Erich Fromm e l’animale devastatore
“Anatomia della distruttività umana” consente di comprendere come lo psicanalista ha indagato le radici dell'aggressività umana in risposta a Lorenz e i suoi epigoni

In una storia culturale del Novecento, meriterebbe forse di essere ricostruita la storia dell’etologia comparata, o, quantomeno, del successo che essa conobbe tra gli anni Sessanta e Settanta anche presso il grande pubblico. Per decenni i fondatori di questa disciplina – Konrad Lorenz, Nikolaas Tinbergen e Karl von Frisch, insigniti del premio Nobel per la medicina nel 1973 – si erano dedicati allo studio di animali e insetti. In particolare, avevano mostrato come alcuni comportamenti fossero il risultato di “istinti”, di componenti innate, che non risentivano dunque delle condizioni ambientali. Alcuni dei loro testi avevano già varcato la soglia degli specialisti, ma non avevano certo raggiunto la platea più vasta dei lettori. Un cambiamento avvenne invece quando Lorenz inserì fra i propri oggetti di osservazione anche l’Homo sapiens e, soprattutto, quando si interrogò sulle radici del comportamento aggressivo: quello che Freud, nei suoi ultimi scritti, aveva etichettato con la formula – inquietante ma in fondo enigmatica – della «pulsione di morte».
Pubblicando Il cosiddetto male, Lorenz evidenziò infatti le somiglianze fra i comportamenti aggressivi degli esseri umani e quelli di alcune specie animali. Così facendo, entrava nel campo dell’antropologia, della sociologia e della scienza politica. Ma sosteneva soprattutto che anche gli esseri umani avevano tendenze “innate”. E che, fra queste tendenze, ci fosse proprio l’aggressività intraspecifica: l’aggressività indirizzata contro membri della propria specie. Il libro di Lorenz fu criticato da molti versanti, ma ciò non ostacolò il successo delle sue tesi. In quello stesso periodo comparvero d’altra parte anche testi come La scimmia nuda di Desmond Morris, L’istinto di uccidere di Robert Ardrey o Amore e odio di Irenäus Eibl-Eibelsfeldt, che, con uno stile più o meno divulgativo (e qualche semplificazione) conducevano nella stessa direzione.
La fortuna di quel genere aveva probabilmente anche una radice politica. Nel mondo in cui esplodeva la contestazione studentesca e in cui la violenza politica dilagava in ogni angolo, la spiegazione etologica offriva un efficace strumento a chi voleva smontare le motivazioni che i protagonisti davano della loro protesta. Per chi indossava gli occhiali dell’etologia, alla base delle rivolte non stavano infatti le diseguaglianze sociali, le trasformazioni economiche o l’autoritarismo delle istituzioni, ma solo le tendenze aggressive, accentuate dalla sovrappopolazione. E gli slogan, le ideologie, la retorica rivoluzionaria erano solo strumenti con cui i leader legittimavano il loro ruolo di capi di gruppi non troppo differenti dalle orde primordiali.
Il successo delle tesi di Lorenz e dei suoi epigoni dovette inquietare un ormai anziano Erich Fromm (1900-1980), che dedicò ben sei anni alla stesura di Anatomia della distruttività umana, apparso per la prima volta nel 1973 e ora riproposto al lettore italiano in una nuova edizione (Mimesis, pagine 668, euro 28,00). Molto lontano dagli scritti più divulgativi e di maggiore successo dello psicoanalista, il libro rappresenta per molti versi una prosecuzione del viaggio iniziato negli anni Quaranta con Fuga dalla libertà. Ma è soprattutto un testo in cui Fromm, prendendo sul serio la sfida dell’etologia, indaga in profondità le radici delle tendenze aggressive.
L’obiezione principale che lo psicoanalista indirizza a Lorenz concerne proprio la peculiarità della distruttività umana. Gli animali sono a suo avviso contrassegnati da un’aggressività «benigna», un impulso programmato filogeneticamente, che spinge ad attaccare o a fuggire quando vengono minacciati gli interessi vitali di un individuo o di un gruppo. Gli esseri umani sono invece caratterizzati anche da un’aggressività «maligna», che possono indirizzare verso i propri simili. L’Homo sapiens, osserva infatti, «può essere trascinato dall’impulso di uccidere e di torturare, provando voluttà». Ma soprattutto «è l’unico animale che può uccidere e distruggere membri della propria specie senza alcun vantaggio razionale, né biologico né economico». Questo tipo di aggressività non è semplicemente il risultato di tendenze innate, ma ha piuttosto a che vedere con il modo in cui il conflitto intraspecifico viene rappresentato e ritualizzato. E dunque con il mondo simbolico che l’essere umano costruisce attorno a sé. «L’uomo», scrive lo psicoanalista, «non deve sopravvivere solo fisicamente, ma anche psichicamente». Ciò significa che «ha un interesse vitale a conservare il proprio schema di orientamento» e «ha bisogno di oggetti di devozione, che diventano una necessità fondamentale per il suo equilibrio emozionale». In virtù di una sorta di «pseudospeciazione culturale», i gruppi umani si distinguono e isolano gli uni dagli altri, “come se” appartenessero a specie differenti. La determinante di una simile aggressività non andava ricercata in radici istintuali, bensì nel «carattere», «la struttura specifica in cui si organizza l’energia umana nel perseguire determinati obiettivi, e che motiva il comportamento secondo i suoi fini dominanti». Sarebbe cioè proprio il carattere a rendere incontrollabili – come se fossero innate – le passioni, e tra queste anche quella per la distruzione.
Le conoscenze di cui oggi disponiamo sono molto superiori rispetto a quelle su cui lo psicoanalista poteva contare e anche per questo l’interpretazione di Fromm può apparire per alcuni aspetti poco convincente. Ciò nonostante, dal momento che non dimentica le ‘determinanti’ biologiche, ma le colloca nel mondo simbolico dell’Homo sapiens, Anatomia della distruttività umana rimane un classico della riflessione sulle forme più brutali della violenza. E, in una fase in cui la guerra e la violenza tornano a dilagare, è anche un ottimo antidoto contro le spiegazioni deterministe che riconducono la guerra ai tratti immutabili della «natura umana».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Temi






