Attesa per il discorso di Trump alla nazione dopo la minaccia di ritirarsi dalla Nato
In un giro di interviste rilasciate poco prima del suo discorso in tv, il presidente ha anticipato: «Esprimerò il mio disgusto per l'Alleanza Atlantica».

«Il nuovo regime iraniano, molto meno radicalizzato e più intelligente dei suoi predecessori, ha appena chiesto agli Stati Uniti d’America un cessate il fuoco». È l’annuncio mattutino con cui il presidente Donald Trump ha ventilato una svolta nel conflitto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Non l’unico della giornata. In serata (ore 3 in Italia), ne arriverà un altro su cui sono circolate diverse speculazioni. Una delle più ricorrenti riguarda l’adesione all’Alleanza Atlantica. In un giro di interviste rilasciate poco prima del suo discorso in tv, il presidente ha anticipato: «Esprimerò il mio disgusto per la Nato».
In verità, non sarebbe la prima volta che Trump punta il dito contro l’organizzazione militare nata dalle macerie della Seconda Guerra mondiale. La «tigre di carta», l’ha recentemente chiamata il presidente. Secondo Jens Stoltenberg, capo della Nato tra il 2014 e il 2024, il tycoon, così rivela nel suo libro di memorie, è andato vicino al ritiro degli Stati Uniti dall’alleanza già nel 2019, ai tempo del suo primo mandato alla Casa Bianca. A gennaio è tornato a tuonare contro gli alleati che smontavano le sue rivendicazioni sulla Groenlandia. Le relazioni transatlantiche di Washington sono precipitate quando, nell’ambito della guerra contro Teheran, molti Paesi Nato hanno respinto il suo invito a “forzare” lo Stretto di Hormuz, bloccato dal regime, per ripristinare il flusso di petrolio. «Difficile da credere – ha sottolineato – penso solo che (il loro sostegno, ndr) sarebbe dovuto essere automatico, come lo è stato quello degli Usa in altre questioni, come l’Ucraina». «Sto considerando seriamente il ritiro», ha tagliato corto. È una provocazione, ci si chiede, o una dichiarazione d’intenti? Nelle cancellerie dei Paesi membri dell’alleanza è scoppiato il panico. Tra i primi intervenuti a smorzare gli slanci demolitori di Trump c’è il premier britannico Keir Starmer secondo cui «la Nato è l’alleanza militare più efficace che il mondo abbia mai conosciuto». Il Regno Unito è il Paese, legato agli Stati Uniti da una “relazione speciale”, a cui il presidente Usa proprio non perdona il “no”: «Non hanno nemmeno una marina. Sono troppo vecchi. Hanno portaerei che non funzionano», ha irriso il tycoon. Dichiarazioni di invito alla calma e all’unità sono arrivate anche da Francia, Germania, Polonia e altri.
L’uscita di Washington dal blocco dei 32 Paesi Nati è vincolata al via libera dei due terzi del Senato e, in ogni caso, non sarebbe operativa prima di un anno. Molti analisti ritengono che Trump stia alzando la tensione solo per cercare una via d’uscita al pantano della guerra contro gli ayatollah. A detta del suo vice, JD Vance, «sta perdendo la pazienza». La prospettiva di una svolta verso il cessate il fuoco continua a essere fumosa. «Lo prenderò in considerazione – ha precisato – solo quando lo stretto di Hormuz sarà aperto, libero e sicuro». «Fino ad allora – ha aggiunto – distruggeremo l’Iran sino ad annientarlo, lo riporteremo all’Età della Pietra». Eppure, qualche ora prima, aveva promesso: il conflitto finirà «molto presto», «in due, forse tre settimane». «Tutto quello che devo fare è lasciare l’Iran – ha puntualizzato – così i prezzi della benzina caleranno».
Non lasciano invece margini all’interpretazione i chiarimenti arrivati da Teheran che, per mezzo del portavoce del ministero degli Esteri, ha precisato: le parole di Trump sulla richiesta di cessate il fuoco sono «false e infondate». «Lo Stretto di Hormuz – ha aggiunto una nota delle Guardie della Rivoluzione – non sarà aperto ai nemici di questa nazione per le ridicole messinscene del presidente americano». Oggi è tornato a farsi sentire la nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, per esprimere gratitudine al leader di Hezbollah, Naim Qassem, per la «perseveranza, la fermezza e la pazienza» del suo sostegno.
Intanto, nei cieli del Medio Oriente continuano a piovere missili e droni. Un raid iraniano ha colpito una petroliera israeliana al largo del costa del Qatar. Nel mirino del regime è finito pure l’aeroporto del Kuwait dove è scoppiato un incendio. Dal fronte opposto, l’esercito israeliano ha avviato una nuova ondata di attacchi contro decine di obiettivi nel cuore di Teheran e nella provincia di Isfahan. Sull’Iran sono entrati in azione anche i primi bombardieri B-52. A Londra, oggi, si riuniscono i rappresentanti dei Paesi che pronti a intervenire, una volta terminate le ostilità, per riportare alla normalità il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz.
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