domenica 14 maggio 2023
Da Amsterdam a Barcellona: metropoli in campo per frenare la diffusione di locali dei colossi del delivery in aree centrali al posto dei negozi tradizionali
Un addetto di Glovo seleziona i prodotti all'interno di un dark store

Un addetto di Glovo seleziona i prodotti all'interno di un dark store - Amine Bajeddi 2015

COMMENTA E CONDIVIDI

Si chiamano "dark store" e sono uno degli effetti collaterali del servizio di spesa a domicilio rapida che da un paio d’anni ha debuttato nelle principali metropoli europee. Per riuscire a centrare l’obiettivo dei tempi - la promessa è di consegnare in 15 minuti o giù di lì – le multinazionali del delivery hanno bisogno di tanti negozi-non-negozi (piccoli magazzini con le vetrine oscurate) dai quali far partire i rider. Il problema è che questi magazzini occupano gli spazi che prima erano adibiti a negozi tradizionali, con tanto di vetrine e commessi. Un altro tassello di quella desertificazione che rischia di rendere le città sempre meno vive e sicure.

Da Amsterdam a Barcellona, da New York a Parigi le metropoli si stanno muovendo per evitare che i centri storici vengano invasi da questi magazzini. In Italia il fenomeno, emerso durante i periodi di lockdown, non è stato ancora oggetto di provvedimenti che ne limitino l’apertura.

A Milano i dark store ufficiali sono pochi e hanno vetrine viola (Getir) e gialle (Glovo) ma il settore è in continua evoluzione con la nascita di nuove app specializzate e accordi con le catene di supermercati. Le piattaforme comprano locali svuotati dalla pandemia da Covid-19, sfruttando anche le maglie larghe del piano di governo del Territorio del Comune, basato sulla cosiddetta “indifferenza funzionale”. L’articolo 5 delle norme di attuazione del piano spiega infatti che non esistono zone adibite unicamente ad attività commerciali o all’edilizia residenziale, e questo per «affrontare istanze di innovazione e integrazione che stanno interessando la città soprattutto nei modi d’uso legati al lavoro e ai servizi alla persona».

In Europa però avanza un movimento di sindaci decisi a mettere regole stringenti, sul modello di quanto avvenuto per Airbnb, anche a seguito delle lamentele avanzate dai residenti davanti all’ennesima apertura di dark store nei loro quartieri. Il dark store – letteralmente “negozio oscurato” – è un negozio non aperto al pubblico, un magazzino dedicato alla preparazione degli ordini di e-commerce. Come un normale supermercato, è organizzato con scaffali e corsie, ma i clienti non entrano, scelgono e comprano con computer e smartphone.

È notizia di qualche giorno fa che Amsterdam, dopo aver vietato per un anno l’apertura di nuovi dark store in centro, li ha messi al bando anche nelle aree residenziali. Gli hub di distribuzione saranno consentiti solo nelle zone industriali o in casi eccezionali, nelle aree miste residenzialilavorative. «Gli abitanti di Amsterdam avranno un ambiente di vita migliore» ha dichiarato Reinier van Dantzig, responsabile della pianificazione territoriale della città, aggiungendo che la nuova politica aiuterà a contrastare la proliferazione di autisti e il traffico nelle aree residenziali.

Un rider di Getir per le strade di Amsterdam

Un rider di Getir per le strade di Amsterdam - Reuters

La turca Getir, che ha acquistato il suo rivale tedesco Gorrillas l'anno scorso con un affare da 1,2 miliardi di dollari, ha parlato di un atteggiamento discriminante. «Questo piano di zonizzazione ci discrimina. Tratta il nostro settore in modo diverso rispetto a servizi di consegna simili». Dalla sua fondazione a Istanbul nel 2015, Getir – parola che significa “portare” in turco – è attiva in molti Paesi europei. In Italia è arrivata un anno e mezzo fa ed è presente a Milano, Roma e Torino. Ogni negozio è aperto dalle sette a mezzanotte, sette giorni su sette e in media commercializza 1.500 prodotti.

A Barcellona, città diventata negli ultimi anni paladina delle politiche contrarie alla diffusione indiscriminata delle piattaforme, la sindaca Ada Colau ha vietato questa attività costringendo alla chiusura 21 centri di smistamento. La decisione, presa dalle autorità locali, non prevede deroghe. Secondo la pubblica amministrazione della città spagnola i dark store, infatti, mettono a rischio il commercio al dettaglio e peggiorano la qualità della vita dei cittadini, creando eccessivo disturbo. La rete urbana è in mano a Glovo, società spagnola controllata dalla tedesca Delivery Hero, e alla turca Getir, che ha fatto investimenti significativi in Spagna.

Nel mirino anche le dark kitchen, cioè le cucine dove vengono preparati i pasti che poi vengono consegnati dai rider, che da ora in poi, dovranno essere collocate solo nelle aree industriali. A Madrid le autorità sono state un po’ più clementi, proibendo soltanto l’insediamento di nuovi dark store. Anche le città francesi sono sul piede di guerra. I sindaci di Parigi, Nizza, Nantes e Bordeaux si sono mobilitati l’anno scorso contro un decreto legislativo che potrebbe facilitare l’insediamento nelle città di questi mini-depositi. Ad allarmare le amministrazioni comunali il fatto che i dark store siano considerati giuridicamente alla stessa stregua dei negozi, mentre in virtù dei piani locali di urbanizzazione non avrebbero diritto in quanto magazzini di insediarsi in locali commerciali o in zone residenziali.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI