Il Giappone (sempre meno pacifista) apre alla vendita di armi

Tokyo è pronta ad allentare le norme sull'esportazione di armamenti letali. Polonia e Filippine nella lista dei possibili clienti
April 17, 2026
La premier giapponese Sanae Takaichi
La premier giapponese Sanae Takaichi/ REUTERS
È una nuova, ulteriore, spallata all’“edificio” pacifista che il Giappone aveva eretto dopo la catastrofe della Secondo Guerra mondiale. Sotto la spinta del primo ministro Sanae Takaichi, Tokyo è pronta ad allentare le norme sull'esportazione di armi letali. Come riportato dalla Reuters, “il governo giapponese adotterà formalmente le nuove norme già questo mese”: l’obiettivo dichiarato “è rinvigorire la base industriale militare del Paese”, aprendo, così, nuove opportunità diplomatiche e commerciali. Oggi il Giappone “spende abbastanza per le proprie forze armate – 60 miliardi di dollari quest'anno – da sostenere un'industria della difesa di notevoli dimensioni, in grado di produrre sistemi avanzati come sottomarini e aerei da combattimento”, aggiunge l'agenzia di stampa britannica.
La liberalizzazione abbracciata dal governo nipponico non è il frutto di una svolta improvvisa, ma il risultato di un lungo processo iniziato più di dieci anni fa. Mattone dopo mattone, il sistema che di fatto teneva fuori il Paese dal mercato globale delle armi, è stato smontato. Come ricostruisce il sito East Asia Forum, la nazione asiatica ha allentato il divieto, imposto negli anni '60 e '70, una prima volta nel 1983 per consentire le esportazioni verso gli Stati Uniti. Un cambiamento più significativo si è verificato poi nel 2011, quando l'ex primo ministro Yoshihiko Noda del Partito democratico "ha notevolmente attenuato il divieto per consentire lo sviluppo congiunto di armi con gli alleati degli Stati Uniti e le esportazioni per missioni di pace e umanitarie”. Un ulteriore passo in direzione dell’allentamento è avvenuto sotto l'ex primo ministro Shinzo Abe nel 2014 che ha permesso l'esportazione di equipaggiamento militare non letale. Oggi l’accelerazione impressa dal governo Takaichi.
Ma a chi venderà armi il Giappone? Secondo quanto riporta ancora la Reuters, in prima fila come potenziali nuovi clienti, figurano le forze armate polacche e la marina filippina, “che stanno attraversando un processo di modernizzazione a causa delle sfide alla sicurezza regionale”. Uno dei primi accordi che il governo di Takaichi approverà riguarda l'esportazione di fregate usate nelle Filippine, impegnate in una disputa marittima con Pechino nel Mar Cinese Meridionale. Una seconda tranche potrebbe essere costituita dalla vendita di sistemi di difesa missilistica. Varsavia e Tokyo possono contribuire a colmare le lacune nei rispettivi arsenali, cooperando in settori come i sistemi anti-drone e di guerra elettronica.
Il cambio di marcia del Giappone cade in un momento di grande “rimescolamento” a libello globale. Con le tensioni sempre più accese tra gli Stati Uniti e gli alleati storici, Tokyo potrebbe approfittare della necessità di diversi Paesi “alla diversificazione” nella catena di approvvigionamento degli armamenti. Come riporta il sito Defence24, specializzato in questioni di difesa, "gli Stati Uniti hanno a lungo dominato le catene di approvvigionamento militari globali". Secondo un rapporto di marzo dello Stockholm International Peace Research Institute, tra il 2021 e il 2025 gli Usa hanno rappresentato il 95% delle importazioni di armi del Giappone, l'85% degli acquisti di Australia e Gran Bretagna e il 77% di quelli dell'Arabia Saudita. “Il Giappone sta cercando di costruire una catena di approvvigionamento in Asia che non richieda il coinvolgimento degli Stati Uniti. Non è l'unico Stato interessato all'esportazione di armi su larga scala nella regione. La Corea del Sud è già il principale fornitore di armi per Polonia e Filippine. Il Giappone, tuttavia, è la quarta economia mondiale, quindi, il suo potenziale è ancora maggiore”.

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