Il dossier Taiwan può diventare «merce di scambio» nel negoziato Usa-Cina

di Elena Molinari, New York
Pechino chiederà di cancellare la vendita di armi per 11 miliardi a Taipei, autorizzata da Washington ma non ancora partita. Trump come al solito userà la sua spregiudicatezza come leva negoziale: l'ambiguità strategica dell'attuale amministrazione americana inizia a preoccupare l'isola
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May 14, 2026
Il dossier Taiwan può diventare «merce di scambio» nel negoziato Usa-Cina
Il porto di Keelung City, a Taiwan / Epa
Pubblicamente, a Pechino, Donald Trump e Xi Jinping parleranno soprattutto di commercio, investimenti, tecnologia, intelligenza artificiale e guerra in Iran. Ma dietro l’agenda ufficiale del vertice c’è un dossier più delicato: Taiwan, che il presidente Usa potrebbe usare come leva negoziale. Lo scenario che preoccupa Taipei e molti parlamentari americani di entrambi i partiti è che Trump cerchi cooperazione su energia, commercio o tecnologia in cambio di un passo indietro americano su Taiwan. Il presidente ha infatti bisogno di portare a casa risultati concreti: promesse cinesi di acquisti americani, una riapertura sui mercati, un allentamento delle tensioni sulle terre rare, forse cooperazione sulla crisi iraniana e sullo Stretto di Hormuz, anche se Trump ha detto di non aver bisogno dell’aiuto di Xi. E Taipei potrebbe essere il prezzo Pechino che proverà a chiedere.
La Cina, per cominciare, chiederà che venga cancellata la vendita di 11 miliardi di dollari di armi per Taiwan, la più grande mai approvata per l’isola. A dicembre l’Amministrazione americana ha autorizzato la fornitura, ma non è ancora partita. Secondo indiscrezioni, il pacchetto è stato rallentato prima del vertice proprio per evitare di irritare Pechino. Trump ha già confermato che ne parlerà con Xi. Ed è proprio questo dettaglio ad allarmare i sostenitori di Taipei. Dal 1982, con le cosiddette “Sei assicurazioni”, gli Stati Uniti si sono impegnati a non consultare Pechino prima di vendere armi a Taiwan. Trasformare quelle forniture in materia di scambio significherebbe concedere alla Cina il diritto di intervenire indirettamente sulle scelte di difesa dell’isola.
La questione è sensibile perché la politica americana su Taiwan si regge da decenni su un equilibrio volutamente vago. Washington riconosce Pechino come unico governo della Cina, ma mantiene rapporti informali con Taipei ed è obbligata dal Taiwan Relations Act ad aiutare l’isola a difendersi. Non promette esplicitamente un intervento militare in caso di invasione cinese, ma neppure lo esclude. Questa “ambiguità strategica” finora è stata abbastanza chiara da scoraggiare Pechino e abbastanza implicita da non incoraggiare una dichiarazione formale d’indipendenza taiwanese. Trump ha trattato questa ambiguità con maggiore disinvoltura dei suoi predecessori. Ha accusato Taiwan di aver “rubato” agli Stati Uniti l’industria dei semiconduttori e suggerito che Taipei dovrebbe pagare per la propria protezione. Da qui il rischio politico del vertice. Per Xi, ottenere anche solo una frase più debole da parte americana sarebbe un successo. Se Trump dicesse non solo che gli Stati Uniti “non sostengono” l’indipendenza di Taiwan, formula tradizionale, ma che vi si “oppongono”, Pechino potrebbe presentarlo come un arretramento di Washington. Se il presidente americano lasciasse intendere che le vendite di armi dipendono dall’andamento dei rapporti con la Cina, Taipei leggerebbe il messaggio come vulnerabilità.
Il peso strategico dell’isola, però, non è diminuito. Taiwan è al centro della filiera globale dei semiconduttori avanzati, essenziali per l’intelligenza artificiale, l’industria militare e l’economia digitale. Per questo la sua sicurezza è parte della competizione tecnologica tra le due superpotenze. Pechino arriva al vertice sapendo che Trump cerca risultati spendibili in patria. La guerra in Iran pesa sui mercati energetici e sulla politica interna americana, ma le tensioni nello Stretto di Hormuz riguardano anche la Cina, grande acquirente di petrolio iraniano e dipendente dalle rotte del Golfo. Questa interdipendenza può trasformarsi in terreno di scambio.

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