A quattro zampe
di Sofia
Un pizzico di Sanremo e la storia del cane Nazgul: il minimo comune denominatore è il modo in cui intendiamo le relazioni

Numero #11| 1.3.2026
Mentre chiudiamo questo numero della newsletter (manca qualche minuto alle 22 di sabato 28 febbraio) non abbiamo ancora contezza di chi abbia vinto il Festival di Sanremo, che – volenti o nolenti – è l’evento che ogni anno per una settimana intera polarizza l’attenzione delle famiglie italiane complice la sfida, in effetti stravinta da qualche tempo a questa parte, di tradursi in un evento intergenerazionale. Così in questi giorni sarà sicuramente capitato anche a te di sentire i tuoi figli o i tuoi nipoti parlare entusiasti di un rapper di cui non sei in grado nemmeno di ripetere il nome, e di trovarti a tua volta a dover loro spiegare chi siano mai Mogol o Patty Pravo o persino Eros Ramazzotti, ciascuno di voi col suo personale momento passato attaccato alla tv.
Chi sicuramente conosciamo tutti da martedì scorso è però Sal Da Vinci, al secolo Salvatore Michael Sorrentino, il simpatico cantante napoletano che al festival s’è presentato con una canzone smaccatamente ispirata alla tradizione neomelodica partenopea e intitolata “Per sempre sì”. Cuore del testo (e del balletto annesso diventato virale sui social network) il matrimonio celebrato davanti a Dio, cioè in chiesa, e la sua bellezza, la sua poesia, la fatica di portarlo avanti giorno dopo giorno nonostante liti e difficoltà, per sempre appunto. A molti è venuto da ridere, molti altri l'hanno considerato trash, superficiale, antiquato, eppure guarda: l’altare, l’abito, l’anello al dito, la gioia della festa insieme, l’idea di un amore che osa pronunciare la parola “eterno” sono tornati, per un istante, al centro della scena pubblica. Anche se in forma leggera, anche se filtrati dal gioco e dalla coreografia, hanno rimesso in circolo un immaginario che sembrava confinato alle cronache private.
Nell’ultima Sofia, a partire partire dalle “vittorie figlio in braccio” della pattinatrice olimpica Francesca Lollobridgida, abbiamo ragionato sull’importanza di costruire una cultura della natalità. Ora ci troviamo davanti a un’imprevista celebrazione della scelta di sposarsi, in una stagione che non è esattamente tra le più benevole per il matrimonio in Italia. Se, accanto agli esempi, servissero anche linguaggi nuovi – o semplicemente più popolari – per riaccendere il desiderio di mettere su famiglia?
Adesso cominciamo.
Famiglie a quattro zampe
Se non hai sentito parlare di Nazgul, senz’altro avrai visto qualche foto o video che lo ritrae. Si tratta dell’esemplare di lupo cecoslovacco che durante una gara olimpica di sci di fondo, a Tesero, è sbucato dal nulla e s’è messo a inseguire le atlete lanciate verso il traguardo. Alice ed Enrico, i suoi padroni, hanno scoperto dai maxischermi che si trattava del loro cane: l’avevano lasciato nel giardino di casa, poco distante dalla pista, ed erano andati anche loro a vedere una gara. A chi gli ha chiesto per quale ragione abbia deciso di scappare, forzando gabbia e recinzione di casa, hanno risposto che «quasi certamente era venuto a cercarci», forse pensando di averli trovati visto che anche loro sono fondisti.
Apriti cielo: Nazgul (complice anche il suo nome legato all'epica trilogia del Signore degli anelli) nel giro di poche ore è diventato una star e la mascotte ufficiale delle Olimpiadi. Milioni di persone hanno sorriso, condiviso, commentato, come se quel cane non fosse “un cane”, ma uno di casa. Oggi d’altronde, in Italia, per oltre 10 milioni di famiglie un animale domestico è davvero uno di casa. E nella maggior parte dei casi si tratta di coppie con figli, come ha spiegato bene l’ultimo rapporto del Cisf. La sorpresa anzi, se vuoi, è proprio questa: altro che dog parenting o coppie “No kids” che preferiscono cani e gatti ai figli, sostituendo di fatto i primi ai secondi in un meccanismo di surrogazione genitoriale intrecciato al fenomeno della crescente denatalità. Succede, certo: è senz'altro più facile avere a che fare con un animale che con un essere umano da educare, indirizzare, con cui misurarsi e magari anche discutere. Ma, rispetto a un certo allarmismo che si era diffuso negli ultimi anni (anche a livello internazionale), i dati dicono che è la presenza di figli in famiglia a correlarsi più spesso a quella degli animali: come se l’apertura all’altro da cui scaturisce la scelta di generare una vita avesse un effetto moltiplicatore in termini relazionali e sociali. Chi accoglie, tende ad accogliere ancora; chi impara la cura, ne scopre la fecondità. Ciò che è confermato anche al contrario da alcuni studi, secondo cui giovani e giovanissimi che crescono in una famiglia dove ci sono animali (imparando fin da piccoli il codice della cura) svilupperebbero anche una maggiore propensione alla genitorialità.
Quel che è certo è che la fotografia delle famiglie a quattro zampe ci dice molto delle famiglie stesse, di come stia cambiando l'intreccio delle relazioni su cui si fondano, di come intendiamo l'idea di cura, educazione, convivenza. Temi che andrebbero analizzati per capire cosa stia succedendo in questo nostro mondo segnato – pare irreversibilmente – dalla denatalità e dalla solitudine. Siamo ancora capaci di quella disponibilità al legame che rende una casa più larga del suo perimetro? E se la risposta è “sì”, in che modo possiamo custodirla e farla fiorire perché non si richiuda in un bisogno di compagnia ma diventi generativa?
🧰 La cassetta degli attrezzi
A metà tra la bussola e l'archivio
La maggior parte dei Paesi ricchi e sviluppati stanno sperimentando quella che gli esperti chiamano “fertilità sub-sostitutiva”: le persone, cioè, hanno meno figli del necessario per mantenere la popolazione nel tempo. Al contrario, la proprietà di animali domestici (in particolare di cani) ha guadagnato popolarità negli ultimi decenni.
• Dati: in Italia oltre 10 milioni di famiglie, pari al 37,7% del totale, hanno almeno un animale domestico per un totale di circa 25 milioni di esemplari nelle nostre casa; cani e gatti sono gli animali più presenti, circa il 33,9% delle famiglie ne ospita almeno uno. In particolare, il 22,1% delle famiglie ha uno o più cani mentre il 17,4% uno o più gatti; è soprattutto nei piccoli centri che si possiedono più animali, sono presenti in un nucleo su due.
• Rischi: la tentazione, talvolta inconsapevole, di attribuire all’animale una funzione compensativa rispetto a legami umani fragili o assenti; la sostituzione simbolica della genitorialità con una cura che non implica la stessa radicalità di responsabilità e di apertura al futuro; l’illusione di un rapporto totalmente governabile, privo di conflitto e di alterità irriducibile.
• Opportunità: la presenza di un animale può educare alla fedeltà dei gesti quotidiani, alla costanza, al rispetto di un essere vivente che dipende da noi; può favorire nei bambini empatia, senso del limite, capacità di prendersi cura; può diventare occasione di condivisione familiare, di responsabilità distribuita, di dialogo su cosa significhi davvero “voler bene”.
• Rischi: la tentazione, talvolta inconsapevole, di attribuire all’animale una funzione compensativa rispetto a legami umani fragili o assenti; la sostituzione simbolica della genitorialità con una cura che non implica la stessa radicalità di responsabilità e di apertura al futuro; l’illusione di un rapporto totalmente governabile, privo di conflitto e di alterità irriducibile.
• Opportunità: la presenza di un animale può educare alla fedeltà dei gesti quotidiani, alla costanza, al rispetto di un essere vivente che dipende da noi; può favorire nei bambini empatia, senso del limite, capacità di prendersi cura; può diventare occasione di condivisione familiare, di responsabilità distribuita, di dialogo su cosa significhi davvero “voler bene”.
Questo è il momento per fermarti e riflettere grazie alla nostra raccolta di domande e risposte di senso fatta apposta per te. Discutine con i tuoi, osserva come vanno le cose nella tua famiglia, parlatene.
🖋️ Scritto in piccolo
Lo spazio a misura di bambino
Non è propriamente un animale domestico, il ragno. E chissà se sarà stata felice la fidanzata di Tommaso Fusco, dottorando in Biologia Ambientale all’Università Roma Tre, scoprendo che, adesso, c’è una specie di ragno che si chiama come lei. In realtà avrebbe da esserne orgogliosa: Tommaso mentre stava studiando gli insetti che popolano la riserva naturale di Pantalica, in Sicilia, ha visto una strana formica. Osservata da vicino, si è rivelata essere un ragno e anche un ragno molto furbo che si finge un abitante del formicaio per sfuggire ai predatori. Una storia che potete ascoltare nella quinta puntata di Bella scoperta!, il podcast di Popotus.
E probabilmente avevano cani e gatti anche Rebecca, Marian, Fuad, Anastasia e i milioni di bambini che vivono in territori di guerra e che hanno visto le loro case e le loro famiglie distrutte dalle bombe. Le loro voci sono raccolte in un libro che abbiamo recensito sia per i piccoli, sempre su Popotus, sia per i più grandi.
📱 Chi ti influencer?
Famiglie sui social e in rete

Non ha bisogno di un pianoforte accordato né di un’aula insonorizzata: gli basta un secchio capovolto, una bottiglia d’acqua, una manciata di stupore. Nandi, che su Instagram è diventato un piccolo fenomeno nelle ultime settimane, entra nelle scuole come un esploratore gentile e ne esce lasciando dietro di sé un ritmo condiviso, dopo aver fatto fare ai bambini un viaggio (anche nella natura) a cui non sono più abituati. Ce lo ha raccontato.
⌛ Tempo al tempo
Cose da leggere, vedere, ascoltare e fare in famiglia
• Chi era molto preoccupato che cani e gatti prendessero il posto dei bambini era papa Francesco: celebre la sua sgridata alla signora col cagnolino nella borsa, che gli chiedeva una benedizione. Nel corso di un'udienza, in ogni caso, spiegò bene il suo punto di vista.
• Una grossa polemica a proposito degli animali domestici si scatenò anche contro la ministra per la Famiglia Eugenia Roccella, te la ricordi?
• Più ancora di Nazgul in questi giorni è diventato famoso Punch, un macaco rimasto solo in uno zoo giapponese e che s'è scelto come nuova mamma un peluche dell'Ikea. La vicenda ci ha fatto tornare in mente uno studio molto interessante sul fenomeno del pebbling digitale, cioè l'abitudine di mandare meme o foto di animali in pose affettuose per dire alle persone che le stiamo pensando e che le amiamo. Se vuoi sapere perché lo facciamo, leggilo.
• A proposito di peluche, anche i papà li stanno diventando. E secondo il pedagogista Daniele Novara non va affatto bene...
• A proposito della ministra Roccella invece, questa settimana ha presentato il nuovo portale per la famiglia e la genitorialità progettato dall'Inps. Se vuoi sapere come funziona in breve, leggi qui.
• Quanto a papa Francesco, figli e famiglia gli stavano talmente a cuore che dieci anni fa, nel marzo del 2016, dedicò al tema una splendida esortazione apostolica, l'Amoris Laetitia. Su Avvenire ne stiamo analizzando gli aspetti più innovativi con Riccardo Mensuali, e lo faremo anche nelle prossime settimane. Se ti interessa, qui il suo primo intervento, qui il secondo.
• In famiglia non è cambiata solo la geometria relazionale, ma anche la geografia. Guarda cosa è venuto fuori dal Report dello Svimez presentato nei giorni scorsi sui nonni.
• Se le relazioni che intrecciamo con gli animali dicono chi siamo, giocare a Monopoly può dirci molto sulle nostre città e sul perché è diventato così difficile viverci, trovando casa. La questione abitativa è strettamente legata alla possibilità concreta di mettere su una famiglia.
• Si chiama C.a.s.a., ma con l'abitare non c'entra. È un progetto che vuole promuovere la cultura dell'adozione e dell'affido e che partirà a metà marzo dal Piemonte.
• Bella l'iniziativa dell'English Heritage, l'ente pubblico inglese incaricato della gestione del patrimonio culturale del Paese, che ha annunciato un grande piano per affrontare il crescente problema dell'isolamento genitoriale. Si parte dalle “panchine di legame”: scopri cosa sono.
• Bella anche l'idea di prescrivere visite al museo, al posto delle medicine, agli anziani che si sentono soli. Ne ha scritto il Guardian.
• Brutte notizie invece dall'Ucraina. Dove il crollo della natalità non dipende certo dagli animali.
• Avrai sentito parlare di Fa’ la cosa giusta!, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili promossa da Terre di Mezzo che quest’anno si tiene dal 13 al 15 marzo nei padiglioni di Milano Rho. Ebbene, ci sarà anche Avvenire. Ti aspettiamo anzitutto sabato 14 marzo, alle 11, nella “Piazza pace e partecipazione” per prendere parte alla riunione del giorno con la nostra redazione. Oltre a questo, sono tanti gli appuntamenti con le nostre giornaliste e i nostri giornalisti: li trovi sul programma. Tra i tanti incontri, te ne segnaliamo uno particolarmente in sintonia con i temi che affrontiamo con Sofia: venerdi 13 alle 15 con Nicoletta Martinelli e Caterina Calabria parleremo di Educare al futuro, festeggiando i primi 30 anni di Popotus. Vieni?
Congedo paritario addio, la cura dei figli resta una “questione da donne”

Affossata dal governo la proposta sull'estensione della misura ai padri, l'argomento è stato archiviato. Perché, invece, andrebbe aperto un cantiere per arrivarci al più presto (a costo di investire cifre importanti per farlo). Leggi l'analisi.
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Il palazzetto gremito di adolescenti, il disagio dei genitori che li hanno accompagnati e una lezione imparata. Vai alla decima puntata.
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Colori caldi, nonostante l'inverno, e tante perle “slow”. Ecco perché vale la pena un tour nel Basso Piemonte.
🗣️ La tua Sofia
La famiglia non si racconta da sola, servi anche tu
Hai una storia da raccontare? Una domanda da farci o una riflessione che vuoi condividere a proposito di tutto quello di cui abbiamo parlato fino ad ora?
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Grazie di averci aperto la porta di casa.
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Torneremo da te domenica 15 marzo.
👋 Alla prossima!
— La redazione di Avvenire con Viviana Daloiso e in questo numero: Massimo Dezzani, Nicoletta Martinelli, Giuseppe Matarazzo, Luciano Moia, Jacopo Serrone
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