L'Ue annacqua la finanza sostenibile: ok anche alle armi nucleari

Modificate le regole sugli ambiti di attività esclusi: ora restano fuori solo le armi "proibite", cioè mine antiuomo, bombe a grappolo, armi biologiche
January 24, 2026
L'Ue annacqua la finanza sostenibile: ok anche alle armi nucleari
Le prove di un missile di General Dynamics / WEB
Una bomba atomica può essere considerata un investimento sostenibile? Per quanto possa sembrare incredibile, per le regole europee sulla finanza Esg (cioè gli investimenti che rispettano criteri ambientali, sociali e di governance) la risposta, sorprendente, è “sì”.
Dall’inizio dell’anno è stato introdotto un aggiornamento al framework europeo Esg, il quadro di regole sulla finanza sostenibile. La modifica, già approvata dal parlamento europeo ed entrata silenziosamente in vigore nei primi giorni del 2026, è stata portata alla luce dal blog Alphaville del Financial Times. Il penultimo giorno del 2025, l’Unione europea ha pubblicato una comunicazione della Commissione per fornire indicazioni sui tipi di investimenti nella difesa che si adattano al suo quadro di finanza sostenibile. L’aggiornamento, viene spiegato, si è reso necessario per finanziare i maxi piani di investimento in spesa militare promessi dai leader europei. Tra le possibili soluzioni c’era quella di facilitare l’accesso dei fondi Esg al settore della difesa. E così è stato fatto. Il quadro europeo per la finanza sostenibile escludeva in precedenza le “società coinvolte in attività legate alle armi controverse”. Ora la regola è stata cambiata e la regola esclude le “società coinvolte in attività legate alle armi proibite”.

Il cambio di terminologia

Nella terminologia dai trattati internazionali, le armi proibite sono le mine antiuomo, le munizioni a grappolo, le armi biologiche e le armi chimiche. Le armi controverse sono quelle basate sull’uranio impoverito, sul fosforo bianco e sulle armi nucleari. Le armi nucleari possono quindi essere incluse tra gli investimenti dei fondi classificati come Esg secondo le regole europee. Non è certo la prima volta che la finanza sostenibile finisce nel mirino delle critiche per investimenti controversi e potenzialmente ingannevoli (la cosiddetta attività di greenwashing) in settori come l’industria delle armi, venendo meno alle promesse etiche e contraddicendo gli obiettivi di sostenibilità. Dal 2022 in particolare, dopo l’esplosione del conflitto tra Russia e Ucraina, i fondi Esg hanno triplicato gli investimenti nel settore della difesa pura, dimostrando di dare priorità ai rendimenti piuttosto che ai valori.
In generale il quadro normativo dell’Ue ha sempre consentito quasi tutto con moderazione, incluso il finanziamento delle aziende della difesa; sono previsti limiti severi in un paio di casi (coltivazione del tabacco, violazione dei diritti umani) e livelli di tolleranza per l’estrazione di materie prime, ma i criteri esatti vengono lasciati al giudizio dei gestori di fondi nonché dei fornitori di rating Esg.
È più probabile che i nuovi investimenti rientrino nell’Articolo 8 (fondi che incorporano criteri Esg, senza un obiettivo di sostenibilità vincolante) che nell’Articolo 9 (fondi il cui obiettivo primario è l’investimento sostenibile). Non è dato sapere se l’introduzione delle nuove regole abbia contribuito al nuovo scatto in avanti delle azioni della difesa andato in scena dall’inizio dell’anno, con rialzi a doppia cifra percentuale per i principali protagonisti del settore degli armamenti, complici anche i numerosi focolai di tensioni geopolitiche. Gli analisti di Jefferies tuttavia sottolineano che l’emendamento rimette in gioco diverse aziende legate alle armi nucleari, in particolare Rolls-Royce (che produce sistemi di propulsione per i missili balistici sotterranei britannici), Leonardo e Airbus (azionisti di Mbda, il produttore di missili che rifornisce l’arsenale nucleare francese) e Safran (tramite ArianeGroup, che partecipa anche al programma nucleare militare francese). Thales non produce armi nucleari, ma il gruppo è esposto come importante fornitore di equipaggiamenti per le forze armate francesi. L’azienda maggiormente coinvolta, tuttavia, è americana: General Dynamics è esposta a fosforo bianco, uranio impoverito e armi nucleari.

Gli esperti perplessi

«Dal nostro punto di vista non ci sono armi sostenibili, di nessuna sorta, sia dal punti di vista sociale, dato che sono costruite per togliere vite, sia dal punto di vista ambientale, perché inquinano. Sul tema la Ue si è persa per strada, disconoscendo sé stessa» commenta Roberto Grossi, direttore generale di Etica Sgr, società di gestione del risparmio del Gruppo Banca Etica.
Per Grossi, così, «si rischia di andare a svuotare di significato ciò che è stato costruito con fatica», ma soprattutto che «chi legittimamente non vuole investire in questo settore, perché è contrario ai propri principi, finisca comunque per finanziarlo con i propri risparmi inconsapevolmente». Dato che «gli investimenti in armi non mancano», il direttore di Etica Sgr suggerisce invece di rendere gli investitori più attenti ai dettagli e di aumentare la trasparenza, «magari creando un bollino ad hoc che garantisca il fatto che chi dice di non fare operazioni nel comparto militare poi lo rispetti veramente». Per quale motivo, si chiede, si stanno indirizzando proprio i soldi della finanza sostenibile verso il settore della difesa: «Piuttosto, si creino degli appositi fondi militarizzati». Che il tentativo sia proprio di «annacquare i criteri Esg, aumentando l’opacità, è ormai evidente», dice. Basti pensare che «addirittura Euronext, una delle principali società borsistiche europee, ha proposto la reinterpretazione dell’acronimo Esg, passando da “Environmental, Social and Governance” a “Energy, Security and Geostrategy”», per allineare i mercati dei capitali all’obiettivo di rafforzare l’autonomia strategica europea.
Cosa rimane però della finanza sostenibile se la si piega alle presunte esigenze geopolitiche? «Gli investimenti in armi, salvo quelli in armi controverse, sono certamente legittimi. La sostenibilità di tali investimenti è invece un tema diverso», puntualizza Francesco Bicciato, direttore generale del Forum per la Finanza Sostenibile, ricordando che sulla sostenibilità degli investimenti in armi è in corso un dibattito tra gli operatori finanziari, in cui il Forum è parte attiva e aperta al confronto. «Ci teniamo a sottolineare che la finanza sostenibile si fonda sull’integrazione tra i fattori economici e quelli ambientali e sociali. Secondo questa logica, gli investimenti in armi non ci sembra possano essere considerati sostenibili», spiega. Tuttavia, il Regolamento Ue sull’informativa di sostenibilità nel settore dei servizi finanziari (Sfdr), «non è uno strumento di classificazione», non ci sono divieti specifici agli investimenti in armi per i fondi che promuovono caratteristiche ambientali o sociali o per quelli che hanno come obiettivo l’investimento sostenibile, specifica. Ma non va dimenticato che comunque «gli investimenti in armi sono soggetti a rischi di sostenibilità e reputazionali».
Del resto, dalla finanza sostenibile non sono mai state escluse le armi che sono al servizio dell’ordine pubblico e della sicurezza nazionale. Lo ricorda Alfonso Del Giudice, professore di Finanza Sostenibile dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore: «La Ue ha solo specificato ciò che era già logico, cioè che non si esclude un settore a priori, ma solo produttori di armi che violavano le convenzioni internazionali». Per il professore, dunque, «la Ue, che prima poteva permettersi una postura forse un po’ naif, avendo difesa e costi energetici garantiti da terzi, ora deve affrontare un cambio di scenario drastico». Guardando all’investitore, invece, anche se il filtro della trasparenza, secondo lui, in Europa c’è perché chiunque può ancora controllare le finalità dei fondi e scegliere quelli che escludono esplicitamente gli armamenti, «la finanza sostenibile viene ora tirata per la giacchetta e il perimetro si allarga rendendo sempre meno chiaro ciò che c’è dentro e quello che rimane fuori». Il tema è ormai «sporcato dalla contingenza», politicizzato, e questo sta provocando disastri sulle definizioni, avverte. «Se dal punto di vista logico si possono ammettere spese per sostenere la difesa e la polizia, non è lo stesso per l’arma nucleare, che dovrebbe essere finanziata con canali alternativi a quelli della finanza sostenibile», chiarisce.
Di fronte a queste derive, il futuro della finanza sostenibile sembra annebbiato quanto i criteri che ormai la definiscono. Ma per il professore bisogna andare cauti, «perché come non ho mai reputato che questo processo di investimenti fosse “salvifico”, così penso che neanche bisogna demoralizzarsi eccessivamente per la contingenza e i motivi politici che nel breve tempo stanno deviando un po’ i suoi obiettivi». Ad aumentare le probabilità di un conflitto, conclude, sono soprattutto le disuguaglianze nelle società. Il riarmo europeo, dunque, rientrerebbe nel principio della deterrenza: «Ma serve solo a comprare tempo, non la pace. Nel frattempo, bisognerebbe comunque lavorare per eliminare le cause dei conflitti, perché altrimenti la deterrenza rimane fine a sé stessa e in un mondo multipolare, fa solo peggio».

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