Non so vivere senza l'Ia
Una ragazza di vent’anni del tutto dipendente: è il primo caso

Dell’intelligenza artificiale non può più fare a meno: proprio come succede con le droghe o con il gioco d’azzardo è nata una dipendenza, sviluppatasi in ore, giorni, mesi durante i quali questa ragazza di vent’anni si è confidata e ha chiesto consiglio a un chatbot. Illudendosi che fosse un amico: è la prima persona a essere presa in cura, a Venezia, da un Serd, il Servizio per le dipendenze patologiche. Perché quella sviluppata dalla giovane è una malattia. Al Serd già si cura chi non riesce a staccarsi dallo smartphone e chi vive chattando o sui social network ma questo è il primo caso di dipendenza da Ia. Non sarà certo il solo ma ci vuole coraggio per ammettere il problema e chiedere di essere aiutati. E l’aiuto ci sarà: prima di tutto a capire che un algoritmo ti dice solo quel che vuoi sentire, impara a conoscerti da quel che domandi e riveli. Poi, risponde come vorrebbe chi lo interroga: sempre gentile, disponibile a qualsiasi ora per tutto il tempo che vuoi. Ma l’algoritmo non ha un cuore e se non c’è il cuore, che ascolto è?
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