La psicologia riscopre san Tommaso e i Dottori della Chiesa
Contro l’egemonia di Freud una nuova generazione di studiosi mette al centro i maestri dell’interiorità: dai Padri della Chiesa a san Tommaso d’Aquino

Tutta colpa di Freud verrebbe da dire. Per l’influenza enorme che il padre della psicoanalisi ha avuto sulla psicologia moderna, allergica da sempre al pensiero religioso. Ma anche per il fascino subìto da tanti studiosi credenti, vittime di un lungo ostracismo culturale e qualche volta complici di un vero complesso d’inferiorità. Come se prima del lettino dello psicanalista non fossero mai esistiti formidabili conoscitori dell’animo umano: da Agostino a Tommaso d’Aquino, dai Padri del deserto a Ignazio di Loyola è lunga la lista dei giganti della cristianità che hanno messo a nudo il cuore e la mente dell’uomo. E dire che più volte si è fatta sentire anche la voce dei pontefici. Già Pio XII aveva apertamente confutato la psicoanalisi che riduceva l’uomo a livello dell’animale, a un essere tutto pulsione e immaginazione. E Giovanni Paolo II aveva ripreso e argomentato la definizione del filosofo Ricoeur a proposito di Freud, Marx e Nietzsche come i tre “maestri del sospetto”.
Del resto lo stesso Freud ne era consapevole: «La ricerca psicoanalitica, che noi coltiviamo, è ad ogni modo oggetto di un’attenzione diffidente da parte del cattolicesimo. Non affermeremo che ciò avvenga senza ragione. Considerato che il nostro lavoro ci porta a concludere che la religione non è altro che una nevrosi dell’umanità». Tanto più che per lui la Chiesa cattolica era «l’implacabile nemica della libertà di pensiero e del progresso verso la conoscenza della verità». Non è allora un caso se gran parte delle correnti psicologiche contemporanee sono contrarie a una visione cristiana dell’uomo.
Eppure qualcosa è cambiato negli ultimi anni. Come dimostrano gli studi di Martín Echavarría, filosofo e docente di psicologia presso l’Universitat Abat Oliba Ceu di Barcellona e membro ordinario della Pontificia Accademia di San Tommaso d’Aquino. Diversi suoi libri sono stati tradotti in italiano grazie all’opera sempre preziosa della casa editrice D’Ettoris, come l’ultimo: Psicologia dell’uomo virtuoso (pp.384, euro 24,90) proseguimento di Da Aristotele a Freud uscito già nel 2016. L’accademico spagnolo è da anni impegnato a recuperare la grande tradizione antica e medievale rifiutata dalla modernità con particolare riguardo alla lezione di Tommaso d’Aquino. Secondo Echavarría dietro le origini anti-cristiane della psicoterapia contemporanea ci sarebbe l’influenza decisiva di Friedrich Nietzsche che ha posto le basi teoriche della rottura con la tradizione. E Sigmund Freud ha poi affondato il colpo decisivo con la sua psicoanalisi. Due visioni contrapposte dell’uomo si sono infatti sviluppate nella civiltà occidentale: da un lato l’antropologia formulata su basi razionali, dalla filosofia greca integrata dal cristianesimo; dall’altra una naturalista e materialista, elaborata nell’antichità ma che ha avuto un ruolo sempre più egemone negli ultimi secoli e ha trovato sbocco nell’opera freudiana.
È prevalsa allora la convinzione ideologica che la psicologia – etimologicamente “studio dell’anima” – sia di recente fondazione, sul finire del XIX secolo. Buttando alle ortiche la tradizione antica che va da Aristotele, primo grande “psicologo” della storia dell’umanità, al Medioevo cristiano con le intuizioni di Tommaso d’Aquino. È proprio in questo solco che si inseriscono i lavori di Roberto Marchesini, psicologo e psicoterapeuta, tra i primi in Italia a tracciare una strada alternativa rispetto all’egemonia culturale dominante e a far uscire dall’angolo gli psicologi credenti. Significativi sono stati tra gli altri, i volumi Psicologia e cattolicesimo , La psicologia e san Tommaso d’Aquino e Aristotele, san Tommaso d’Aquino e la psicologia clinica tutti editi da D’Ettoris. E tra i più recenti: Tomismo per tutti (SugarCo) a conferma di quanto l’Aquinate fornisca una base essenziale anche alla psicologia contemporanea.
Con questo spirito Marchesini e Stefano Parenti hanno dato vita nel 2020 all’Associazione di Psicologia Cattolica che propone sin dalla nascita un percorso di formazione articolato sull’antropologia di san Tommaso e la sua declinazione nella pratica clinica. «All’inizio con i primi iscritti – spiega Parenti, autore anche del volume Sulle spalle dei giganti. Psicoterapia nella prospettiva di Tommaso d’Aquino (D’Ettoris) – ci ritrovavamo un giorno alla settimana per leggere assieme un brano della Summa Theologiae e confrontarci su come avrebbe potuto aiutare il lavoro coi pazienti. Oggi l’associazione può contare su circa 75 psicologi e psichiatri, abbiamo una rivista interna, proponiamo una formazione continua e incontri con esperti internazionali come Martín Echavarría, Mercedes Palet, psicoterapeuta svizzera e padre Ignacio Andereggen docente di metafisica e gnoseologia alla Pontificia Università Cattolica Argentina».
Un approccio che si ispira anche al lascito del più grande psicoterapeuta cattolico del Novecento, Rudolf Allers (1883-1963), figura riscoperta proprio da questa nuova generazione di psicologi credenti. Allers era convinto che l’evoluzione graduale della psicoterapia sarebbe approdata alle grandi verità svelate dai Padri della Chiesa e dai più importanti pensatori della cristianità. Una galleria di studiosi dell’animo umano che annovera personaggi del calibro di Evagrio Pontico e Giovanni Cassiano, Alberto Magno e Giovanni della Croce. Una miniera di spunti che illuminano anche il presente: basti pensare al successo recente negli Usa del testo di una medievista, Jamie Kreiner, pubblicato in Italia da Il Saggiatore, La mente vagabonda : come i monaci del Medioevo affrontavano il “problema” della distrazione, una lezione più che valida anche oggi nell’era della dipendenza dagli smartphone.
Ma certo la profondità di un “fuoriclasse” come san Tommaso non sfuggì nemmeno allo psicanalista tedesco non credente Erich Fromm: «In Tommaso d’Aquino si incontra un sistema psicologico da cui si può probabilmente apprendere di più che dalla gran parte degli attuali manuali di tale disciplina». E papa Giovanni XXII (1316-1334) non aveva dubbi: «Ricava maggior profitto chi studia per un anno solo nei libri di Tommaso d’Aquino, che chi segue per tutto il corso della sua vita gl’insegnamenti degli altri». C’è una domanda che Freud e i suoi allievi respinsero con forza perché secondo loro è senza risposta: è quella circa lo scopo della vita umana. Decisiva è invece per la psicologia che poggia sull’antropologia tomista: c’è al fondo di tutte le “patologie” un bisogno insaziabile di sapere il destino a cui tendiamo. Il fine dell’uomo non è il piacere, né l’utile, ma la felicità, un desiderio che conduce verso una meta più grande, su una strada senza fine.
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