«Progetto vita eterna». La Silicon Valley insegue l’immortalità

Negli anni Sessanta nascono le Big Tech con la promessa di «liberare l’umanità dall’ignoranza». Mezzo secolo dopo, i nuovi giganti colonizzano non solo l’economia ma anche i cervelli. E sfidano la morte
April 8, 2026
Sono nate nel brodo di coltura degli anni Sessanta, che rivendicava (giustamente) i diritti per tutti. Era il tempo degli hippies, della denuncia del razzismo, delle proteste contro la guerra in Vietnam. In quel contesto hanno preso forma le Big Tech, le mega-aziende della Silicon Valley, i cui proprietari figurano oggi fra gli uomini più ricchi, potenti e pericolosi del mondo. Prendiamo Steve Jobs, a lungo un mito inattaccabile (non più oggi, dopo l’uscita di libri iconoclasti): la sua morte ha seminato dolore in tutto il mondo, che manco Madre Teresa. Jobs ebbe un’intuizione formidabile: grazie alla Apple – promise – sarebbe finito lo strapotere di chi, all’epoca Ibm, deteneva il monopolio dei computer. Reso finalmente accessibile a tutti, il pc in ogni casa avrebbe liberato l’umanità dall’ignoranza e dalla dipendenza dal Grande Fratello, tipiche di una società totalitaria come quella descritta nel romanzo 1984 di George Orwell e ripresa dal celeberrimo spot di lancio di Apple II. Mezzo secolo dopo, sappiamo com’è andata a finire: i nuovi protagonisti del mondo della comunicazione sono diventati giganti a dir poco ingombranti e hanno colonizzato – proprio loro! – non solo l’economia (col Capitalismo della sorveglianza, copyright Shoshana Zuboff), ma persino i cervelli delle persone: è di pochi giorni fa la prima condanna storica per i colossi dei social, rei di aver creato dipendenza nei minori.
Intanto, però, gli attori della rivoluzione digitale diventavano i profeti della «nuova era» e, con l’ultima ascesa di Donald Trump alla Casa Bianca, compatti e fedeli alleati del leader Maga. Ora la Silicon Valley sta sfornando la più ardita delle sue promesse (o la più perversa delle sue scommesse, fate voi): il “Progetto vita eterna”, come lo chiama il numero appena uscito della rivista Wired, autentica bibbia per chi si occupi di tecnologia, innovazione e futuro. Cito: «Dai cervelli clonati ai corpi congelati, fino ai farmaci contro l’invecchiamento: il patto tra umani e macchine per un futuro senza la morte».Il direttore di Wired, nel suo editoriale, denuncia «la caccia forsennata all’elisir di lunga vita che stanno conducendo i padroni della Silicon Valley. Novelli imperatori che finanziano il loro esercito privato di cacciatori dell’immortalità». Esagerazione? Nient’affatto: al giornalista che lo mette di fonte all’evidenza («lei un giorno morirà»), Bryan Johnson, ex mormone, ideatore del progetto Blueprint per invertire il processo di invecchiamento del proprio corpo, risponde con la sicurezza del Novello Prometeo: «Falso. Ora abbiamo la possibilità concreta di estendere la nostra vita a un orizzonte sconosciuto». Gli fa eco il guru della “singolarità”, Ray Kurzweil, il quale sostiene che «sfruttando le simulazioni IA potremo testare miliardi di sequenze molecolari per trovare le cure per tutte le malattie in pochi giorni e intervenire nei processi di invecchiamento con precisione e in modo personalizzato». Ora: ben vengano i contributi della medicina e della tecnologia per una vita più sana e più lunga. Nessuno intende demonizzare le conquiste scientifiche e tecnologiche che oggi si moltiplicano a ritmi impressionanti, anzi.
Tutto ciò, però, non può che misurarsi – e non solo perché cadono gli 800 anni dalla morte dell’autore del Cantico delle creature – con l’augurio, squisitamente evangelico e sorprendente, che san Francesco formula quando loda Dio «per sora nostra morte corporale dalla quale nullo homo vivente può scappare». Non ci potrebbe essere contrasto più stridente con i signori della Silicon Valley: il cristiano loda il Signore per la morte, per quanto possa apparire paradossale, perché nutre una fiducia incrollabile nel fatto che Dio riserva ai suoi figli – come direbbe Manzoni – una gioia più certa e più grande. L’uomo di oggi, invece, abbagliato dalla tecnologia, vive l’ossessione di una eternità tanto artificiale quanto impossibile. Non trovo di meglio che ricorrere ad un’immagine rubata alla geometria. È come se il tecnologo odierno puntasse a trasformare l’esistenza in una semiretta: l’origine biologica è il punto di partenza, quello di arrivo è aperto all’infinito (concediamogli pure questa illusione). Per il credente, invece, c’è un Mistero anche prima della sua nascita, se è vero che siamo creature, figli di Dio creatore, che infinito lo è per definizione. Gesù ci ha promesso «il centuplo quaggiù e l’eternità»: dunque, stavolta si parla di una retta, infinita da tutti i punti di vista. Voi, cosa scegliereste?

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