venerdì 19 febbraio 2021
Il presidente John Magufuli vieta ogni traccia dei contagi: «Qui il virus non c’è». Mancano i dati, ma la Chiesa lancia l’allarme: «Troppi funerali». Morto anche il numero due di Zanzibar
Camionisti in ingresso in Kenya dalla Tanzania si sottopongono ai test

Camionisti in ingresso in Kenya dalla Tanzania si sottopongono ai test - LaPresse

COMMENTA E CONDIVIDI

In un’Africa che fatica ad aver accesso ai farmaci anti-Covid e in cui la variante sudafricana e ora quella nigeriana si fanno sentire sulla moltiplicazione di contagi e vittime, c’è un Paese che non solo i vaccini non li ha ma non vuole nemmeno averli. Meglio: è il suo presidente, il negazionista John Magufuli, ad aver stabilito che non ce ne sia bisogno. Niente di strano, forse, per un leader che già il 29 aprile dello scorso anno aveva fermato la conta dei contagi e delle vittime. Quel giorno la Tanzania faceva segnare 509 casi di coronavirus dall’inizio della pandemia, 21 morti e 183 ricoveri. Poi, il nulla. Perché Magufuli – populista di rito autocratico, corrente anti-Occidentale – si convinse che il Covid-19 era una montatura. E che sì, insomma, bastavano un po’ di igiene in più, qualche preghiera e l’uso della medicina tradizionale per evitare di esserne vittima. E così è andata fino ad oggi.

«Per ora la Tanzania non ha intenzione di importare alcun vaccino, almeno finché non saremo convinti che siano sicuri», ha detto nei giorni scorsi la ministra della Salute, Dorothy Gwajima. E poco conta che la Tanzania, 60 milioni di abitanti, potrebbe rientrare tra i Paesi beneficiari dell’iniziativa Covax, che nelle prossime settimane inizierà l’invio delle prime forniture di vaccino ai Paesi in via di sviluppo. Perché il no tanzaniano è un no soprattutto politico. La Tanzania, ha insistito la ministra, è al sicuro.
Era l’8 maggio dello scorso anno quando nel Paese arrivava un presunto rimedio anti-coronavirus dal Madagascar, l’artemisia, una pianta da cui ricavare un infuso la cui inefficacia contro il Covid-19 era stata già sancita dall’Oms. Poche settimane dopo, in un discorso nella capitale Dodoma, il presidente Magufuli, soprannome Bulldozer, annunciava che Dio aveva risposto alle preghiere e che la Tanzania era libera dal Covid. La Chiesa locale, da parte sua, lanciava allarmi sul diffondersi della pandemia, chiedendo sì di pregare, ma soprattutto di adottare tutte le misure precauzionali prese nel resto del mondo, a partire dall’uso della mascherina e dalla limitazione di assembramenti e contatti ravvicinati. Anche il quotidiano della Chiesa tanzaniana nei giorni scorsi ha titolato a caratteri cubitali in prima pagina «Il coronavirus c’è», mentre i vescovi cattolici hanno ribadito che la Tanzania «non è un’isola» e che corre gli stessi pericoli dei Paesi vicini. «Avevamo un paio di funerali a settimana nelle parrocchie urbane, ora sono all’ordine del giorno», sottolinea padre Charles Kitima, segretario della Conferenza episcopale locale. Mercoledì è morto anche il vicepresidente dell’arcipelago semiautonomo di Zanzibar, Seif Sharif Hamad. Le autorità non hanno specificato la causa, ma il 31 gennaio il suo partito aveva riferito che sia il 77enne Hamad che la moglie e altri loro consiglieri erano risultati positivi. Ieri, dopo un ricovero, è deceduto invece John Kijazi, principale collaboratore di Magufuli. E anche in questo caso il governo ha taciuto sulle cause.

Mentre l’Africa fa segnare ormai 3,6 milioni di contagi e sfonda quota 100mila vittime, è la stessa Oms a rinnovare il suo appello alla Tanzania affinché adotti misure concrete. Di fatto, però, se il governo non intenderà registrare l’uso di alcun vaccino nel Paese, nessun tanzaniano potrà avervi accesso. Il virus continuerà così a diffondersi. «All’improvviso c’è molta gente che muore di quelle che vengono etichettate come polmonite e difficoltà respiratorie», sottolinea l’epidemiologa Catherine Kyobutungi, evidenziando i rischi anche per i Paesi vicini. «Finché ci saranno casi di Covid in Tanzania sarà impossibile per loro, con confini così porosi, liberarsi dal virus. Inoltre – prosegue l’esperta – in un Paese dove c’è una diffusione così incontrollata c’è il rischio che si sviluppino nuove varianti». Se insomma oggi è la «sudafricana» la nuova emergenza del continente, domani potrebbe essere una nuova variante tanzaniana a rendere inefficaci i vaccini in arrivo nei prossimi mesi nella regione, in una drammatica spirale che terrebbe l’Africa sub-sahariana a lungo ostaggio del Covid.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI