Gaza è ancora vietata ai giornalisti. Proviamo (da fuori) a raccontare 3 mesi di tregua fragile

Secondo il ministero della Salute di Gaza, sono state 430 le persone uccise dal 10 ottobre. Oltre un milione di palestinesi, secondo i report pubblicati dall’Onu, vive in insediamenti precari, ripari improvvisati o edifici danneggiati. Reporter ancora banditi, stop alle Ong: eppure gli Usa sono determinati a proseguire nella loro "road map"
January 9, 2026
Tende a Gaza Cit
Membri della Croce Rossa internazionale davanti alle macerie di Gaza poche settimane dopo l'avvio della tregua nella Striscia
Il fuoco non è mai cessato a Gaza. Quanto fragile sia la tregua faticosamente raggiunta tre mesi fa con gli accordi di Sharm el-Sheikh lo dimostrano i numeri e la cronaca degli ultimi giorni: giovedì un razzo partito da Gaza City si è schiantato sul suolo dell’enclave prima di raggiungere il territorio israeliano. Al bombardamento del sito di lancio del razzo è seguito un attacco israeliano su diverse aree della Striscia. Sarebbero 11 le persone uccise secondo le fonti mediche locali.
Nelle tendopoli del governatorato meridionale di Khan Yunis un drone ha ucciso quattro persone, inclusi tre minori. Mercoledì i caccia di Tel Aviv hanno ucciso altre due persone nel tentativo fallito di eliminare un “terrorista di alto livello” di Hamas. L’incursione aerea ha avuto luogo nel nord di Gaza, dopo che alcuni guerriglieri del movimento islamico hanno aperto il fuoco verso i soldati dell’Idf, riporta il sito Ynet. Secondo il ministero della Salute di Gaza, che non distingue fra combattenti e civili, droni, soldati e carri armati israeliani hanno ucciso più di 430 persone dal 10 ottobre a oggi. La prima fase degli accordi ha visto solo parziale realizzazione.
Hamas ha ripreso da pochi giorni le ricerche del corpo dell’ultimo ostaggio rimasto, l’ufficiale di polizia Ran Gvili. Resta chiuso il valico di Rafah, e il flusso degli aiuti umanitari scorre ben al di sotto dei 600 camion giornalieri, numero che Tel Aviv aveva accordato al momento del cessate il fuoco. Oltre un milione di persone, secondo i report pubblicati dall’Onu, vive in insediamenti precari, ripari improvvisati o edifici danneggiati. Se lo spettro della carestia ufficialmente dichiarata dall’Onu a fine agosto si è dissolto, grave e diffuso rimane il problema della malnutrizione. Alla devastante crisi umanitaria si aggiunge la forzosa cessazione delle attività di 37 organizzazioni umanitarie internazionali, che il 1° marzo dovranno abbandonare Gaza e la Cisgiordania per non aver rispettato le nuove e stringenti norme di registrazione stabilite da Israele. Persiste il divieto di accesso alla Striscia per i giornalisti internazionali, imposto da Tel Aviv fin dal 7 ottobre 2023.
Mercoledì fonti interne all’amministrazione americana hanno fatto sapere al quotidiano "Times of Israel" che il presidente Donald Trump ha comunicato al premier israeliano Netanyahu di essere deciso a portare avanti l’implementazione della road map in 20 punti per la stabilizzazione della Striscia, nonostante la mancata restituzione della salma di Ran Gvili e l’assenza di certezze sul processo di disarmo di Hamas. La seconda fase dovrebbe far seguire alla smilitarizzazione delle milizie il dispiegamento della Forza Internazionale di stabilizzazione, un nuovo e nutrito corpo di polizia palestinese e gli organi politici e amministrativi capaci di garantire la ricostruzione della vita civile e delle infrastrutture annichilite dal conflitto. Egitto, Qatar e Turchia hanno assicurato a Washington che Hamas accetterà un graduale disarmo, il quale comincerà dall’arsenale più pesante per poi estendersi alle armi leggere. Il portavoce del movimento, Hazem Qassam, ha dichiarato che il movimento è pronto a facilitare il trasferimento del governo di Gaza a un comitato indipendente. Con quest’ultimo il portavoce si riferisce al gruppo di figure tecniche e apolitiche palestinesi, alle quali si affiancheranno anche esperti internazionali.
L’amministrazione transitoria della Striscia avverrà sotto la supervisione del “Tavolo della pace” guidato dal presidente Trump. «Hamas ha deciso di non partecipare all’amministrazione della Striscia di Gaza», ha sottolineato Qassam nel suo comunicato. La prima riunione del “Gaza Peace board” potrebbe aversi già la settimana prossima durante il Forum economico mondiale di Davos in Svizzera.

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