Gli Stati Uniti hanno riunito allo stesso tavolo Israele e Libano. Perché è già un risultato
Sotto la regia del segretario di Stato, Marco Rubio, l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, e la sua controparte libanese, Nada Hamadeh Moawad, si sono confrontati per la prima volta. «Opportunità storica, ma non basteranno poche ore per risolvere i problemi»

«Questa è un’opportunità storica per la pace». Con queste parole il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha aperto il vertice che, per la prima volta dopo decenni, ha visto i rappresentanti di Libano e Israele impegnati in colloqui diretti. L’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, e la sua controparte libanese, Nada Hamadeh Moawad, protagonisti del vertice tenuto a Washington, non si sono scambiati alcuna stretta di mano. Rubio ha ammesso: «La complessità delle relazioni tra i due Paesi non potrà essere risolta in qualche ora». Ma è bastata una foto del tavolo a ferro di cavallo, allestito in una sala del Dipartimento di Stato, e il comunicato finale congiunto, a far sperare. «Che sia l’inizio della fine delle sofferenze del popolo libanese», ha dichiarato il presidente libanese Joseph Aoun. Il prossimo passo: negoziati diretti di alto livello.
Israele e Libano non hanno relazioni diplomatiche da anni. Negli ultimi tempi hanno avuto soli colloqui indiretti. Quelli del 2022, mediati sempre dagli Stati Uniti, hanno portato a un accordo bilaterale sul confine marittimo. Il vertice di ieri è maturato nell’ambito della guerra di Usa e Israele contro l’Iran. Il 9 aprile, due giorni dopo la tregua negoziata dal Pakistan, il premier israeliano Benjamin Netanyahu, impegnato in una pesantissima offensiva contro le milizie filo-iraniane di Hezbollah nel sud del Libano, ha annunciato che Israele avrebbe avviato negoziati con il governo di Beirut. Mossa fortemente auspicata dalla comunità internazionale che chiedeva il cessate il fuoco in Libano, l’altro fronte del conflitto contro Teheran, come condizione essenziale all’avvio dei negoziati di pace tra il regime e la Casa Bianca. Il faccia a faccia di due ore, ieri, con l’israeliano Leiter da un lato del tavolo e la libanese Moawad dall’altro, è si è tenuto all’indomani del flop in cui si sono risolti i colloqui di Islamabad.
Tra i nodi da sciogliere non c’è solo il cessate il fuoco ma, più in generale, la normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi vicini. Che deve passare attraverso il rompicapo del disarmo di Hezbollah che, proprio alla vigilia del vertice di Washington, ha diffuso un messaggio a chiarire: «Non rispetteremo alcun accordo che possa emergere». «Siamo uniti nel liberare il Paese dai miliziani», ha sottolineato Leiter a tirare le somme dell’incontro. L’invito a cogliere «l’opportunità» del confronto è stato rilanciato da una nota congiunta di 17 Paesi, tra cui Francia e Regno Unito. «La continuazione della guerra in Libano – ha sottolineato – mette a rischio l’attuale de-escalation regionale». Intanto si è continuato a combattere. Un raid israeliano è stato registrato vicino all’ospedale della città di Tibnin. Hezbollah ha rivendicato i razzi lanciati su 13 città nel nord di Israele.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






