sabato 2 dicembre 2017
A Minsk questo centro religioso accoglie un migliaio di persone in difficoltà. Sono nate 40 botteghe che producono oggetti messi in vendita per mantenere le opere di assistenza
Le ceramiche del monastero di Santa Elisabetta

Ceramiche fatte a mano, giochi in legno, decorazioni natalizie fatte a mano. Arrivano tutte dal monastero di Santa Elisabetta di Minsk, in Bielorussia. È una struttura di accoglienza e riabilitazione: qui vengono curate le persone che vogliono uscire dalla dipendenza dall’alcool, dalla droga e non solo. Sorella Daria racconta il valore di questo monastero per il suo Paese: «Questo è un centro nella capitale, un centro grandissimo: all’interno ci sono oltre mille persone, anche bambini, non solo adulti». Il monastero di Santa Elisabetta dà lavoro e rifugio a uomini e donne, si prende cura dei bambini in difficoltà, sia in termini di salute fisica che psicologica, al punto che in città è diventato un vero e proprio punto di riferimento.

«I bambini, grazie a quello che facciamo, fanno dei miglioramenti. Questo mi rende felice, perché quando vedi un bambino in certe condizioni non puoi che commuoverti, ti piange il cuore. Aiutare gli altri è davvero una cosa importante», afferma convinta la monaca. Daria e le sue consorelle ortodosse all’Artigiano in Fiera portano ceramiche, icone, oggetti sacri realizzate con il contributo delle persone di cui si occupano: «Penso che le cose che vendiamo siano belle: le nostre ceramiche, i carillon, le matrioske, i giocattoli in legno, tutto. Spero che venga data un po’ di felicità da parte delle persone che comprano da noi. Basta anche un’offerta, un aiuto».

Gli oggetti vengono prodotti interamente a mano nelle botteghe all’interno del monastero, dove tanti artigiani creano le loro piccole e grandi manifatture con passione. Lavori cesellati, di intaglio su legno, opere d’arte in metallo, mobili fatti a mano, ricami, candele, oggetti intagliati nella pietra e di vimini: la tradizione artigianale al monastero di Santa Elisabetta è variegata e disponibile anche in rete per essere acquistata.

«Il nostro è un monastero nuovo - prosegue sorella Daria -. Il nostro scopo è aiutare ai malati e ai bambini disabili, perché il nostro monastero si trova vicino ad un ospedale psichiatrico. Noi abbiamo una bottega, e all’interno ci lavorano anche queste persone provenienti dagli ospedali insieme ad alcuni artisti. Noi poi viaggiamo per vendere le nostre cose per guadagnare un po’ di soldi per mantenere le nostre opere. In Bielorussia la situazione, per quanto riguarda le persone malate, è grave: non devono sentirsi sole perché sono uniche. Tra i lavori i più apprezzati dal pubblico ci sono, ovviamente, le ceramiche fatte a mano. Ma non solo: i lavori in ceramica sono quelli della prima bottega che noi abbiamo aperto. Vengono apprezzate anche le icone, perché noi le dipingiamo. Abbiamo circa 40 botteghe e tutto quello che viene fatto nel nostro monastero arriva dalle mani delle nostra gente, quelle della parrocchia che vivono la vita religiosa. Le icone possono essere fatte di legno, di metallo, con pietre preziose, facciamo anche creme per il viso, per le mani. Proprio tante, tante cose».

E pensare che l’avventura italiana del monastero di Santa Elisabetta di Minsk è iniziata con un piccolo banchetto, all’esterno di una parrocchia milanese: «Siamo arrivate in Italia tanti anni fa e tutto è cominciato da zero. Avevamo amici nelle parrocchie qui, a Milano, e abbiamo allestito un piccolo tavolo per vendere le cose che fabbricavamo nelle botteghe. All’inizio le botteghe erano solo tre o quattro e dopo aver iniziato a vendere qualcosa siamo andate in altre parrocchie, e alla fine siamo arrivate in fiera. La gente è molto buona: quando vedono che lo facciamo per i bambini sono molto aperte, e aiutano tanto. Io ringrazio tutta la gente che viene da noi e che compra da noi, che ci aiutano. E’ davvero un grande aiuto per noi».

© Riproduzione riservata