I giochi in tv soffocano le storie: ora ridateci il “prime time”

Lo slittamento progressivo fino alla soglia delle 22 per motivi di share della vecchia prima serata e dei suoi classici contenuti (fiction, serie, film), che aggregano gli spettatori e costruiscono un immaginario condiviso, sta cambiando i consumi televisivi degli italiani. E non in meglio
April 10, 2026
I giochi in tv soffocano le storie: ora ridateci il “prime time”
Il cast de "La preside", fitcion andata in onda su RaiUno
Alcuni giorni fa il regista milanese Maurizio Nichetti ha postato un breve video in cui si lamenta del fatto che i programmi televisivi di quella che un tempo era la prima serata iniziano troppo tardi, quasi alle 22, secondo lui perché chi fa i palinsesti sta a Roma e lì cenano alle nove di sera e cominciano a decidere cosa si fa durante la serata verso quell’ora... Il video in pochissimo tempo è diventato virale (Nichetti ha circa 37.000 follower su Instagram, quindi non tantissimi) e ha raggiunto quasi un milione di visualizzazioni, con più di duemila commenti che approvano: segno che il problema è sentito, come testimoniano le frequenti lettere ai giornali di spettatori inviperiti per questi ritardi. Recentemente anche il produttore Carlo Degli Esposti – e con lui diversi altri colleghi – ha risollevato il problema. La questione merita quindi qualche ulteriore considerazione.
"Affari tuoi" va in onda su RaiUno
"Affari tuoi" va in onda su RaiUno
Come è probabilmente noto, tutto nasce dal fatto che i programmi che vanno in onda subito dopo il telegiornale stanno avendo ottimi ascolti: La Ruota della fortuna da una parte (Canale 5) e Affari tuoi dall’altra (RaiUno) toccano i cinque milioni di spettatori, che sono molto preziosi in questi tempi di vacche magre. Siccome poi la vittoria o sconfitta di un programma sull’altro viene misurata in termini di share, ciascuno dei due programmi tende a finire sempre più tardi per battere su questo terreno il concorrente e fregiarsi della vittoria.
"La ruota della fortuna" è il gioco proposto da Canale 5
"La ruota della fortuna" è il gioco proposto da Canale 5
È un meccanismo diabolico perché porta poi i programmi di “prima serata vera” a iniziare intorno alle 22 e finire intorno a mezzanotte. E ciò, a nostro parere, è uno dei principali motivi (non molto visibile ovviamente, se non ci si riflette un momento) per cui negli ultimi anni l’audience di questi programmi è molto calata in termini assoluti: pochi anni fa il 20% di share su una fiction di prime time significava cinque o sei milioni di spettatori, oggi sono 3,5. La cosa paradossale però è che nel computo generale alla fine non è che per le entrate pubblicitarie dei canali questa nuova situazione porti a un guadagno significativo: se ho mezzo milione di spettatori in più per un’oretta ma ne perdo due o tre nelle successive due non vediamo dove stia il vantaggio...
La gente non guarda più la tivù tradizionale dalle 22 in poi, e a rimetterci sono soprattutto film e fiction: ne fanno le spese più degli show musicali o di intrattenimento perché, al contrario di questi ultimi, sono “testi” che richiedono di essere fruiti fino alla fine. Posso decidere di guardare solo un’oretta di The Voice Generation, ma è contro natura guardare solo la prima ora di un film o una fiction: se uno sa che non lo potrà vedere fino alla fine, di solito rinuncia a iniziare.
Se ci si riflette un momento questa dinamica appare del tutto logica e plausibile, e non si capisce come i responsabili e i programmatori della televisione non se ne rendano conto: come si può iniziare a guardare un film alle dieci di sera sapendo che finirà a mezzanotte se – è il caso della grande maggioranza degli italiani – la mattina dopo ci si deve alzare alle sei o alle sette? In Italia ci sono quasi solo i dirigenti televisivi – e pochi altri – che iniziano a lavorare alle dieci di mattina...
Ancor di più questo vale per i ragazzi e i bambini: come può un genitore tenere un figlio sveglio fino a mezzanotte sapendo che il giorno dopo dovrà andare a scuola alzandosi presto?
La risposta che film e fiction sono disponibili sulle piattaforme (per esempio Raiplay) non tiene conto di molte dinamiche della fruizione. Se le si guarda sul computer, infatti, la fruizione è individuale e non familiare. Oggi ancora circa il 40% delle famiglie italiane non ha una tv connessa a Internet, quindi queste famiglie non possono vedere insieme un programma su Raiplay.
"Il marciatore", fiction Rai
"Il marciatore", fiction Rai
Il discorso – e in qualche modo l’appello – che stiamo facendo vale ovviamente soprattutto per la Rai, che avendo la responsabilità di essere servizio pubblico dovrebbe prendere decisioni che vanno al di là del puro e immediato (ma spesso miope) calcolo dell’audience. Anche perché la fiction Rai, che in questi ultimi anni ha visto – in buona parte, lo ripetiamo, per questo meccanismo diabolico – erodere gravemente i suoi ascolti, ha prodotto e sta producendo storie molto importanti per raccontare il Paese, farci conoscere la nostra storia, dare una speranza per cambiamenti positivi... Facciamo solo due esempi di prodotti andati in onda nel 2026: il tv movie Il marciatore, che attraverso la storia di Abdon Pamich raccontava anche la tragedia degli esuli di Fiume e dava un messaggio di coraggio e di perseveranza ai giovani per superare le difficoltà della vita, e la serie La preside, che parlava in modo molto efficace dell’istruzione come strumento di crescita civile e di affrancamento da contesti criminali. Si potrebbe continuare con i classici Don Matteo, in onda in questi giorni, Doc, Che Dio ci aiuti e molte altre produzioni che pur essendo popolari riescono comunque a coinvolgere, a diffondere valori e ad aiutare a riflettere su tanti problemi della nostra società e della nostra vita.
Tutto questo viene barattato per un paio di punti in più di share su un programma che – al di là della simpatia del conduttore – nella sostanza attua un efficace meccanismo ipnotico di sollecitazione di curiosità per gli esiti di quello che sostanzialmente è un colpo di fortuna.
Occorrerebbe quindi il coraggio di un cambio di rotta deciso: riportare la prima serata a quello che era, anticipando i programmi all’ora del “vecchio” prime time, intorno alle nove di sera, e cercare di ricostruire una platea (un po’ di tempo ci vorrà) che inevitabilmente è stata spinta ad abbandonare la tv tradizionale e a cercare altro.

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