È finita la visita di Trump in Cina. Ma il “raccolto” è molto magro
di Luca Miele
Oltre la cornice sfarzosa e la cordialità tra il padrone di casa Xi Jinping e l'ospite della Casa Bianca, i risultati raggiunti sono stati modesti. E limitati alla sfera economica

È possibile tracciare un primo, provvisorio, bilancio della visita del presidente Usa, Donald Trump in Cina? Oltre la cornice sfarzosa - dai sontuosi ricevimenti fino alla visita al giardino di Zhongnanhai a Pechino - e sotto il velo della retorica entusiasta su cui ha indugiato soprattutto il tycoon, il “raccolto” della due giorni appare piuttosto magro. E limitato, come ipotizzato da molti analisti alla vigilia del viaggio, alla sfera economica.
Come scrive la Reuters, “il principale risultato del vertice potrebbe essere il mantenimento della fragile tregua commerciale raggiunta durante l'ultimo incontro tra i leader a ottobre, quando Trump ha sospeso i dazi a tre cifre sulle merci cinesi, mentre Xi ha rinunciato a bloccare le forniture di terre rare, elementi vitali per la sicurezza alimentare”. Il rappresentante commerciale degli Stati Uniti Jamieson Greer, presente a Pechino nella delegazione Usa che ha accompagnato l’inquilino della Casa Bianca, ha però fatto sapere a Bloomberg TV che non è stato ancora deciso se prorogare la tregua oltre la sua scadenza prevista per la fine dell'anno.
Trump, dopo l'ultimo round di colloqui avuti oggi con il suo omologo cinese e prima di ripartire da Pechino, ha inneggiato al raggiungimento di "accordi commerciali fantastici, ottimi per entrambi i Paesi". Ma quale è il resale perimetro di queste intese? Funzionari statunitensi hanno parlato di accordi per la vendita di prodotti agricoli e di aver compiuto progressi nella creazione di meccanismi per gestire gli scambi commerciali futuri, con entrambe le parti che dovrebbero individuare beni non sensibili per un valore di 30 miliardi di dollari. I dettagli trapelati, sottolinea la Reuters, “sono scarsi e non si sono visti segnali di una svolta nella vendita dei chip AI avanzati H200 di Nvidia alla Cina, nonostante l'aggiunta a sorpresa all'ultimo minuto dell'amministratore delegato Jensen Huang al viaggio”. Trump ha dichiarato a Fox News che la Cina aveva accettato di ordinare 200 aerei Boeing, il suo primo acquisto di aerei commerciali di fabbricazione statunitense in quasi un decennio, ma la cifra era ben lontana dai circa 500 previsti dai mercati e le azioni Boeing sono crollate di oltre il 4%. "Per il mercato, il vertice può essere strategicamente rassicurante, ma deludente nella sostanza", ha affermato Chim Lee, analista senior per la Cina presso l'Economist Intelligence Unit.
Da parte sua Xi ha fatto sapere che sono state "raggiunte importanti intese comuni sul mantenimento di legami economici e commerciali stabili, sull'espansione della cooperazione pratica in vari campi e sull'affrontare in modo adeguato le reciproche preoccupazioni". Per il presidente cinese la visita sarebbe stata definita una nuova visione per la costruzione di un rapporto costruttivo basato sulla "stabilità strategica".
I dossier più “caldi” rimangono sostanzialmente “incagliati”, nonostante le dichiarazioni della Casa Bianca su una condivisione di intenti tra usa e Cina, in particolare sulla guerra in Iran. Se Trump ha fatto sapere di aver incassato sostegno sul nucleare iraniano e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, Pechino, dal canto suo, ha espresso tutto il suo disappunto. "Questo conflitto, che non sarebbe mai dovuto accadere, non ha motivo di continuare", ha dichiarato il ministero degli Esteri cinese. Ma è sul nodo Taiwan che si è misurata tutta la distanza tra le due potenze. La prima giornata della visita di Trump è stata segnata dai toni duri del discorso del presidente cinese Xi Jinping. Come ha commentato il Guardian, “ciò che rimarrà impresso di questo viaggio è il cupo avvertimento di Xi di "scontri e persino conflitti" con gli Stati Uniti se la questione di Taiwan non verrà gestita secondo la sua volontà, e l'incapacità di Trump di reagire, nemmeno in modo sottile”.
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