lunedì 1 novembre 2021
La prova su strada del modello che ha sostituito la vettura-icona tradizionale: tramontata la filosofia eroica, ora è il massimo per estetica, qualità e prestazioni
Nuova Defender 90: croce per i puristi, delizia per tutti gli altri
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Mettiamola così: proviamo a eliminare i preconcetti, e a giudicare le cose per quello che sono. E’ forse questo il modo più intelligente per approcciarsi a una vettura-icona che dopo molti anni di onorata carriera cambia drasticamente estetica e filosofia mantenendo di uguale solo il nome. Così, salendo a bordo della nuova Land Rover Defender per un test su strada da Milano a Merano e ritorno, con qualche piccola digressione lontana dall’asfalto, cerchiamo subito un titolo che sintetizzi il giudizio. Occorrono molti chilometri e pochi pensieri però per arrivare al traguardo, che può essere questo: da mitico fuoristrada e basta a Suv di lusso, e non solo. I puristi inorridiscono, chi non ha memoria o non è interessato ad averla, applaude.


Proviamo a spiegarci, mentre la strada scorre: che la Defender non sia più quella che era, è innegabile. Ma i tempi cambiano, come le esigenze e le abitudini di chi guida. E’ utile allora rimpiangere l’eroica scomodità di un tempo, o il rumore frastornante che entrava nell’abitacolo? Probabilmente no, anche se è sempre una questione di gusti e di prospettive. Di certo questo nuovo modello è decisamente più vicino alla Range Rover che alla famiglia delle Land per lo spiccato senso di lusso e modernità che esprime, lontano dalle ruvidezze fuoristradistiche che lo ha reso famoso.

La nuova Defender che abbiamo guidato è quella contraddistinta dalla sigla 90, cioè la versione “corta” a tre porte del modello che prevede anche la 110 “lunga” (due numeri che tradizionalmente corrispondono alla misura del passo espresso in pollici). Anche qui è un fatto di gusti, ma la più piccola (4,58 metri comunque) concentra al meglio le nuove caratteristiche, e risulta più proporzionata ed esteticamente accattivante. La nostra versione sotto il cofano esibisce il 6 cilindri turbodiesel da 3.0 litri mild hybrid per 249 Cv, dove l’ibrido cioè – con 48 V di elettrico - è quasi solo di facciata: tributo, pure questo ai tempi moderni. Non incide sui consumi, che al termine del nostro test viaggiando prevalentemente in autostrada e a velocità sempre al limite del codice, sono risultati impegnativi (circa 10 km/litro) ma in linea con l’imponenza e il peso della vettura. Giova a questo proposito il capiente serbatoio che sfiora i 90 litri e garantisce autonomie di oltre 900 km.


Esteticamente, la nuova Defender 90 è davvero di grande impatto. Linee tese, angoli smussati, frontale imponente ma non aggressivo, posteriore affascinante con le luci quadrate incastonate a fianco del portellone ad armadio sovrastato dall’enorme ruota di scorta. All’interno la qualità percepibile è elevatissima, anche se l’accesso alla zona posteriore risulta davvero ostica per l’altezza della soglia e le contorsioni necessarie a una persona di stazza medio-forte per arrivarci. Una volta sistemati sui sedili posteriori però lo spazio è enorme e due lunghi e stretti finestrini laterali a bordo del tetto (panoramico in opzione) oltre a quelli normali regalano molta luminosità. Davanti si sta da re: seduta altissima e dominante, grande ordine della strumentazione, plancia minimalista, materiali di pregio accostati con gusto, particolari “vintage” e moderni insieme, plastiche morbide al tatto e tunnel centrale larghissimo. Penalizzante invece, e non è un difetto da poco, la misura del bagagliaio: 189 litri bastano appena per due trolley da cabina aereo affiancati in verticale. Inutile sottolineare il massimo della tecnologia digitale per l’infotainment e la completissima dotazione dei sistemi di sicurezza, ovviamente in linea con la qualità del marchio e il prezzo di una vettura che a listino parte da 66.000 euro ma supera senza fatica i 75.000 con la dotazione opzionale.

Il viaggio così è un piacere, la Defender spinta dal turbodiesel accoppiato al cambio automatico ZF a otto rapporti ci porta a Merano in un amen, e si dimostra perfettamente a sui agio anche sugli sterrati in salita che abbiamo affrontato senza cercare percorsi particolarmente impegnativi: non per scarsa fiducia nelle prestazioni, ma perché risulta concettualmente difficile sporcare un’auto del genere. Anche questo spiega la natura della Defender post-rivoluzione: che sia un pregio o un difetto, questo è soggettivo. Ma da che parte stiamo, noi lo abbiamo già fatto capire.

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