Dalla falsa bandiera ucraina alle fake news russe: tutte le ombre sul voto in Ungheria
di Tommaso Canetta e Redazione Esteri
Il fact checking a cura di Pagella Politica e Avvenire. Domenica le presidenziali dopo una campagna inquinata da forze interne ed estere che sostengono il premier uscente Orbán. In gioco anche la tenuta dell’Europa

Il 12 aprile, domenica, i cittadini ungheresi saranno chiamati alle urne. La campagna elettorale è stata inquinata in misura drammatica dalle forze, domestiche o straniere, che sostengono il primo ministro uscente, Viktor Orbán. La disinformazione e la propaganda a sostegno del governo hanno martellato l’opinione pubblica con un messaggio di allarme chiaro e semplice: se vince l’opposizione, il partito Tisza guidato da Péter Magyar, sarà una catastrofe per gli ungheresi, perché Tisza è al soldo di Bruxelles e di Kiev, fa i loro interessi e non quelli nazionali, e trascinerà il Paese in una guerra contro la Russia. Per puntellare questa narrazione sono state adottate diverse strategie, online e offline, lecite e illecite, e non sempre da parte di attori ungheresi. Gli Stati Uniti e la Russia sono infatti i grandi sostenitori di Orbán e il loro supporto si è manifestato in diversi modi. Lo stillicidio di audio rubati e relativi scandali che sta coinvolgendo il governo in carica, in particolare per i suoi rapporti più che amichevoli con Putin e meno che leali con l’Unione europea, e specularmente le continue accuse da parte di Orbán all’Ucraina e all’UE di interferire nelle elezioni (sabotando gasdotti e pianificando attentati, ad esempio), hanno poi esasperato ulteriormente le tensioni alla vigilia del voto. Il Paese arriva alle urne senza una realtà condivisa sulla base della quale gli elettori possano informare le proprie decisioni.
La falsa narrazione: o lo status quo o la catastrofe

L’Ungheria è un Paese relativamente piccolo e povero, eppure le imminenti elezioni magiare sono state definite come le più importanti per l’Europa nel 2026. Viktor Orbán, il primo ministro in carica da 16 anni, è considerato una figura di riferimento per le forze di estrema destra dentro e fuori i confini dell’Europa. La sua postura ostile nei confronti dell’Ucraina lo rende un alleato di fatto per i nemici di Kiev. Una sua eventuale sconfitta avrebbe insomma rilievo per vari partiti di numerosi Stati europei, per gli Stati Uniti di Donald Trump e del movimento Maga, e per la Russia di Vladimir Putin. Gli sforzi per sostenere la sua rielezione sono quindi molteplici: dai messaggi di supporto di numerosi leader politici europei alla trasferta a Budapest del vicepresidente statunitense J.D. Vance, dall’attivazione da parte del Cremlino di unità dedicate alle interferenze in Paesi stranieri al sostegno di numerosi influencer di estrema destra sui vari social media. Tuttavia, secondo diversi osservatori, le interferenze esterne (legittime o meno) non avranno un impatto paragonabile a quello degli attori domestici. Il governo uscente e le forze che lo sostengono hanno impostato la loro strategia sul presentare agli elettori una scelta secca tra il mantenimento dello status quo e la catastrofe. In particolare, questo è il messaggio, se dovesse vincere l’opposizione il Paese scivolerebbe per ordine di Bruxelles verso la guerra contro la Russia al fianco dell’Ucraina. Eppure anche l’importanza della propaganda e della disinformazione a ridosso del voto non deve essere sovrastimata. Secondo diversi analisti le persone non vengono influenzate tanto dalle manipolazioni delle ultime settimane, quanto da anni di costante diffusione di teorie del complotto e narrazioni di disinformazione, capaci di fratturare le società e portare consensi a forze estremiste le cui posizioni spesso sono favorevoli agli interessi della Russia. Danni, questi, che non scompariranno all’indomani del voto.
Finti siti d’inchiesta per infangare i rivali: così lavora la disinformazione russa
Alcune operazioni di disinformazione russe sono state rilevate in Ungheria a ridosso del voto. Il gruppo associato al Cremlino Storm-1516 usa uno schema ricorrente: viene creato un finto sito d’inchiesta per ospitare articoli con gravi accuse, prive di prove o fonti credibili, contro gli avversari di Orbán. Queste vengono poi amplificate via social media, video e inserzioni pubblicitarie e disseminate nell’opinione pubblica. Sono così stati diffamati il pastore Gábor Iványi, accusato di pedofilia; un esponente di Tisza, accusato di reclutare giovani ungheresi per mandarli a combattere in Ucraina; la vice-presidente di Tisza, Ágnes Forsthoffer, accusata (tramite documenti manipolati) di far parte del network di Epstein; lo stesso Péter Magyar, accusato di corruzione. È inoltre attiva anche l’operazione russa Matryoshka. In base a questa vengono creati contenuti social in inglese, che riassumerebbero brevemente articoli (in realtà inesistenti) provenienti da note testate giornalistiche o centri studi dell'Europa occidentale, e che ripetono lo stesso messaggio: l’Ucraina e gli ucraini sono nemici degli ungheresi.
Realtà "parallele" con messaggi aggressivi: la propaganda viaggia sull'IA
I contenuti generati con l’Intelligenza Artificiale (IA), e non etichettati come tali, sono diventati uno dei principali strumenti della disinformazione. Grazie ai progressi di questa tecnologia, sono sempre più perfetti nel creare realtà parallele in cui i messaggi di propaganda trovano puntuale riscontro. L’Ungheria è il Paese UE dove la situazione è più grave. Nella ultime settimane sono stati rilevati ad esempio video deepfake di Magyar che prende ordini da Von der Leyen sulla guerra in Ucraina, o che si lamenta per il sequestro da parte di Budapest di un carico di oro diretto a Kiev, “soldi destinati alla nostra campagna elettorale”; interi network di account che usano immagini generate con l’IA, interagiscono tra di loro parlando di sport e storie d’amore, ma soprattutto condividono propaganda filogovernativa; video generati con l’IA che mostrano padri che muoiono in guerra e figli orfani, se dovesse vincere Tisza; e poi moltissima “sbobba” IA, video riconoscibili come falsi ma dal forte impatto emotivo, che diventano facilmente virali e che rinforzano le narrazioni pro-Orbán.
Nessuna pubblicità politica su Meta, ma il divieto è aggirato sistematicamente

Facebook è il principale social network in Ungheria, con 7 milioni di utenti su 9,6 milioni di abitanti. Dal 6 ottobre 2025 Meta, la casa madre di Facebook, ha vietato la pubblicità politica nell’UE. Ma questo divieto viene sistematicamente aggirato, in particolar modo da entità legate a Orbán. Centinaia di contenuti vengono sponsorizzati, diffondendo in particolare propaganda contro Tisza. Vengono così resi virali video generati con l’AI in cui Magyar prende ordini da Von der Leyen, o in cui gli ungheresi sono impoveriti o mandati in guerra se dovesse vincere Tisza; sondaggi che attribuiscono una vittoria certa a Fidesz; messaggi di sostegno a candidati di altre formazioni di opposizione che potrebbero drenare consensi a Tisza, e altro ancora. Meta di solito blocca questi annunci solo retroattivamente e spesso non prima che abbiano raggiunto centinaia di migliaia, se non milioni, di elettori. Inoltre Meta non sta ancora facendo nulla contro i recidivi, quindi un inserzionista il cui annuncio viene bloccato per violazione del divieto di pubblicità politica non ha difficoltà a pubblicarlo più e più volte.
La bandiera ucraina sventola alla manifestazione dell'opposizione, ma è un falso
Che in Ungheria potessero succedere operazioni di “false flag” era stato pronosticato settimane prima del voto. Secondo un’inchiesta del Washington Post (21 marzo 2026), i servizi russi avevano elaborato un piano per simulare un attentato contro Orbán. Quando poi il 5 aprile è stato trovato dell’esplosivo in Serbia, vicino a un gasdotto che porta gas russo in Ungheria, Orbán ha subito accusato l’Ucraina (che ha negato ogni addebito) e l’opposizione ha parlato di una operazione “false flag”. Le indagini sono in corso e le certezze, forse, arriveranno solo in futuro. Ma un caso dimostrato di “false flag”, piccolo ma rivelatore, c’è stato. Si tratta dell’esposizione di una grande bandiera ucraina durante una manifestazione di Tisza del 15 marzo. La bandiera è stata srotolata, tra le proteste dei manifestanti, fotografata e rapidamente fatta sparire. Le immagini sono immediatamente state rilanciate dai media schierati a sostegno di Orbán e, online, da network di migliaia account finti, a dimostrazione dell’asservimento dell’opposizione a Kiev. Peccato si sia poi scoperto che le persone che avevano srotolato la bandiera erano sostenitori di Fidesz.
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