Sos adolescenza: «Vi spiego il boom degli incontri che organizziamo per i genitori»
Sono 17mila gli adulti che si sono iscritti al ciclo di Fondazione Oltre ispirato alla serie “Adolescence”. Abbiamo chiesto al presidente Gigi De Palo il senso dell'iniziativa e le ragioni del suo successo

Come educare oggi, al tempo dei social network, con strumenti sempre più sofisticati e sempre più insufficienti? La domanda, prima che la scuola e le comunità, attraversa le famiglie. Ed è proprio dentro alle domande dei genitori che si è inserita l’esperienza della Fondazione Oltre, che con un ciclo di incontri organizzato all’Auditorium della Conciliazione di Roma, ispirato anche dalla visione della serie di Netflix Adolescence, ha raccolto la cifra incredibile di oltre 17mila iscrizioni, trasformandosi in qualcosa di più di un’iniziativa culturale: un luogo condiviso di elaborazione e confronto. Ne parliamo con il presidente, Gigi De Palo.
Siete partiti da una serie televisiva e vi siete ritrovati con migliaia di genitori coinvolti. Che cosa è successo?
È successo che abbiamo intercettato una preoccupazione reale. Molti genitori avevano visto Adolescence: una serie fatta molto bene, ma che lascia addosso un senso di angoscia, quasi di impotenza. Da lì ci siamo chiesti cosa si potesse fare, quale spazio educativo fosse ancora possibile abitare. Abbiamo pensato a un ciclo di incontri per offrire chiavi di lettura, immaginando di coinvolgere circa mille persone all’Auditorium della Conciliazione. Invece si sono iscritte in 17mila. Abbiamo dovuto aprire lo streaming e oggi abbiamo persone collegate da tutta Italia.
È successo che abbiamo intercettato una preoccupazione reale. Molti genitori avevano visto Adolescence: una serie fatta molto bene, ma che lascia addosso un senso di angoscia, quasi di impotenza. Da lì ci siamo chiesti cosa si potesse fare, quale spazio educativo fosse ancora possibile abitare. Abbiamo pensato a un ciclo di incontri per offrire chiavi di lettura, immaginando di coinvolgere circa mille persone all’Auditorium della Conciliazione. Invece si sono iscritte in 17mila. Abbiamo dovuto aprire lo streaming e oggi abbiamo persone collegate da tutta Italia.
Al di là dei numeri, che cosa vi ha colpito di più di questa risposta?
Il fatto che non si tratti solo di partecipazione individuale. Molte famiglie si ritrovano nelle scuole dei figli per seguire insieme gli incontri. Questo dice una cosa importante: c’è un desiderio forte di condividere le preoccupazioni, di non essere soli. Si sta creando, nei fatti, una comunità educante. Genitori che si incontrano, si confrontano, fanno un pezzo di strada insieme. È questo, forse, il dato più interessante.
Il fatto che non si tratti solo di partecipazione individuale. Molte famiglie si ritrovano nelle scuole dei figli per seguire insieme gli incontri. Questo dice una cosa importante: c’è un desiderio forte di condividere le preoccupazioni, di non essere soli. Si sta creando, nei fatti, una comunità educante. Genitori che si incontrano, si confrontano, fanno un pezzo di strada insieme. È questo, forse, il dato più interessante.

Eppure spesso i genitori cercano risposte rapide, quasi “istruzioni per l’uso”…
È vero. C’è una richiesta implicita di tutorial, di liste di cose da fare e da non fare, un po’ nello stile dei social. Ma quello che è emerso con chiarezza da tutti gli incontri — anche grazie al contributo di persone come Alberto Pellai, Franco Nembrini e Bruno Mastroianni — è che l’educazione non funziona così. Si educa solo se si è felici, se si ha speranza. Per un figlio, la cosa più importante è vedere un genitore contento di vivere e di educarlo. Non è una tecnica, è una testimonianza.
È vero. C’è una richiesta implicita di tutorial, di liste di cose da fare e da non fare, un po’ nello stile dei social. Ma quello che è emerso con chiarezza da tutti gli incontri — anche grazie al contributo di persone come Alberto Pellai, Franco Nembrini e Bruno Mastroianni — è che l’educazione non funziona così. Si educa solo se si è felici, se si ha speranza. Per un figlio, la cosa più importante è vedere un genitore contento di vivere e di educarlo. Non è una tecnica, è una testimonianza.
Accanto al lavoro sugli adolescenti, avete avviato anche un progetto legato al teatro classico. Perché questa scelta?
Perché crediamo che i ragazzi abbiano bisogno di confrontarsi con le grandi domande. Con l’Istituto Nazionale del Dramma Antico portiamo gli studenti al Teatro Greco di Siracusa per assistere alle tragedie. Paghiamo noi il biglietto, ispirandoci al theorikon, che nell’Atene antica permetteva a tutti di partecipare agli spettacoli. È un investimento sulla cittadinanza. Vogliamo far capire ai ragazzi che le domande dei greci di 2500 anni fa — sulla vita, la morte, la guerra, il tradimento — sono le stesse di oggi. Non è qualcosa di lontano: è profondamente attuale.
Perché crediamo che i ragazzi abbiano bisogno di confrontarsi con le grandi domande. Con l’Istituto Nazionale del Dramma Antico portiamo gli studenti al Teatro Greco di Siracusa per assistere alle tragedie. Paghiamo noi il biglietto, ispirandoci al theorikon, che nell’Atene antica permetteva a tutti di partecipare agli spettacoli. È un investimento sulla cittadinanza. Vogliamo far capire ai ragazzi che le domande dei greci di 2500 anni fa — sulla vita, la morte, la guerra, il tradimento — sono le stesse di oggi. Non è qualcosa di lontano: è profondamente attuale.
Sul fronte digitale, molti governi stanno intervenendo con nuove regole. È la strada giusta?
È una parte della risposta. C’è bisogno di regolamentazione, di paletti chiari. Ma il rischio è che il discorso resti solo politico o tecnico. Serve ascoltare anche genitori, medici, psicologi. E soprattutto serve accompagnare. L’educazione è come tenere il sellino della bicicletta: stai vicino finché il figlio non trova l’equilibrio. Poi, a un certo punto, devi lasciare. Regole e relazione devono stare insieme. Se manca una delle due, non funziona.
È una parte della risposta. C’è bisogno di regolamentazione, di paletti chiari. Ma il rischio è che il discorso resti solo politico o tecnico. Serve ascoltare anche genitori, medici, psicologi. E soprattutto serve accompagnare. L’educazione è come tenere il sellino della bicicletta: stai vicino finché il figlio non trova l’equilibrio. Poi, a un certo punto, devi lasciare. Regole e relazione devono stare insieme. Se manca una delle due, non funziona.
In fondo, qual è oggi la vera emergenza educativa?
Paradossalmente, non sono i ragazzi. Sono gli adulti. Se riaccendiamo il motore educativo dei genitori, loro saranno in grado di affrontare qualsiasi cambiamento: oggi i social network, domani l’intelligenza artificiale. Il punto è rimettere in moto questo desiderio. È quello che stiamo cercando di fare».
Paradossalmente, non sono i ragazzi. Sono gli adulti. Se riaccendiamo il motore educativo dei genitori, loro saranno in grado di affrontare qualsiasi cambiamento: oggi i social network, domani l’intelligenza artificiale. Il punto è rimettere in moto questo desiderio. È quello che stiamo cercando di fare».
Il ciclo di incontri continuerà?
Sì, abbiamo già fissato le date per il prossimo anno. Ed è tutto gratuito. Ci teniamo molto a questo, perché spesso ce lo chiedono. Per noi è importante che sia accessibile a tutti: l’educazione non è un servizio da comprare, è un bene comune.
Sì, abbiamo già fissato le date per il prossimo anno. Ed è tutto gratuito. Ci teniamo molto a questo, perché spesso ce lo chiedono. Per noi è importante che sia accessibile a tutti: l’educazione non è un servizio da comprare, è un bene comune.
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