L'auto condivisa sta morendo, ma rianimarla è possibile

I numeri certificano la crisi del car sharing. Matteo Forte (Switch): "Algoritmi, IA, ottimizzazione: con strumenti diversi resta però una grande opportunità di mercato"
February 4, 2026
L'auto condivisa sta morendo, ma rianimarla è possibile
L'illusione dell'automobile condivisa sembra arrivata al capolinea. Molti operatori di car sharing hanno chiuso la loro attività, altri hanno ridimensionato le loro offerte per evitare di avere a che fare con gestioni in perdita. Negli ultimi cinque anni comunque il numero dei noleggi in Italia è sceso dai 10 milioni del 2019 ai circa 4,2 milioni del 2024, con molte città che hanno visto ridursi o scomparire servizi un tempo centrali per la mobilità urbana. Ma si tratta veramente del fallimento di un modello molto in voga tra i giovani, o c'è qualche spiraglio per rianimare una formula che garantiva indubbi vantaggi?
Secondo Matteo Forte, fondatore e Ceo di Switch, startup italiana che sviluppa piattaforme AI per ottimizzare la gestione di flotte nella mobilità urbana e logistica e che lavora con operatori di diversi Paesi, il car sharing oggi chiede strumenti nuovi: AI, algoritmi predittivi, ottimizzazione operativa continua. "I numeri - spiega - mostrano che la domanda cresce (+20%), ma l'offerta si è contratta del 17%. Il problema? Gestire flotte profittevoli oggi è molto più complesso di quanto sembrasse all'inizio. Leggo i titoli: "crisi nera del car sharing", "modello di business fallimentare", "promessa infranta". E sì, i numeri raccontano una storia difficile di flotte dimezzate, e operatori che si ritirano dalle città. Ma c'è un dettaglio che cambia tutto: la domanda di mobilità condivisa continua a crescere a doppia cifra. C'è un disallineamento evidente: gli utenti cercano questo tipo di servizio, ma le flotte si riducono. E questo non è colpa di nessuno. Semplicemente, il settore si è evoluto. Quello che funzionava cinque anni fa, cioè mettere auto in strada e aspettare che gli utenti le prendessero, oggi non basta più. I margini si sono assottigliati, la concorrenza è aumentata, i costi operativi sono esplosi. Servono strumenti diversi".
Quale la ricetta giusta allora? Secondo Forte, "gli operatori che oggi prosperano hanno capito una cosa fondamentale: ogni decisione operativa può fare la differenza tra profitto e perdita. Dove posizionare i veicoli domani mattina. Quando programmare la manutenzione. Come bilanciare la flotta tra zone diverse. Come prevedere i picchi di domanda. Non sono più scelte che si possono fare "a sensazione", richiedono dati, algoritmi, ottimizzazione continua. Non a caso, ci sono in Europa operatori come GreenMobility che oggi gestiscono questo business con successo, usando tecnologia e intelligenza artificiale per prendere decisioni più informate, più rapide, più precise e modelli operativi snelli e molto efficaci.
La realtà italiana poi sembra ancora più complicata "Il nostro Paese - concorda il Ceo di Switch - ha delle specificità che non puoi ignorare: i costi assicurativi sono alle stelle, il vandalismo è diffuso e alcuni centri sono un incubo logistico. Qui il margine di errore è zero. Oggi, se vuoi sopravvivere, devi gestire la flotta come un'azienda tech: servono dati, algoritmi, precisione chirurgica nel capire dove servono i mezzi prima ancora che il cliente la cerchi. Chi non si adatta a questa complessità chiude, ma chi lo capisce ha davanti una grande opportunità di mercato".

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