cui una monaca ha fatto con noi un discorso su Dio e le sue mani, che ci accolgono e ci sorreggono. In quel ristretto gruppo non mi sono sentita più sola, diversa e a tratti sbagliata.» Dopo la catechesi, «un’infarinatura» della Bibbia «che voglio approfondire», ecco una conclusione provvisoria: «Se ora sono qui, è solo grazie a Dio. Lui ci lascia sempre la porta aperta, sta a noi decidere, se entrare o restarne fuori».
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