Un «miracolo» in economia che per gli americani è solo narrazione

Trump a Davos ha rivendicato la crescita Usa. L'inflazione giù, ma la classe media fatica
January 22, 2026
Un «miracolo» in economia che per gli americani è solo narrazione
Un’autocelebrazione. La rivendicazione di un «miracolo» economico ottenuto in appena un anno di presidenza. Mentre negli Stati Uniti il tema numero uno dell’agenda politica è sempre e solo quello dell’affordability, della possibilità o meno di potersi permettere un intervento sanitario o l’affitto di una casa, Donald Trump ha rivendicato a Davos risultati che, a suo dire, certificano il successo della sua agenda. «L’inflazione è stata sconfitta», ha affermato, indicando una crescita «sostenuta» e un Pil del quarto trimestre stimato al +5,4%. Un’accelerazione che, secondo il presidente, porterebbe gli Stati Uniti a correre a una velocità doppia rispetto alle previsioni del Fondo monetario internazionale.
Mentre negli Usa si discute da settimane della frenata dell'occupazione, nel suo intervento, Trump ha citato i 270mila “burocrati” rimossi dall’amministrazione federale, descrivendo un’America in pieno boom, liberata dai vincoli dello Stato e finalmente tornata a crescere. Negli Stati Uniti il sentimento diffuso è molto diverso dalla narrazione presidenziale: per milioni di persone il tema centrale non è la crescita – nonostante un Pil al +4,3% nel terzo trimestre 2025 –, ma, appunto, l’affordability. Quanto costa, oggi, vivere una vita considerata normale.
A dicembre l’economia ha creato 50mila nuovi posti di lavoro, meno delle previsioni e in rallentamento rispetto ai mesi precedenti, alimentando dubbi sulla tenuta del ciclo. L’inflazione complessiva si è moderata al 2,7%, ma resta lontana dall’obiettivo del 2% della Federal Reserve e, soprattutto, il costo dei beni essenziali continua a pesare. Nell’ultimo anno l’elettricità è rincarata di quasi il 7%, il gas naturale dell’11%. I prezzi dei generi alimentari restano elevati, anche a causa dei dazi imposti dallo stesso Trump e solo in parte compensati dalle recenti esenzioni su alcuni prodotti. In questa cornice si inserisce un debito monstre da 38.500 miliardi di dollari, sempre più alimentato da tagli fiscali e spesa in deficit.
Una dinamica economica complessiva che colpisce in modo trasversale. Non riguarda solo chi fatica ad arrivare a fine mese, ma anche famiglie considerate a pieno titolo classe media, il vero boccone prelibato di qualsiasi politico. Gray Thurston, ingegnere a Philadelphia con uno stipendio vicino ai 90.000 dollari l’anno, sottolinea di non sentirsi povero, ma di vivere in un sistema che rende sempre più costoso ciò che un tempo era normale. La casa, innanzitutto. Comprare è diventato un obiettivo lontano per molti, anche con redditi solidi. L’età media del primo acquisto è salita negli Usa a 40 anni, dodici anni in più rispetto ai primi anni Novanta.
Il peso della sanità e dei servizi completa il quadro. Il sistema sanitario statunitense resta il più caro tra le economie avanzate. Le spese per l’infanzia, dai nidi alle attività extrascolastiche, possono superare in molte contee i 20mila dollari l’anno, una cifra che erode rapidamente anche redditi medio-alti. Keyana Fedrick, manager 36enne in Pennsylvania, lavora a tempo pieno e vive con i genitori. Ha ripagato i debiti universitari, ma dice di sentirsi ferma: «Le spese essenziali assorbono tutto, resta poco spazio per costruire qualcosa».
Anche famiglie con redditi superiori ai 100.000 dollari segnalano difficoltà a combinare mutuo, cibo, scuola e trasporti senza comprimere risparmi o tempo libero, alimentando ansia e incertezza economica diffusa. Trump liquida l’affordability come una «bufala». I sondaggi raccontano altro: solo il 38% degli elettori, secondo un sondaggio Pbs, si ritiene soddisfatto del suo lavoro, ritenendo che abbia mantenuto le promesse su inflazione e costo della vita. È questa la linea di frattura degli Stati Uniti di oggi: da un lato il boom rivendicato nei consessi globali come Davos, l’“America first” che diventa sempre più trumpianamente un “Me first”; dall’altro una quotidianità sempre più cara, che trasforma la crescita in un numero che ha poco senso e l’economia in una promessa non mantenuta.

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