«Estremista»: così Mosca ha cancellato la ong Memorial, premio Nobel per la pace

La decisione della Corte Suprema vieta quel che resta dell’organizzazione, già chiusa a ridosso dell’invasione in Ucraina. L’appello: «La società civile si ribelli». Perquisita “Novaya Gazeta”
April 10, 2026
«Estremista»: così Mosca ha cancellato la ong Memorial, premio Nobel per la pace
Gli uffici di Memorial a Mosca, ormai chiusi / REUTERS
Le premesse c’erano tutte: da oggi l’associazione Memorial insignita del Premio Nobel per la pace nel 2022, e fondata dal fisico e Premio Nobel Andrej Sakharov per ricostruire e mantiene la memoria della repressione staliniana, è ufficialmente «organizzazione estremista» e dunque vietata in tutta la Russia. Fu proprio Memorial la prima Ong ad essere chiusa forzatamente a ridosso dell’invasione dell’Ucraina. Fu il presagio del cambio di passo del regime che avrebbe portato alla progressiva repressione con l’adozione di leggi liberticide sempre più mirate a colpire chi si oppone alla guerra e al soffocamento delle libertà. Il pronunciamento della Corte Suprema segue l’istanza del ministero della Giustizia che prima di Pasqua chiedeva di dichiarare Memorial «estremista» per spegnere anche ciò che resta dell’azione degli attivisti, che pur con tutte le difficoltà non solo custodivano la memoria del passato ma anche della repressione attuale. Suona paradossale che chi si occupa di diritti umani e memoria storica sia equiparato a pericolosi criminali. Un altro colpo di un processo che uno dopo l’altro, ha messo al bando il movimento Lgbt, il Fondo anticorruzione di Navalny e molte altre realtà della società civile russa.

Migliaia di persone in carcere

La repressione, peraltro in atto anche prima dell’aggressione all’Ucraina, dal 2022 ha portato in carcere migliaia di persone anche per un post o un cartello sui massacri di Bucha o Marjupol. Attivisti e politici, soprattutto di Jabloko, il partito dell’opposizione democratica i cui dirigenti, come il vice presidente Maksim Kruglov e Lev Shlossberg, sono in carcere, ma anche semplici cittadini tra cui minori. Del sostegno a questa lunga lista di prigionieri politici si occupano Memorial e una vasta rete di persone dall’interno del Paese, aiutando i detenuti e loro familiari, assicurando loro di ricevere lettere e medicine, raccogliendo risorse le spese legali o i viaggi che i loro cari devono affrontare per visitarli. Un quadro davvero desolante che oggi mette sempre più a dura prova la resistenza umana e civile dei russi contrari alla guerra. Il provvedimento prefigura la chiusura forzata delle sezioni locali di Memorial, la requisizione degli archivi e la possibilità di perseguire penalmente i suoi esponenti, eliminandone così ogni traccia in Russia e mettendo a rischio chi abbia relazioni anche con Memorial Internazionale fondata a Ginevra nel 2023 dopo la chiusura forzata nel 2022. In un comunicato di Memorial internazionale si fa appello alle istituzioni e alle realtà della società civile invitando a «ribellarsi a questo provvedimento, che colpisce mortalmente un’organizzazione che ha fatto della difesa dei diritti umani e della memoria storica la sua bandiera. Lotte che non si estingueranno con il provvedimento odierno, ma che richiedono la levata di scudi di tutte le persone che hanno a cuore la democrazia e che sono pronte a difendere chi, in Russia, si batte per un futuro diverso».

Perquisizioni alla Novaya Gazeta

In questo clima, procede l’accanimento sulla Novaya Gazeta, fondata da Dmitrij Muratov, Nobel per la Pace nel 2021. Ieri sera il sito del giornale riporta che nella sede è in atto la perquisizione e che l’accesso all’edificio è vietato agli avvocati. Dopo il ritiro della licenza la redazione ha continuato a fare informazione libera con i suoi giornalisti rimasti. La storia di questo giornale è segnata dalla caparbietà dei suoi redattori nel raccontare i fatti, la loro cruda verità qualunque sia la situazione. Non a caso oltre ad Anna Politkovskaja altri 5 collaboratori del giornale hanno perso la vita. L’incursione di ieri delle forze dell’ordine mira proprio a colpire la capacità della Novaya di restare in contatto con i propri lettori e sostenitori attraverso canali alternativi finora e nonostante tutto sopravvissuti.

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