lunedì 16 aprile 2018
Con l’accordo quadro sottoscritto da Confindustria e sindacati a luglio 2016 favorita la diffusione nelle pmi
Welfare in aumento grazie ai contratti territoriali

Oggi il 41% dei contratti attivi prevede misure di welfare aziendale, quasi un contratto su due. La contrattazione territoriale, grazie all’accordo quadro sottoscritto da Confindustria e sindacati a luglio 2016, ha favorito la diffusione del welfare nelle piccole e medie imprese.

Ma quante sono le aziende che hanno siglato contratti territoriali e dove sono collocate? Elaborando i dati del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Welfare Company ha tracciato un quadro della situazione. Lombardia, Veneto, Toscana, Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte sono le regioni che hanno registrato il numero più alto di contratti territoriali. Inoltre, sovrapponendo i dati relativi ai contratti territoriali siglati in ogni regione con quelli dell’Istat relativi al numero di pmi presenti nelle stesse regioni, emerge che le mappe sono quasi sovrapponibili. Le regioni che hanno siglato il maggior numero di intese territoriali e in cui il welfare è più diffuso, infatti, sono anche quelle in cui si trova la concentrazione più elevata di piccole e medie imprese.

«L’intesa siglata da Confindustria e sindacati ha giocato un ruolo chiave nella diffusione del
welfare tra le pmi - dichiara Chiara Fogliani, ceo di Welfare Company e presidente di Welfare Impresa, l’Associazione di Confindustria Federvarie che raccoglie le imprese che operano nel settore del welfare -. L’accordo, infatti, ha consentito alle piccole e medie imprese sprovviste di accordi sindacali specifici in materia, di poter usufruire delle agevolazioni fiscali sui premi adottando uno schema-tipo negoziato tra le organizzazioni sindacali e imprenditoriali territoriali. La politica di collaborazione ha dato i suoi frutti, tanto che oggi il 17% dei contratti attivi è legato ad accordi di questo tipo. Il welfare aziendale, quindi, si va sempre più configurando come uno strumento strategico per le pmi e in grado di aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori e delle famiglie in modo significativo».

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