Per 9 ore su 10 in Italia è il gas a fare il prezzo dell'elettricità. Le bollette? Aumenteranno
di Paolo Viana
La nostra dipendenza dalle fonti fossili è un problema enorme nello scenario attuale. Tutto il meccanismo spiegato

L'Europa rischia ben più dei razionamenti dei voli annunciati in queste ore, se le minacce di Trump non sbloccheranno Hormuz. La ragione è che un incremento dei costi del gas proveniente dal Golfo Persico potrebbe costringerci a razionare anche gli usi industriali e civili dell’elettricità. Gli attacchi iraniani in Qatar, ad esempio, hanno causato la chiusura dell’impianto di Ras Laffan, che produce un quinto del GNL mondiale: come conseguenza di questi attacchi, i listini del gas europeo hanno raggiunto una media di 45 euro per MWh nella prima settimana di marzo, con un aumento del 50% rispetto ai 31 euro per MWh pre-conflitto. Questo rincaro rischia di propagarsi come un contagio perché il prezzo dell’elettricità che consumiamo nasce attraverso delle aste che sono condizionate al valore del gas.
Come ricorda uno studio del think tank europeo Bruegel uscito qualche giorno fa, «la riduzione dell’offerta di Gnl restringe il mercato globale e aumenta i prezzi per l’Ue», poiché «i prezzi della maggior parte delle importazioni di gas dell’Ue, anche sotto contratti a lungo termine, sono indicizzati al mercato spot del gas (o petrolio)». Ed Ember, società di analisi energetica globale, ricorda che i Paesi dipendenti dai combustibili fossili per la produzione di elettricità, come l’Italia, subiscono rincari molto più pesanti rispetto a nazioni che hanno investito maggiormente nelle rinnovabili, in quanto le fluttuazioni del mercato del gas influiscono sulle bollette molto più dei costi del carbonio o delle politiche climatiche. Il peso del gas viene stimato in base alla quota di ore in cui i prezzi dell’energia sono pari o superiori al costo marginale di breve periodo delle centrali a gas, che include combustibile, carbonio e manutenzione. I costi di importazione extra sono calcolati confrontando i prezzi medi di marzo 2026 con quelli di febbraio 2026. Poiché il prezzo dell’elettricità nasce da aste in cui i produttori di energia rinnovabile (idroelettrico, eolico, fotovoltaico) propongo prezzi tendenti allo zero (in quanto usano una materia prima gratuita come l’acqua, il sole e il vento, e quindi funzionano a prescindere dalle condizioni di mercato) e i gestori di impianti termoelettrici, cioè a carbone e gas, propongono prezzi sulla base del costo della materia prima, più alta è la percentuale di produzione da rinnovabili meno paghi l’elettricità. In Spagna, infatti, la crescita dell’eolico e del solare ha ridotto la quota di ore in cui il gas fissa il prezzo dell’elettricità dal 75% nel 2019 al 15 nel 2026 e i prezzi dell’energia in quel Paese sono inizialmente aumentati bruscamente in risposta allo shock iraniano ma si sono rapidamente stabilizzati al di sotto di quelli di altri paesi Ue. In Italia questa quota resta intorno all’89% e gli effetti sulle bollette sono diversi. È stato calcolato che il costo dell’energia prodotta dal gas in Europa è aumentato di oltre il 50% a causa del picco dei prezzi registrato dal 28 febbraio 2026 e che questo aumento incida sui costi dell’elettricità il doppio rispetto al costo del carbonio, in virtù del sistema Ets dell’Ue. L’Ue ha pagato 2,5 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili nei primi 10 giorni del conflitto.
In Europa, noi siamo il Paese che importa più Gnl dal Qatar e pertanto siamo i più esposti ai prezzi del gas. Che fare? Ember critica la strategia del governo Meloni, che ha chiesto la sospensione del sistema Ets: il costo del carbonio costituisce al massimo il 10% della bolletta elettrica finale delle famiglie Ue, cioè meno dell’aliquota media dell’Iva, 18%, ed anche rimborsare i costi del carbonio alle centrali a gas non proteggerebbe i consumatori dalla volatilità dei mercati, mentre «intervenire ora sulle regole del mercato concordate nel 2024 potrebbe aumentare l’incertezza e rallentare gli investimenti nelle alternative pulite (rinnovabili, batterie, elettrificazione), che sono le uniche in grado di garantire resilienza futura». Bruegel spiega inoltre che modificare il sistema dei prezzi – come avvenne durante la crisi energetica del 2022-23 – sarebbe un errore, proprio come riaprire le importazioni dalla Russia, ricreando la dipendenza europea: è più sensato «attuare politiche a breve e medio termine per prepararsi a un ulteriore restringimento delle forniture di gas», in vista dell’inverno 2026/27. Quindi, stoccare combustibile, tornare a produrre elettricità dal carbone e «implementare energie rinnovabili e tecnologie di elettrificazione più rapidamente». Insomma, ridurre la domanda di gas, efficientare i consumi e accelerare la transizione verso fonti sostenibili rappresentano la via per superare la crisi e garantire stabilità economica e indipendenza energetica a lungo termine.
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