venerdì 24 novembre 2017
Il Pontefice mette in guardia i rappresentati dei lavoratori da tre tentazioni dei nostri tempi: l’individualismo collettivista, la corruzione e la diseducazione alla solidarietà e alla cura.
Papa Francesco (Lapresse)

Papa Francesco (Lapresse)

Il lavoro non è una merce. Esso sia per l’uomo e non viceversa. E l’occupazione va difesa: «È un imperativo etico».

Ma anche i sindacalisti, che questi principi ben conoscono, possono incorrere in tre «tentazioni» dalle quali papa Francesco ieri li ha messi in guardia: «Individualismo collettivista; corruzione; diseducazione delle coscienze alla solidarietà, al rispetto e alla cura».
In una lettera che il Pontefice ha inviato ai partecipanti alla Conferenza internazionale Dalla Populorum progressio alla Laudato si’, organizzata dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale presso l’Aula Nuova del Sinodo, in Vaticano, durata due giorni e conclusasi ieri, ricorda che i sindacalisti «per vocazione devono essere esperti in solidarietà».

La prima delle tentazioni che impedisce di contribuire allo sviluppo solidale è appunto l’«individualismo collettivista». «Cioè – spiega Francesco – proteggere solo gli interessi di quanti rappresentate, ignorando il resto dei poveri, emarginati ed esclusi dal sistema. Occorre investire in una solidarietà che vada oltre le muraglie delle vostre associazioni, che protegga i diritti dei lavoratori, ma soprattutto di quelli i cui diritti non sono neppure riconosciuti. Per favore, fate giustizia insieme, ma in solidarietà con tutti gli emarginati».

La seconda richiesta del Santo Padre è di guardarsi dal «cancro sociale della corruzione». Come, in certe occasioni, «la politica è responsabile del proprio discredito a causa della corruzione», così lo stesso accade con i sindacati.
«È terribile – sottolinea Bergoglio – la corruzione di quelli che si dicono “sindacalisti”, che si mettono d’accordo con gli imprenditori e non si interessano dei lavoratori lasciando migliaia di colleghi senza lavoro; questa è una piaga che mina le relazioni e distrugge tante vite e tante famiglie. Non lasciate che gli interessi illeciti rovinino la vostra missione, così necessaria nel tempo in cui viviamo. Il mondo e l’intera creazione aspirano con speranza a essere liberati dalla corruzione. Siate fattori di solidarietà e di speranza per tutti. Non lasciatevi corrompere».

La terza richiesta è di non dimenticare il ruolo di educare le coscienze alla solidarietà, al rispetto e alla cura. «La consapevolezza della crisi del lavoro e dell’ecologia – precisa il Papa – esige di tradursi in nuovi stili di vita e politiche pubbliche. Per dar vita a tali stili di vita e leggi, abbiamo bisogno che istituzioni come le vostre coltivino virtù sociali che favoriscano il fiorire di una nuova solidarietà globale, che ci permetta di sfuggire all’individualismo e al consumismo, e che ci motivino a mettere in discussione i miti di un progresso materiale indefinito e di un mercato senza regole giuste».

Il Pontefice sollecita i rappresentanti dei lavoratori a continuare nel loro impegno: «Nel contesto attuale, conosciuto come la quarta rivoluzione industriale, caratterizzato da questa “rapidazione” e dalla sofisticata tecnologia digitale, dalla robotica e dall’intelligenza artificiale, il mondo ha bisogno di voci come la vostra. Sono i lavoratori che, nel loro lottare per la giornata lavorativa giusta, hanno imparato ad affrontare una mentalità utilitaristica, di corto raggio e manipolatrice. Per questa mentalità, non importa se c’è degrado sociale e ambientale; non importa che cosa si usa e che cosa si scarta; non importa se c’è lavoro forzato di bambini o se si inquina il fiume di una città. Importa solo il guadagno immediato. Tutto si giustifica in funzione del dio denaro».

Il lavoro, però, non può essere considerato come una merce né un mero strumento nella catena produttiva di beni e servizi, ma, essendo basilare per lo sviluppo, ha la priorità rispetto a qualunque altro fattore di produzione, compreso il capitale. Di qui l’imperativo etico di «difendere i posti di lavoro», di crearne di nuovi in proporzione all’aumento della redditività economica, come pure è necessario garantire la dignità del lavoro stesso. Secondo il Papa, la promozione e la difesa di diritti peraltro giusti come quelli dei lavoratori «non si può realizzare a spese della terra e delle generazioni future».

«L’interdipendenza tra il lavoro e l’ambiente – ha osservato il Papa – ci obbliga a reimpostare i generi di occupazione che vogliamo promuovere in futuro e quelli che devono essere sostituiti o ricollocati, come possono essere, ad esempio, le attività dell’industria di combustibili fossili inquinanti». Nel suo messaggio, il Papa ha sottolineato ancora una volta «il legame tra le tre T: terra, tetto e lavoro (trabajo, in spagnolo)».

Tuttavia, come osservò beato Paolo VI, non bisogna esagerare la “mistica” del lavoro. La persona «non è solo lavoro»; ci sono altre necessità umane che bisogna coltivare e considerare, come «la famiglia, gli amici e il riposo». «Spero – conclude Bergoglio – che questo congresso produca una sinergia in grado di proporre linee concrete di azione a partire dal punto di vista dei lavoratori, vie che ci conducano a uno sviluppo umano, integrale, sostenibile e solidale».

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