Ti affitto un parente: ma è davvero questo il futuro della famiglia?
di Luciano Moia
Il calo delle nascite e la fragilità dei legami familiari stanno ridisegnando la mappa della parentela: meno fratelli, zii e cugini, genealogie sempre più corte e “verticali”. Ne abbiamo parlato con l’antropologa Claudia Mattelucci

Meno famiglie, meno bambini, meno fratelli, meno nonni, meno cugini. Non è solo un problema di denatalità. L’inverno demografico coniugato alla disgregazione familiare incide pesantemente anche sulla rete delle parentele, struttura affettiva, identitaria e sociale che da sempre ha rappresentato il senso della custodia, della solidarietà e della tradizione. Una famiglia allargata su cui si sapeva di poter contare. Oggi, che le tutte le relazioni si sono allentate e troppo spesso sono venute meno, non stanno cambiando solo le forme familiari – con conseguenze al momento difficilmente valutabili – ma stanno cambiando anche riferimenti culturali, abitudini, modi di dire. Lo racconta, tra gli altri, un film in questi giorni nelle sale, “Rental family. Nelle vite degli altri”, che mette in luce uno spaccato di società giapponese dove, come sappiamo, la natalità è ancora peggio di quella italiana e le famiglie sono ancora più disgregate. Il film racconta l’attività di un’agenzia – in Giappone sembra siano ormai la normalità - che "presta" parenti a chi ne ha bisogno. Un padre per una bambina che deve presentarsi con entrambi i genitori alla festa della scuola. Due nonni per un nipotino che non li ha mai conosciuti, una zia, un fidanzato. Si paga e arriva la persona giusta, con le connotazioni “razziali” giuste, per una sera, un giorno, due. Soltanto un film? No, purtroppo. L’ennesimo segnale che qualcosa sta cambiando profondamente e che dobbiamo comprendere meglio. Ne parliamo con Claudia Mattelucci, docente di antropologia all’Università di Milano Bicocca, esperta di genere e di parentele.
In tutto l’Occidente la natalità è in caduta libera e i legami familiari sempre più incerti, fluidi, evanescenti. La maggior parte dei bambini che nascono oggi in Italia sono destinati a rimanere figli unici. Molti non avranno neppure cugini e zii. Dobbiamo quindi pensare che anche il concetto di parentela come oggi noi lo conosciamo sarà destinato a subire profonde trasformazioni?
Queste trasformazioni, in realtà, sono già in atto. Il declino della natalità e l’aumento della longevità hanno modificato profondamente le strutture della parentela. La riduzione del numero di figli ha comportato meno fratelli, sorelle, zii e cugini; allo stesso tempo l’allungamento della vita media ha aumentato la presenza dei nonni e talvolta dei bisnonni. Già dagli anni Novanta Pier Giorgio Solinas parlava di una “verticalizzazione” delle relazioni parentali: la parentela si restringe sull’asse orizzontale – quello di fratelli e cugini – e si estende su quello verticale, delle generazioni. Le genealogie assumono così sempre più spesso la forma di una piramide rovesciata. Per altro, il calo della natalità non riguarda solo l’Occidente: ha interessato e interessa, con tempi e in modi diversi, anche paesi tradizionalmente ad alta natalità come Cina, India e molte regioni dell’America Latina.
Queste trasformazioni, in realtà, sono già in atto. Il declino della natalità e l’aumento della longevità hanno modificato profondamente le strutture della parentela. La riduzione del numero di figli ha comportato meno fratelli, sorelle, zii e cugini; allo stesso tempo l’allungamento della vita media ha aumentato la presenza dei nonni e talvolta dei bisnonni. Già dagli anni Novanta Pier Giorgio Solinas parlava di una “verticalizzazione” delle relazioni parentali: la parentela si restringe sull’asse orizzontale – quello di fratelli e cugini – e si estende su quello verticale, delle generazioni. Le genealogie assumono così sempre più spesso la forma di una piramide rovesciata. Per altro, il calo della natalità non riguarda solo l’Occidente: ha interessato e interessa, con tempi e in modi diversi, anche paesi tradizionalmente ad alta natalità come Cina, India e molte regioni dell’America Latina.
Quali sono gli aspetti dei legami familiari che l’antropologia considera determinanti per la costruzione dell’identità personale e di quella sociale?
Le relazioni sono fondamentali nella costruzione dell’identità. La famiglia, qualunque sia la sua forma, resta il primo ambito di cura e socializzazione. Attraverso le relazioni parentali la persona acquisisce una posizione nel suo universo sociale, con diritti e doveri verso gli altri. In molte società l’identità è profondamente relazionale: si è “figli di”, “membri di”, “discendenti di” prima che individui. Genealogia, memoria e regole di discendenza definiscono continuità e appartenenze, radicando gli esseri umani in gruppi sociali più ampi della famiglia nucleare. Al loro interno si apprendono valori, norme e ruoli di genere che – come già osservava Margaret Mead – contribuiscono alla formazione della personalità.
Le relazioni sono fondamentali nella costruzione dell’identità. La famiglia, qualunque sia la sua forma, resta il primo ambito di cura e socializzazione. Attraverso le relazioni parentali la persona acquisisce una posizione nel suo universo sociale, con diritti e doveri verso gli altri. In molte società l’identità è profondamente relazionale: si è “figli di”, “membri di”, “discendenti di” prima che individui. Genealogia, memoria e regole di discendenza definiscono continuità e appartenenze, radicando gli esseri umani in gruppi sociali più ampi della famiglia nucleare. Al loro interno si apprendono valori, norme e ruoli di genere che – come già osservava Margaret Mead – contribuiscono alla formazione della personalità.
Quali sono, parlando sempre di parentela, le differenze più significative – se ci sono - tra la nostra tradizione occidentale e le culture “lontane”?
Nelle società europee e nord-americane la parentela è pensata in termini bio-legali: è l’insieme dei legami di sangue o istituiti dalla legge, come nel matrimonio o nell’adozione, ed è organizzata attorno alla famiglia nucleare. Gli studi antropologici mostrano però che altrove la parentela può coinvolgere gruppi molto più ampi. Responsabilità sociali, economiche e rituali sono condivise tra numerosi parenti. La parentela assume una dimensione sociale più estesa e meno centrata sulla sola famiglia nucleare.
Nelle società europee e nord-americane la parentela è pensata in termini bio-legali: è l’insieme dei legami di sangue o istituiti dalla legge, come nel matrimonio o nell’adozione, ed è organizzata attorno alla famiglia nucleare. Gli studi antropologici mostrano però che altrove la parentela può coinvolgere gruppi molto più ampi. Responsabilità sociali, economiche e rituali sono condivise tra numerosi parenti. La parentela assume una dimensione sociale più estesa e meno centrata sulla sola famiglia nucleare.
Quindi ha senso parlare di “parentele” non fondate su legami di sangue?
Sì, da tempo l’antropologia culturale ha evidenziato come la parentela non corrisponda alla consanguineità, anche se per noi il sangue e i geni sono simboli potenti. Marshall Sahlins ha definito la parentela come una “mutualità dell’essere”. In molte società sono parenti coloro che si comportano come tali, condividendo vita quotidiana, esperienze e sostanze vitali. La parentela è un processo che si costruisce nel tempo attraverso pratiche come vivere insieme o condividere il cibo. Questa visione della parentela come qualche cosa che si fa più che qualche cosa che è ha aiutato a comprendere sia forme di parentela distanti dal modello europeo e nord-americano, sia quelle più vicine, incluse le forme contemporanee di filiazione derivanti dall’adozione transnazionale o dalla riproduzione assistita.
Sì, da tempo l’antropologia culturale ha evidenziato come la parentela non corrisponda alla consanguineità, anche se per noi il sangue e i geni sono simboli potenti. Marshall Sahlins ha definito la parentela come una “mutualità dell’essere”. In molte società sono parenti coloro che si comportano come tali, condividendo vita quotidiana, esperienze e sostanze vitali. La parentela è un processo che si costruisce nel tempo attraverso pratiche come vivere insieme o condividere il cibo. Questa visione della parentela come qualche cosa che si fa più che qualche cosa che è ha aiutato a comprendere sia forme di parentela distanti dal modello europeo e nord-americano, sia quelle più vicine, incluse le forme contemporanee di filiazione derivanti dall’adozione transnazionale o dalla riproduzione assistita.
Ecco, parliamo delle parentele reali ma spesso ignote collegate alle pratiche di fecondazione medicalmente assistita. Quali sono a questo proposito le modifiche più significative che sono state registrate negli ultimi decenni?
Le tecnologie riproduttive hanno introdotto cambiamenti rilevanti. I test di paternità hanno rafforzato l’idea della filiazione come legame biologico, mentre in passato il legame con il padre era soprattutto un legame sociale. L’ecografia ha anticipato la relazione con il nascituro alle prime fasi della gestazione: scopriamo il sesso e attribuiamo un nome molto prima della nascita. Le tecniche di procreazione medicalmente assistita possono separare dimensione genetica, gestazionale e sociale della genitorialità: chi fornisce i gameti, chi porta avanti la gravidanza e chi cresce il bambino possono essere persone diverse. Questo rende più complessa la definizione di maternità e paternità e fa emergere relazioni genetiche ignote o invisibili, come quelle tra figli dello stesso donatore. Dal punto dell’antropologia culturale, la parentela è una costruzione sociale e culturale oltre che una questione di geni, che oggi si ridefinisce nell’intreccio tra biotecnologie, diritto, possibilità e scelte familiari.
Le tecnologie riproduttive hanno introdotto cambiamenti rilevanti. I test di paternità hanno rafforzato l’idea della filiazione come legame biologico, mentre in passato il legame con il padre era soprattutto un legame sociale. L’ecografia ha anticipato la relazione con il nascituro alle prime fasi della gestazione: scopriamo il sesso e attribuiamo un nome molto prima della nascita. Le tecniche di procreazione medicalmente assistita possono separare dimensione genetica, gestazionale e sociale della genitorialità: chi fornisce i gameti, chi porta avanti la gravidanza e chi cresce il bambino possono essere persone diverse. Questo rende più complessa la definizione di maternità e paternità e fa emergere relazioni genetiche ignote o invisibili, come quelle tra figli dello stesso donatore. Dal punto dell’antropologia culturale, la parentela è una costruzione sociale e culturale oltre che una questione di geni, che oggi si ridefinisce nell’intreccio tra biotecnologie, diritto, possibilità e scelte familiari.
Se si perde il senso dei valori connessi al ruolo dei legami di parentela – la custodia del padre, la generatività della madre, la solidarietà fraterna, il senso della memoria dei nonni – non c’è il rischio di una società più povera e meno coesa?
I legami di parentela hanno sempre svolto una funzione fondamentale di trasmissione: non solo della vita biologica, ma anche di valori, memoria e responsabilità tra le generazioni. Genitori, fratelli e nonni sono stati e restano nodi importanti – anche se non necessariamente gli unici o per tutti i più significativi - di solidarietà e cura. Quando questi legami si indeboliscono può esserci un rischio di maggiore frammentazione sociale. L’antropologia culturale, tuttavia, mostra che le società rielaborano continuamente le forme della parentela: ciò che conta non sono tanto la composizione o la morfologia familiare in sé, quanto la capacità delle relazioni di soddisfare i bisogni di cura e nutrire il senso di responsabilità verso gli altri.
I legami di parentela hanno sempre svolto una funzione fondamentale di trasmissione: non solo della vita biologica, ma anche di valori, memoria e responsabilità tra le generazioni. Genitori, fratelli e nonni sono stati e restano nodi importanti – anche se non necessariamente gli unici o per tutti i più significativi - di solidarietà e cura. Quando questi legami si indeboliscono può esserci un rischio di maggiore frammentazione sociale. L’antropologia culturale, tuttavia, mostra che le società rielaborano continuamente le forme della parentela: ciò che conta non sono tanto la composizione o la morfologia familiare in sé, quanto la capacità delle relazioni di soddisfare i bisogni di cura e nutrire il senso di responsabilità verso gli altri.
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