«Vi spiego perché la crisi energetica sarà duratura. E una tregua non basterà»

L’analista della Columbia University, Karen Young: «Insufficiente lo sblocco delle riserve strategiche di petrolio. Per l’Europa conseguenze peggiori rispetto alla Cina»
March 25, 2026
«Vi spiego perché la crisi energetica sarà duratura. E una tregua non basterà»
Karen E. Young
Karen E. Young è ricercatrice senior presso il Center on Global Energy Policy della Columbia University, a New York. Tra le voci più autorevoli nello studio dell’economia politica del Medio Oriente, analizza da anni le dinamiche dei mercati energetici, il ruolo dei Paesi del Golfo e le interconnessioni tra energia, finanza e geopolitica.
L’escalation legata all’Iran ha riacceso i timori sui mercati energetici. Quanto è concreta la possibilità di un ulteriore choc sui prezzi di petrolio e gas?
Finché il conflitto non si ferma e lo Stretto di Hormuz rimane minacciato, i prezzi di petrolio e gas sono destinati a salire, in modo significativo. Misure come lo sblocco delle riserve strategiche deciso nei giorni scorsi dall’Agenzia internazionale dell’energia potranno tamponare qualcosa, ma solo in parte e per un tempo limitato: non bastano a coprire il petrolio che manca sui mercati. Poi scatta il meccanismo più duro dell'economia: quando l'energia costa di più, le persone ne consumano meno, tagliano la spesa, rallentano. L'inflazione diventa una forma silenziosa di distruzione della domanda.
I mercati energetici sono oggi più resilienti rispetto al passato? E un’eventuale cessazione del conflitto basterebbe a riportare rapidamente la situazione alla normalità?
Paradossalmente, sono meno resilienti. Le preoccupazioni per la sicurezza energetica nazionale hanno moltiplicato le politiche che limitano le esportazioni e incentivano il consumo interno. Non è una tendenza congiunturale: è strutturale, ed è destinata a consolidarsi. Un cessate il fuoco non basterebbe a invertire dinamiche che si sono radicate negli ultimi anni.
Come potrebbero reagire i principali produttori del Golfo di fronte a questa situazione?
L'Arabia Saudita si muoverà con grande cautela. Riyad sa perfettamente che un rialzo dei prezzi troppo brusco può innescare una recessione, alimentare l'inflazione globale e deprimere la domanda di petrolio nel lungo periodo. Un petrolio che costa troppo smette di essere competitivo.
Quali saranno le principali conseguenze macroeconomiche? E quanto un aumento dei prezzi energetici può incidere su inflazione e crescita, soprattutto in Europa?
Per l'Europa l'impatto più immediato si sentirà sul gas naturale e sul Gnl. Gli effetti, però, rischiano di essere tutt'altro che passeggeri. Gli attacchi a Ras Laffan in Qatar hanno colpito il più grande impianto Gnl al mondo, e la capacità di esportazione della regione ne risentirà per un periodo difficilmente quantificabile. A questo si aggiunge un'altra variabile: se il conflitto dovesse perturbare l'approvvigionamento interno iraniano, Teheran potrebbe ridurre le forniture di gas verso Turchia e Iraq, con effetti a cascata che aggraverebbero ulteriormente la pressione sui mercati europei, già in cerca di alternative stabili.
Che impatto può avere questa crisi sui flussi verso la Cina?
La Cina parte da una posizione di vantaggio. Ha investito massicciamente nella sicurezza energetica, accumulando riserve strategiche e diversificando le fonti, sia fossili sia rinnovabili. Le importazioni cinesi di greggio hanno raggiunto un livello record di 11,6 milioni di barili al giorno nel 2025, con Pechino che ha sfruttato tensioni geopolitiche e prezzi bassi per fare scorte, una tendenza destinata a continuare nel 2026. Questa visione di lungo periodo la rende più robusta rispetto ad altri attori.
Quali cambiamenti strutturali potrebbe innescare questa crisi? Transizione energetica o ritorno ai combustibili fossili?
Probabilmente entrambi, ma in geografie diverse. I Paesi che dispongono di filiere rinnovabili affidabili le utilizzeranno per accelerare la transizione. Altri, con accesso a carbone a basso costo, potrebbero tornare a sostituire il gas nella produzione elettrica. Ne risulterà una frammentazione crescente dei mercati energetici globali, con traiettorie molto diverse a seconda delle latitudini.

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