Questo è il tuo corpo
di Sofia
Affetti, relazioni, sessualità: perché è ancora così difficile parlarne in famiglia?

Numero #15| 26.4.2026
Le vertigini, il vomito, i dolori. E poi i pensieri più irripetibili, le ansie, le paranoie. «Mi sembrava che il mio corpo e il mio cervello fossero in guerra con me» raccontava Louise qualche mese fa alla BBC, in una confessione a cuore aperto sulla sua depressione post partum che l’ha portata sulla soglia del suicidio, proprio come è successo questa settimana alla mamma di Catanzaro che s’è buttata dal balcone coi suoi tre bambini. Se non lo sai, si chiamava Anna: i piccoli, Nicola di 4 anni e Giuseppe di 4 mesi, sono morti con lei sul colpo. Maria Luce, che di anni ne ha quasi 6, sta lottando per la vita all’ospedale di Genova. Louise però, a differenza di Anna, su quella soglia s’è fermata. La guerra dentro se stessa è finita. Oggi fa la volontaria in un'associazione inglese che supporta altre donne in gravidanza.
Sappiamo tutto ormai, noi esseri umani, di come siamo fatti. Nel caso specifico della gravidanza e della cosiddetta depressione post partum sono facilmente reperibili grafici e illustrazioni che mostrano al millimetro cosa accade nel cervello dopo l’evento dirompente che è, per ogni donna, la nascita di un figlio. Quanto al corpo, non serve alcuna strumentazione clinica per descrivere la metamorfosi a cui è sottoposto: la si vede a occhio nudo e il parto ne è la plastica, sconvolgente apoteosi. Ciò che sta in mezzo però, ciò che nel corpo d’una donna si agita e prende forma e si impasta con la ragione per poi dalla testa tornare a conficcarsi nella carne – e ancora, ancora, anche dopo che un figlio è venuto a questo mondo – non si può misurare: avviene in modi misteriosi, diversi per ciascuna, imprevedibili.
Esiste insomma una ragione del corpo. Una grammatica che precede le parole e che le struttura, che a volte le fa urlare, altre le storpia, altre ancora le contraddice; una memoria inscritta nei muscoli, negli ormoni, nei gesti, che chiede d’essere riconosciuta prima ancora che spiegata, o addirittura corretta. Ci interessa? Ne siamo interpellati come coniugi, familiari, come comunità e istituzioni? La questione si sposta in fretta dal piano sanitario (e della cronaca) a quello sociale, educativo: chi guarda e ascolta una donna durante una gravidanza, e dopo? Chi la aiuta ad abitare il suo nuovo corpo, la sua nuova vita? E chi lo fa con un uomo, con uno che diventa padre? Chi coi nostri ragazzi, messi sempre più precocemente sulla graticola delle aspettative sul piano delle relazioni e degli affetti?
Oggi con Sofia parliamo di corpo, in senso ampio. Se ti sei perso i numeri precedenti, li trovi tutti qui. Se non sei ancora iscritto, fallo subito.
Adesso cominciamo.
Questo è il tuo corpo
Il corpo è il grande dimenticato dell’educazione. Lo osserviamo, lo giudichiamo, lo nascondiamo, lo esibiamo. E non lo insegniamo mai. Raramente i ragazzi vengono accompagnati dai propri genitori a comprenderne il linguaggio più intimo: è inutile, non si fa, nemmeno in questi nostri tempi così libertari e “onnicondivisivi”. C'è chi si vergogna, chi è paralizzato dall'insopportabile retaggio di certi tabù travestati da morale, chi fa spallucce e ripete tra sé e sé che «ci penserà qualcun altro». Il problema è che non ci pensa nessuno nemmeno fuori da casa: non è un caso se la discussione sul famoso ddl Valditara relativo all'educazione “sessuo-affettiva” a scuola, che la vorrebbe proibire del tutto alle elementari e subordinarla al consenso preventivo alle medie, è stata rinviata di nuovo in questi giorni (complici le manifestazioni di piazza e le decine di migliaia di firme raccolte in aperta contestazione col provvedimento).
Eppure è proprio sulle relazioni e sulla percezione del proprio corpo e di quello altrui che oggi si dovrebbe giocare una delle partite educative più urgenti. Le indagini più recenti raccontano una generazione di ragazzi che continua a desiderare rapporti stabili, profondi, ma che spesso fatica a orientarsi nel concreto delle emozioni e dei legami. Dopo l’uccisione di Giulia Cecchettin, un evento spartiacque per il dibattito sulla questione nel nostro Paese, molti adolescenti interpellati sulla violenza di genere si sono espressi con parole sorprendentemente dirette: chiedono adulti capaci di parlare d’amore senza imbarazzo, senza rifugiarsi nel silenzio o in formule astratte. Chiedono qualcuno che li aiuti a dare un nome a ciò che sentono – attrazione, paura, gelosia, desiderio, rabbia – prima che queste emozioni si trasformino in confusione o in conflitto. Le femmine si sentono per lo più sopraffatte, usate, hanno paura. I maschi sono invece smarriti di fronte alle aspettative su di loro: da una parte la richiesta, giusta, di rispetto e reciprocità; dall’altra modelli culturali che continuano a proporre una virilità competitiva, talvolta aggressiva.
Dentro questo scenario (complicato dall'impatto dei social network e adesso dell'Intelligenza artificiale coi chatbot) il corpo torna a mostrarsi per quello che è sempre stato: il primo terreno su cui si impara il limite e la dignità. È nel corpo che si fa esperienza del consenso, del rispetto, della distanza. È nel corpo che si comprende che l’altro non è un oggetto né un prolungamento dei propri desideri, ma una presenza diversa da noi che va riconosciuta. Quando questo accade, il limite e il rispetto della dignità propria e altrui diventano i mattoni con cui si costruiscono legami e si affrontano i conflitti, plasmando una società pacifica. Quando questo non accade (e abbiamo la sensazione non stia accadendo, non abbastanza) ecco fiorire l'abuso e la violenza, in tutte le forme che sono sotto i nostri occhi: sulle donne, tra i ragazzi sui coetanei e i compagni di classe, persino sugli adulti colpevoli di un brutto voto o di un rimprovero.
Per questo educare al corpo non significa snocciolare informazioni tecniche o biologiche, ma restituire senso ai gesti quotidiani, rendere consapevoli i nostri figli del peso di quello che fanno e che dicono, insegnare che la libertà non coincide con l’assenza di regole ma con il tentativo di scegliere il bene proprio e quello degli altri. Si tratta di un lavoro che chiede adulti presenti, credibili, disposti anche a esporsi con le proprie fragilità. Saremo mai pronti?
🧰 La cassetta degli attrezzi
A metà tra la bussola e l'archivio
Il corpo non è solo una questione privata: è un fatto educativo, sociale, persino politico.
• Dati: il Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo segnala che oltre l’80% dei giovani tra i 18 e i 29 anni desidera relazioni stabili, ma molti faticano a riconoscere e gestire emozioni come gelosia o frustrazione; quasi il 45% dei ragazzi tra i 16 e i 25 anni cerca informazioni su relazioni e sessualità online (e circa 4 su 10 accedono con regolarità a contenuti pornografici); cresce inoltre il ricorso a strumenti di IA, con oltre la metà degli adolescenti italiani che ha utilizzato almeno una volta un chatbot per chiarire dubbi personali sul proprio corpo. Quanto alle giovani donne, da cui siamo partiti, l’Istituto Superiore di Sanità stima che la depressione post partum riguardi tra il 10% e il 15% delle neomadri.
• Rischi: il silenzio attorno al corpo, soprattutto nei passaggi più fragili – adolescenza, primi legami, gravidanza – alimenta solitudine e senso di inadeguatezza; quando le prime risposte arrivano quasi esclusivamente dal web, il rischio è affidarsi a modelli distorti o impersonali; la mancanza di adulti capaci di nominare emozioni e limiti espone a relazioni confuse.
• Opportunità: rimettere il corpo al centro riapre spazi di dialogo tra generazioni; educare al rispetto del corpo proprio e altrui costruisce relazioni più consapevoli; offrire ai ragazzi adulti credibili con cui confrontarsi riduce la dipendenza da fonti digitali anonime e frammentarie; accompagnare madri e padri nei primi mesi dopo la nascita di un figlio riduce l’isolamento e rafforza la fiducia.
• Rischi: il silenzio attorno al corpo, soprattutto nei passaggi più fragili – adolescenza, primi legami, gravidanza – alimenta solitudine e senso di inadeguatezza; quando le prime risposte arrivano quasi esclusivamente dal web, il rischio è affidarsi a modelli distorti o impersonali; la mancanza di adulti capaci di nominare emozioni e limiti espone a relazioni confuse.
• Opportunità: rimettere il corpo al centro riapre spazi di dialogo tra generazioni; educare al rispetto del corpo proprio e altrui costruisce relazioni più consapevoli; offrire ai ragazzi adulti credibili con cui confrontarsi riduce la dipendenza da fonti digitali anonime e frammentarie; accompagnare madri e padri nei primi mesi dopo la nascita di un figlio riduce l’isolamento e rafforza la fiducia.
Questo è il momento per fermarti a osservare ciò che accade attorno a te. Come viene ascoltato il corpo, nella tua famiglia? E nella tua comunità? Abbiamo preparato una riflessione ampia, ricca di spunti: vale la pena leggerla con calma e poi usarla come strumento di confronto, in casa e fuori.
🖋️ Scritto in piccolo
Lo spazio a misura di bambino
Crescere significa anche imparare a separarsi, a muovere il proprio corpo fuori dal perimetro domestico: oggi accade sempre prima, con esperienze di mobilità internazionale già alle elementari. Sapevi che esiste l'Erasmus anche per i bambini di 10 anni? Dal 2021 ha coinvolto oltre 20mila alunni italiani: giovedì lo abbiamo raccontato anche ai piccoli nelle pagine centrali del nostro inserto settimanale Popotus.
Quanto alle parole che usiamo per descrivere quel che sperimentiamo fisicamente, «che caldo» potrebbe non bastare più per le giornate incandescenti. Il cambiamento climatico sta finendo per cambiare anche il vocabolario: in Giappone è stato coniato un neologismo per definire quelle giornate in cui le temperature superano i quaranta gradi. Scopri qual è.
📱 Chi ti influencer?
Famiglie sui social e in Rete

Il corpo a volte può porre dei limiti (o può essere visto come portatore di limiti), ma è soprattutto relazione, presenza, possibilità di legame. Lo dimostra la storia di Ermanno Curti e Gianmarco Lepre, amici diventati fratelli per scelta, che con il progetto social “Distributori di felicità” trasformano la quotidianità in uno spazio di inclusione e gioia condivisa. Li abbiamo incontrati per raccontarla.
⌛ Tempo al tempo
Cose da leggere, vedere, ascoltare e fare in famiglia
• Abbandonato, libero, celeste, nudo, mio: quante cose può essere, un corpo. Le sta prendendo in esame sulla prima pagina di Avvenire, da un punto di vista introspettivo e spirituale, Alessandro Deho' in una serie di pillole quotidiane su cui meditare.
• Due immagini fisiche potentissime di amore e di dolore: il papà dei bimbi di Catanzaro di cui abbiamo parlato all'inizio, che ieri s' è caricato in spalla la bara del più piccolo e che non s'è mai staccato dai loro feretri in chiesa; la foto di Luis e della sua famiglia separata dall'Ice negli Stati Uniti, che ha vinto il World Press Photo 2026.
• Wendy è un'altra madre che ha deciso di togliersi la vita, perché incapace di superare la morte del figlio. Lo ha fatto nei giorni scorsi attraverso il suicidio assistito, in Svizzera, nonostante il suo corpo fosse perfettamente sano. Una storia che solleva pesanti interrogativi.
• Quanto alla depressione post partum, ne ha sofferto la cantante Levante e l'ha raccontata in una canzone.
• Impazza un uso distorto del corpo maschile – e un'aberrante interpretazione di quello femminile – nella “manosfera”. Ci si è immersa Antonella Mariani. Se l'argomento ti interessa, un portale (svizzero) fatto davvero bene può servirti come strumento per parlarne con tuo figlio, tuo nipote o con i ragazzi che conosci.
• Ci sono persone e non solo corpi – spiega Francesco Riccardi – a cui bisognerebbe cominciare a guardare in un modo diverso.
• Sì, a furia di non parlare di sessualità e affettività ai nostri figli, non solo si informano online ma online finiscono oggi per sperimentarle e nella maggior parte dei casi fidanzarsi. Leggi il nostro viaggio nel mondo del digital dating.
• A proposito di social network, IA e minori: ma quanto ci fanno paura le tecnologie...
• E poi ci sono anche gli smartphone, che finalmente abbiamo capito essere un bel problema. Averlo capito, però, è solo l'inizio secondo Massimo Calvi.
• Mamma, papà o amici? Nella serie dedicata al vocabolario dei ragazzi che ha inaugurato lo psicologo e scrittore Luigi Ballerini sempre su Avvenire (esce ogni mercoledì se vuoi leggerla sulla carta) si parla molto di relazioni.
• L'avevamo già anticipato, ma te lo ricordiamo: all'educazione e alla famiglia come scuola di affettività è dedicata dal 30 aprile al 3 maggio la XXVI Settimana nazionale di studi sulla spiritualità coniugale e familiare organizzata dalla Cei a Verona. Scopri il programma.
• Ci sono sempre le relazioni al centro dell'ultimo libro di Mariolina Ceriotti Migliarese, intitolato L'anello che manca. L'autrice ne parlerà a Milano col direttore di Avvenire, Marco Girardo, mercoledì 29 aprile al Teatro Faes di via Alessandro Visconti d'Aragona 13. L'appuntamento è alle 20.45 e se sei nei paraggi, puoi partecipare.
• Per altre letture sull'argomento, ti rimandiamo all'ultimo capoverso della nostra “cassetta degli attrezzi” (ti basta scorrere fino in fondo).
• Corpi nella Chiesa: l'ostensione di quello di San Francesco, che s'è appena conclusa ad Assisi, ha lasciato un segno indelebile.
• Corpi incredibili nello sport: sono quelli di LeBron padre e figlio. Vederli giocare insieme nella stessa squadra dell'Nba è uno spettacolo di famiglia che Vincenzo R. Spagnolo ha voluto descrivere nei minimi particolari.
• Comunicazione di servizio: su una Sofia precedente abbiamo toccato il tema delle adozioni. Ebbene, per le famiglie che hanno adottato un bambino tra il primo gennaio e il 31 dicembre 2025 sarà possibile d'ora in avanti fare richiesta di rimborso spese. Se ne fai parte, o ne conosci qualcuna, qui trovi tutto quello che c'è da sapere.
• Dopo tante cose dense il tuo, di corpo, si merita un momento di leggerezza: prenditi due minuti per scoprire tutte le statistiche curiose che lo riguardano (e anche molte altre).
• Se invece hai più tempo, concediti un po' di dolcezza mettendo in agenda il 17 maggio “Mielerie aperte”: si tratta di un evento che coinvolge le aziende apistiche in tutta Italia e che le vede aprire i battenti al pubblico con visite guidate, degustazioni, laboratori e attività per le famiglie coi bambini. Devi solo trovare la più vicina.
La Casa della Tenerezza dove le coppie si ritrovano (e provano a ripartire)
Siamo stati a Montemorcino, vicino a Perugia, nel centro di don Carlo Rocchetta che accompagna relazioni in crisi verso un nuovo equilibrio. «Separazioni e divorzi aumentano, ma qui 6 coppie su 10 si riavvicinano. Quanto ci vuole? In genere 5 mesi». Leggi
Il nostro padre ignoto e il catechista di Shiva
L'sperimento di leggere i testi delle canzoni che ascoltano i nostri figli mentre loro le ascoltano. Come è andata a finire? Vai alla quattordicesima puntata
Tutti a Cervia per scoprire l'arte degli aquiloni
Primavera, vento e mare… Che ne dici di far volare gli aquiloni? A Cervia e a Fano i cieli in festa per le famiglie. Segui il tour
🗣️ La tua Sofia
La famiglia non si racconta da sola, servi anche tu
Hai una storia da raccontare o una riflessione che vuoi condividere a proposito di tutto quello di cui abbiamo parlato finora?
Scrivici a sofia@avvenire.it
Scrivici a sofia@avvenire.it
Grazie di averci aperto la porta di casa.
Se ti sei perso i numeri precedenti, li trovi qui. Se ancora non sei iscritto, fallo subito.
Torneremo da te tra 15 giorni, cioè domenica 10 maggio (che è anche la Festa della mamma).
👋 Alla prossima!
— La redazione di Avvenire con Viviana Daloiso e in questo numero: Nicoletta Martinelli, Giuseppe Matarazzo, Luciano Moia
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