C'è una gara che la Cina ha già vinto: quella per il primato nella ricerca scientifica
di Luca Miele
Per la prima volta il gigante asiatico ha superato gli Usa negli investimenti. Gli indicatori evidenziano che il sorpasso è già avvenuto

C’è un “campo” nel quale la Cina ha già battuto gli Stati Uniti: quello della ricerca scientifica. Non si tratta di un’occorrenza marginale ma di un primato, di un’ascesa destinata a scuotere e ridisegnare le consolidate gerarchie globali. Secondo l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), il sorpasso della Cina si è compiuto nel 2024, ultimo anno per il quale sono disponibili i dati. Il gigante asiatico ha investito 1.030 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo, superando gli 1.010 miliardi di dollari investiti dagli Stati Uniti. Come scrive il sito di analisi The Conversation, “non siamo davanti a un esito sorprendente” ma al punto terminale di un processo di lunga durata: dal 2004, “la spesa cinese è cresciuta di oltre il 14% all'anno, più del doppio rispetto a quella degli Stati Uniti nello stesso periodo. Questa crescita riflette la continua enfasi che la Cina pone sulla scienza e sull'innovazione nei suoi piani quinquennali, strategie ricorrenti che guidano scelte politiche più ampie”.
Se si considera che nel 1980 la Cina era tra i Paesi con la spesa più bassa al mondo in ricerca, si può cogliere l’entità della sua ascesa “sistematica e inarrestabile”. I dati certificano questa dinamica. In maniera impietosa. Nel 2019, la Cina ha superato gli Stati Uniti nella quota dell'1% degli articoli più citati al mondo – quelli che alcuni definiscono i premi Nobel per la ricerca. Nel 2022, ha conquistato il primo posto a livello globale per numero totale di articoli citati. Nel 2024, ha superato gli Stati Uniti nel numero totale di pubblicazioni scientifiche – la prima volta che una nazione ha scalzato il dominio americano da quando gli Stati Uniti stessi avevano superato il Regno Unito nel 1948. Sempre nello stesso anno, le aziende cinesi hanno depositato circa 1,8 milioni di domande di brevetto, contro le 603.191 degli Stati Uniti. Ma non basta. Come riporta il China Daily, il gigante asiatico è diventato il primo Paese al mondo “a superare i 5 milioni di brevetti di invenzione validi”.
Siamo davanti a un cambio di orizzonte epocale. “La scienza americana è stata l'invidia del pianeta almeno dalla Seconda Guerra Mondiale”, si legge su The Atlantic. Una supremazia che è stato un ingrediente fondamentale dell’egemonia a stelle e strisce. Eppure quel primato si è sgretolato, e non soltanto per la concorrenza cinese. “Dopo l'insediamento del presidente Trump lo scorso anno, la sua amministrazione ha iniziato a smantellare le istituzioni scientifiche del Paese, sospendendo in massa i finanziamenti per la ricerca e bloccando interi settori di ricerca all'avanguardia”. La spesa federale Usa per la ricerca e sviluppo ha raggiunto il picco nel 2010 con circa 160 miliardi di dollari, per poi declinare di oltre il 15% nei cinque anni successivi.
Ma non basta. Un’altra dinamica negativa è la chiusura verso “i cervelli” stranieri. “Gli Stati Uniti hanno costruito il loro primato scientifico in parte diventando la meta preferita dei ricercatori più ambiziosi del mondo. Gli Stati Uniti sono leader mondiali per numero di premi Nobel, ma è significativo notare che il 40% dei premi Nobel per la chimica, la medicina e la fisica assegnati a cittadini americani dal 2000 a oggi sono stati vinti da immigrati”. Oggi una serie di picconature stanno smantellando quel sistema di accoglienza e integrazione dei talenti, mortificando il potere di attrazione degli Usa.
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